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Valleys Of Neptune

Viene da sorridere quando, passeggiando in un negozio di dischi, se ne vede uno con la scritta “Nuovo album di Jimi Hendrix”. Vien da sorridere perché il chitarrista di Seattle è stato più e più volte vittima inconsapevole di stupri musicali, di pubblicazioni inutili, ridondanti se non addirittura dannose.

Eppure questa volta non è così. “Valleys Of Neptune” è un documento unico e molto affascinante, storia di un periodo difficile, quel 1969 che seguiva la pubblicazione di “Electric Ladyland” e attendeva la formazione della Band Of Gypsys, periodo in cui il chitarrista andava allontanandosi sempre di più da Noel Redding, storico bassista della Experience che non si ritrovava più nei metodi da genio schizzato del leader. Così ecco emergere registrazioni con formazioni ibride come la stessa “Valleys Of Neptune”, megnetica e fluida, frutto di due sessioni di registrazione ai Record Plant di New York.

Ogni brano ha una storia a sé e questa è in realtà un’arma a doppio taglio: se da una parte ci troviamo di fronte a brani unici che fotografano momenti diversi tra loro, dall’altra manca senza dubbio la strutturazione del materiale che è propria di un album come il già citato “Electric Ladyland”. Ma tant’è. Difficile lamentarsi una volta che “Hear My Train A Comin’” esplode o che “Ships Passing Through The Night” ci regala l’ultima registrazione in assoluto effettutata dalla Jimi Hendrix Experience.

Se siete fan probabilmente avete già consumato il disco in questione. Se non siete fan fatevi un’esame di coscienza e poi potete anche iniziare da qui. Il vero valore di questo disco infatti è di suonare genuino e selvaggio, riflettendo così l’essenza stessa del repertorio Hendrix e ponendosi come ben più di un documento per nostalgici o un’inutile operazione di lucro. “Valleys Of Neptune” merita di esistere e di essere ascoltato.

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