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Intervista a Vacca: “Con L’Ultimo Tango ritorno al primo amore”

Il suo nuovo album “L’Ultimo Tango” esce oggi, 18 settembre. Qualche giorno fa abbiamo sentito Alessandro Vacca, rapper italiano trasferitosi in Giamaica da sei anni e che ci ha raccontato la nascita di quest’ultimo lavoro in lingua italiana. Da ora in poi, infatti, Vacca ha in mente di condividere la musica anche con i suoi nuovi connazionali giamaicani, allargando così i suoi orizzonti.

Ecco la nostra interessante chiacchierata!

 

Il tuo nuovo album si intitola “Ultimo Tango”, come nasce e perché la scelta di intitolarlo così?

L’ultimo lavoro, “Pazienza”, risale a due anni fa. L’esigenza è dovuta prima di tutto all’intento di glorificare questi dieci anni di “esperienza musicale” (non li chiamo neanche carriera).

Volevo raccogliere al meglio tanta roba nuova e potermi ripresentare al pubblico con questo lavoro. E’ uno sfogo più che un album. Uno sfogo molto tecnico, per quanto riguarda la parte artistica. Sono tornato, dunque, alle radici… ho riportato Vacca al primo amore: c’è tantissimo hip-hop, rap, rispetto agli album passati dove magari c’era molta più influenza caraibica, giamaicana, più reggae, più dance.

In questo disco ci sono delle componenti strane, c’è dello Ska, del punk. Robe che non appartengono al rapper standard. Così ho tentato di far uscire ancora di più la mia persona rispetto ai lavori passati.

Al tuo nuovo disco hanno preso parte colleghi come Jake La Furia, Danti, Egreen… Quanto c’hai messo a realizzare tutto?

In realtà, l’album è stato scritto in 11 mesi. La lavorazione complessiva (remix, aspetti strumentali, registrazioni, basi) è durata un anno e mezzo, quasi due.

Parliamo del tuo ultimo singolo “ABC”. Com’è nato e se c’è un riferimento in particolare a qualcuno?

È un pezzo che i miei colleghi apprezzeranno molto, anche più dei fan. I colleghi notano senz’altro un Vacca diverso, perché magari prima era un po’ più sempliciotto. E adesso può ancora insegnare a fare rap. Non ci sono riferimenti, se ci sono, sono riferiti a determinati avvenimenti degli ultimi due anni. Io non ho tanti problemi a dir le cose come stanno.

Sì, questo lo so!

Eh, lo sai (ride). Se avessi voluto fare riferimenti li avrei tranquillamente senza peli sulla lingua. La settimana scorsa è uscito “Ancora Qua” e adesso stiamo aspettando che esca il disco. Sono tre settimane che battiamo con gli estratti dall’album e finalmente adesso chi ascolta potrà capire cos’è  “L’Ultimo Tango”.

Quanto ti senti cambiato in tutti questi anni?

Chi mi conosce sa che non sono cambiato. Sicuramente prima ero più imprevedibile, intrattabile, inguaribile. Le esperienze ti cambiano: sono diventato papà negli ultimi anni, sono sposato e ho una stupenda principessa di 5 anni. Il Vacca più pazzarello si è dato una calmata. Il carattere, ovviamente, non cambia mai. Puoi migliorare sotto certi aspetti, i pregi sono rimasti e i difetti pure.

Ormai hai messo le radici in Giamaica…

Sì, sono sei anni ormai..

Segui ugualmente le vicende italiane?

È difficile non seguire le vicende del proprio Paese… Purtroppo sono aggiornato.

_MG_8726 copiaTi manca?

No. Mi mancano i miei amici, la famiglia, determinate situazioni.

Penso che quando una persona fa una determinata scelta come allontanarsi da tutto, significa che quello ‘sa da fare’.

No, non mi manca. Mi mancano magari le mozzarelle (sorride). Mi sono costruito una realtà dall’altra parte del mondo, ed è tutto ciò di cui ho bisogno. Non sono nemmeno uno che non torna mai. Torno per lavoro, rivedo i miei amici..  Adesso sono tornato qualche giorno fa e riparto a fine dicembre. Avrò modo di stare nel territorio e di vedere con i miei occhi determinate cose.

Tra l’altro siete doppiamente connazionali con Alborosie…

Sì, lui si è trasferito 16 anni fa circa… Ci si vede, siamo amici, usciamo… Mia moglie è la madrina di suo figlio. Si va ai compleanni dei reciproci figli, si fanno le cose che fanno gli amici.

E della musica rap italiana attuale cosa ne pensi?

I miei gusti sono molto difficili. Allo stato attuale, la scena italiana è piena di nuovi talenti, quindi diversa rispetto al passato, quando non riuscivano a uscire i giovani e i nomi erano sempre quelli. Adesso tanti ragazzini si stanno facendo spazio. Alcuni alquanto validi, altri stravalutati e che valgono 50 centesimi (e non dell’Euro). La maggior parte delle volte non c’è tecnica, non ci sono idee, ma si riflette di luce altrui (e questo capita spesso in Italia).

