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Valentina Lupi: vi racconto Partenze Intelligenti

Valentina Lupi è tornata con un nuovo disco, Partenze Intelligenti, che ha presentato live domenica 5 luglio al Monk di Roma. L’abbiamo raggiunta via telefono il giorno dopo il concerto, quando con voce squillante e spensierata, ci ha dedicato un po’ di tempo mentre è al mare a rilassarsi. E inizia a raccontarci proprio dal concerto di presentazione del nuovo disco…

Com’è andato il concerto domenica?
Una bomba!!!Come band ci siamo divertiti tanto, ed emotivamente è stata un’esperienza molto forte, e poi è stato un banco di prova perché era la prima volta che suonavamo con le basi elettroniche e con la band dal vivo, quindi è stato impegnativo perché bisogna stare molto “sul pezzo”; c’erano un sacco di suoni campionati, ad esempio archi, e tutto questo produce un impatto diverso nella dimensione live.

Quanti siete nella band?
Siamo in cinque, Matteo Scannicchio alle tastiere, Giorgio Candemi alla chitarra, Puccio Panettieri alla batteria e di solito c’è Maurizio Mariani al basso, che in questo live è stato sostituito da Fabio Brignone. In più abbiamo avuto un nostro amico, Augusto Pallocca, al sax che ha suonato un paio di brani con noi.

Sono passati 4 anni dal tuo ultimo disco. Cos’è cambiato in questo periodo, sia musicalmente sia personalmente.
Eccetto il brano “Reduci” ,nato da me, questo disco è stato scritto principalmente da Maurizio Mariani, che è anche il mio produttore, ma soprattutto da Matteo Scannicchio che è il mio migliore amico e collaboratore sin dal primo disco. Il cambiamento è evidente, anche il modo di cantare è differente, è più intimo e posato. C’è stato un processo di cambiamento interiore sia umano sia artistico; oggi sono una donna di trentaquattro anni più realizzata che sta risolvendo tante tematiche della vita ed elaborando perdite importanti delle quali il disco precedente risentiva molto. Adesso sto trovando una sorta di equilibrio e di tranquillità nuova che viene dall’essere riuscita ad aver fatto pace con me stessa e con determinate sensazioni che mi portavo dietro. Matteo, che considero un fratello, ha cucito molti testi addosso a me, e questi sono un lavoro frutto di lunghe chiacchierate e confidenze che abbiamo avuto, e tutto questo è confluito verso Maurizio Mariani che ha lavorato anche sui suoni.

Partenze Intelligenti. Partire da dove, per arrivare dove? Mi spiego, secondo me la cifra del disco, è una sorta di resistenza alle sconfitte della vita, a un obbligo di adeguarsi a certe conformità della società; è come trovarsi alle soglie di una porta di una stanza che rappresenta un passato da rifare, per immettersi in un’altra stanza che è ancora un’immaginazione proiettata nel futuro. E’ un’interpretazione giusta, e se lo è voluta?
E’ bellissima questa cosa, e trovo che sia una delle interpretazioni migliori che siano state fatte. All’inizio si chiamava “partenze”, ma siccome mi piace giocare con le metafore, sono diventate partenze intelligenti, perché penso che ognuno di noi debba allontanarsi da quello che non è più consono per la propria vita; bisogna fuggire dalle situazioni che ci fanno male e che non ci rendono felici. Quando c’è la necessità di andare via è inutile insistere, bisogna lasciare e cambiare strada: è questa la partenza intelligente, ovvero lasciarsi alle spalle le situazioni incomplete, stagnanti, dove non c’è più comunicazione; ed è necessario farlo allo scopo di preservare la propria felicità.
Per quanto riguarda la meta, penso che non sia più importante quanto il viaggio stesso, che in realtà è quello che mi interessa di più, ovvero il momento di tensione prima dell’arrivo.

Qual è, secondo te, una sconfitta professionale o personale, e quale delle due è più difficile da affrontare?
L’omertà, il silenzio, la falsità. Sono queste le cose che mi affliggono e di cui ho paura, perché si insinuano nelle situazioni di ogni tipo, lavorative, sentimentali, e portano le relazioni ad una condizione di putrescenza.

Quali sono stati gli artisti di riferimento di questo disco e che musica stai ascoltando in questo periodo?
Io ascolto molto il rap in dialetto, ad esempio per gli italiani mi piace molto Rocco Hunt; ma ascolto anche Paolo Benvegnù, Moloko, amo Pino Daniele e molta musica elettronica. Insomma mi piace spaziare in molti generi, dal Rock dei Blur alle colonne sonore di Craig Armstrong che fa roba pazzesca!
Con Matteo e Maurizio siamo appassionatissimi di musica elettronica, e infatti questo disco è stato un vero approccio alla musica prodotta sul PC, senza tralasciare la passione per i cantautori, da Battiato a Ivano Fossati… Insomma questo disco è il prodotto di tanti anni di ascolto di tanti artisti che noi abbiamo sintetizzato anche attraverso la musica elettronica recente. Ma comunque è stato tutto molto naturale e sereno grazie al fatto che abbiamo lavorato senza pressioni esterne.

Quanto è difficile essere una giovane cantante nell’Italia 2015?
In Italia la situazione è difficile. Io mi sento un’artigiana del mio mestiere e vorrei fare un prodotto per tutti, ma alla fine, essendo un indipendente, devi fare i conti anche con i mezzi che hai, che non sono quelli delle grandi case discografiche. Questo da un lato è positivo perché come artista mi sento libera delle mie scelte, che è una condizione che nelle Major è difficile da trovare, perché un po’ ti impongono come devi essere. Attualmente poi vige la regola del Reality, se non esci da uno di questi programmi, o se non sei già famoso è difficile raggiungere un grande pubblico. Però credo che la differenza la faccia la credibilità di quello che fai e di quello che dici, e soprattutto la credibilità che riesci a mantenere con il pubblico. E’un mondo tosto e pressante, magari fai dischi che vengono osannati dalla critica, ma poi non hai il sistema che ti permette di raggiungere certe vette, quindi devi essere resistente.
Ma in tutto questo io sono molto positiva, perché vivo il mio rapporto con la musica in maniera serena, faccio uscire i miei dischi solo quando ho qualcosa da dire e non necessariamente uno l’anno; io ho sempre un pubblico che mi è rimasto vicino e soprattutto con questo nuovo album ho conosciuto tante persone nuove, ed ho cominciato a vedere tutto in maniera più leggera, più ironica, che coincide con i miei cambiamenti interiori e con una serenità che auguro a tutti.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Stiamo lavorando per il prossimo disco, da subito. Non posso dire quando uscirà, ma ci stiamo lavorando con lo stesso modus operandi, ovvero mettere passione e professionalità; presentarsi veri al pubblico anche a discapito di certe tempistiche editoriali alle quali noi, fortunatamente, non siamo legati. Quando ti presenti come sei e dici la verità di quello che pensi sei inattaccabile su tutti i punti di vista e il pubblico lo sente.
L’intervista si è trasformata in una sana chiacchierata. Come alla fine di una lunga telefonata con un’amica di vecchia data ci salutiamo con la promessa di vederci al suo prossimo concerto.

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