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  • Vampire Weekend: Modern Vampires Of The City

    Vampire Weekend

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Vampirismo intimista

Ezra Koenig ha mandato a ‘fanculo i blog e ha abbracciato la musica alla giovanissima età di 22 anni. Era il 2006, all’incirca.
Della sua abilità nel collegare tra loro cose assurde e paradossalmente lontane ha fatto un dono: lo stesso che sfrutta per scrivere testi e arrangiamenti delle canzoni dei suoi Vampire Weekend, arrivati oggi al terzo album.

“Modern Vampires Of The City” sembra quasi una definizione per questi giovani (ma di certo coscienziosi) statunitensi. Ok, un po’ di brio africaneggiante, quello che li ha caratterizzati fin dall’esordio, è rimasto; eppure l’intimismo con cui la band si rivolge all’ascoltatore e le tematiche ‘pese’ affrontate- non diteci che la morte, i dubbi esistenziali e la disillusione sono cose allegre, eh- dimostrano che tutti, prima o dopo, crescono. E crescere così non è affatto male, anzi.

Già, crescessero tutti bene quanto i Vampire Weekend non avremmo più problemi grossi (o grassi) come Giuliano Ferrara che canta vestito da Ilda Boccassini. Ci sono citazioni letterarie, musicali- e metamusicali, visto che Koenig riesce a tornare sui propri passi e psicanalizzarsi- e culturali; idee che si incontrano e scontrano generando piccoli big bang creativi il cui impatto sonoro è di assoluta libertà nel comunicare al pubblico, senza vincoli o finzioni.
“Hannah Hunt” è la summa della trilogia composta dal quartetto: ” Though we live on the U.S. dollar/ You and me, we got our own sense of time”. Stoppatevi e provatela.

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