La scena italiana, ripeto, è bella attiva, fresca. Siamo anche a un buon livello di competizione internazionale. So per certo che dagli altri Paesi guardano il nostro operato, e questo vuol dire tanto.

Qualche nome italiano che rientra tra le tue preferenze?

Mah, io vado a periodi. Poi, ovviamente, il rispetto per certe persone rimane intatto. In questo momento ti farei i nomi delle collaborazioni del mio album perché se li ho scelti è perché credo che siano in perfetta forma musicale. Quindi, da Danti a Jack la Furia a Cali, Paskaman, Jamil o i vecchi buon Los Fastidios presenti anche loro nell’album (che non fanno parte della scena hip-hop italiana: loro fanno Ska).

C’è tanta gente che adesso sta facendo bene il proprio lavoro. Ci sono tanti ragazzini che sono riusciti a far si che questa musica vada, pur senza il supporto della radio e della televisione. L’hip-hop è la musica mainstream italiana. Quello che hanno fatto tanti giovani ultimamente è non scendere a compromessi, facendo in modo che il sistema musicale si abituasse a loro, e non viceversa. Neanche più la voglia di far il singolo per la radio. La gente fa la musica che gli piace, ed è la radio che si deve abituare a ciò.

A chi ha già iniziato o ha intenzione di intraprendere questa strada, consiglieresti di andar fuori?

Ma no… Il mio percorso è unico e non è neanche un esempio da prendere per chi vuole intraprendere la strada del rap.

Determinate situazioni hanno portato ME a volermi trasferire dall’altra parte del mondo. Forse ne va anche un attimo a risentire quella che è la mia carriera poi qua. Stando lontani, non hai la stessa attenzione di un artista che vedi in strada ogni giorno o sotto a un palco ogni settimana.

Ho deciso di stare nella mia ombra, perché nella mia ombra ci sto bene. Mi sta bene, quindi, tornare in Italia quel paio di volte per i miei tour, per vedere coloro che mi hanno fatto diventare Vacca. Parlare con loro, stare con loro. La mia situazione è unica per quanto riguarda la scena hip-hop italiana. Sono l’unico che se n’è andato, l’unico che continua a far musica a certi livelli nonostante sia dall’altra parte del mondo.

Il consiglio mio è: uscite, ma non dall’Italia… Andate in strada e vivete la vita vera non state attaccati ai social da mattina a sera e non fatevi seghe mentali attaccandovi a personaggi che esistono solo su Facebook. La vita vera poi non è come certi personaggi fanno credere nelle loro canzoni o nei loro profili Instagram.

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Nonostante i tuoi impegni da papà e la tua lontananza dall’Italia mantieni comunque un contatto tramite i social con i tuoi fan: come riesci a gestire tutto questo?

Guarda, io già sono fortunato che il Signore m’ha dato la possibilità di fare una vita che magari gli altri non possono fare. Non mi devo alzare alle 6 del mattino e andare al cantiere, al freddo, come ho fatto quando avevo 15 anni. Questo è il mio lavoro e i social annullano le distanze. Non c’è tanta differenza tra un Vacca che vive in Giamaica e un altro artista italiano che non esce di casa perché magari ha paura di farsi fermare.

L’artista lo vedi sui social.. è come se non esistesse nella vita reale! Far sapere cosa faccio alla gente fa parte del mio lavoro. Fra un disco e un altro ti devi inventare determinate cose per far si che la gente sappia che sei vivo.

Hai già qualche idea sul prossimo disco?

In realtà, questo si chiama “L’Ultimo Tango” , ma di altri dischi non ce ne sono neanche in pensiero. Ho un nuovo viaggio, un nuovo percorso da intraprendere che è quello di cantare in inglese. E c’è un progetto quasi pronto. Questo è il mio nuovo Vacca, è la mia nuova nascita. E si spera di far sentire la mia voce oltre confine. Abitando in un Paese dove l’italiano (la mia lingua) non viene capito, si va incontro a tante difficoltà, tanti limiti. Sono lì da sei anni e parlo ormai bene la lingua giamaicana, una lingua complicata. Ho deciso che adesso è il momento di provare a fare un altro passo in questa esperienza musicale.

Con Fabri Fibra, invece, avete deposto l’ascia di guerra?

Lui non l’ho mai più sentito da quando è successa tutta quella storia. Tutto ciò che è stato fatto è stato fatto per sfoghi di entrambi, e sono state dette cose vere da una parte, cazzate dall’altra. Poi ognuno giudica in base a quello che sa… Io non ho niente da nascondere. Non ho mai chiesto scusa a nessuno.

Ho sentito, invece, che nel suo ultimo singolo si è rimangiato un po’ le parole dette  in quelli precedenti. Lui non è un mio problema. Nel senso che non mi interessa proprio niente di lui. Poi, se ci si incontra di persona sarà un altro paio di maniche.

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