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Vademecum per fotografi del nuovo millennio – pt 2

(Prosegue dalla puntata precedente)

2) Le Opere Fotografiche.

Le opere fotografiche, disciplinate dalla Convenzione di Berna del 9 settembre 1886, si distinguono dalle fotografie perché non sono semplici riproduzioni della realtà fenomenica, ma si pregiano di un elevato grado di creatività. Pertanto esse ricevono maggiore tutela in quanto considerate “opere dell’ingegno di carattere creativo”.

Tuttavia non sempre è agevole stabilire quando una fotografia presenti quel carattere creativo necessario e sufficiente per essere considerata un’opera dell’ingegno. Peraltro, la creatività non si identifica necessariamente con il valore artistico della fotografia, ma piuttosto con quei tratti individuali tali da far riconoscere l’impronta personale del suo autore.

In questo caso, all’autore dell’opera fotografica spettano i diritti riconosciuti dalla legge sul diritto d’autore, ossia i diritti di utilizzazione economica e i diritti morali.
Tali diritti durano per tutta la vita dell’Autore e per i 70 anni successivi alla sua morte.

I ritratti sono una particolare specie di opere fotografiche. Essi innanzitutto impongono l’obbligo per chi li voglia esporre, riprodurre o mettere in commercio di chiedere il previo consenso della persona raffigurata.

Tale consenso non è necessario se la persona è nota o se è fotografata in virtù dell’ufficio pubblico dalla stessa ricoperto o per ragioni di giustizia o di polizia, oppure per scopi scientifici, didattici, culturali, oppure perché la riproduzione è legata a fatti, avvenimenti, cerimonie di pubblico interesse o che comunque si sono svolte in pubblico.
Tuttavia, anche quando il soggetto ritratto è un personaggio pubblico, il suo consenso è necessario quando l’esposizione o la messa in commercio rechino pregiudizio alla sua reputazione o al suo decoro o quando la sua immagine venga utilizzata per fini diversi dal dare notizie od informazioni su tale personaggio.

Quando un’opera altrui viene riprodotta per farne parodia, e quindi viene stravolta rispetto all’iniziale significato, essa diventa un’opera autonoma e distinta rispetto a quella di riferimento e non richiede il consenso del titolare del diritto di utilizzazione economica. L’opera, pertanto, sarà imputabile solo al parodista e giammai, neanche in parte, all’autore dell’opera parodiata.

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