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  • Van Morrison: Duets: Re-working The Catalogue

    RCA Records / Sony Music

    Data di uscita: 24-03-2015

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Il suo penultimo disco s’intitolava Born To Sing (2012), nato per cantare. Niente di più vero quando si pensa a Van Morrison, che dal primissimo Blowin’ Your Mind del ’67 e dal successo di Astral Weeks del ‘68, non ha mai smesso di fare musica, di evolversi, di riadattarsi, di amare profondamente il suo mestiere senza perdere la propria personalità artistica. Born To Sing è anche uno dei titoli inseriti in Duets: Re-working The Catalogue, uscito a fine marzo 2015: un album di vecchie canzoni del bluesman irlandese riadattate per duetti con ospiti onorevolissimi.

Generalizzando possiamo dire che questa tipologia di album può apparire come un tentativo disperato di un artista di risollevarsi e di far parlare ancora di sé, in un momento della propria carriera in cui vede lentamente spegnersi la luce dei riflettori. I risultati il più delle volte sono ben al di sotto delle aspettative del pubblico e ciò comporta svariate polemiche. Probabilmente molti fan di Morrison sono proprio di quest’idea e pensano che Duets: Re-working The Catalogue sia un debole tentativo di ritornare sulle scene e un’inutile riaffermazione del proprio nome. Ma a bene vedere e a ben ascoltare, Van Morrison non sbaglia neanche in questa situazione rischiosa: sarà per la scelta dei nomi, sarà per la scelta delle canzoni, ma questo album ha un suo perché ben definito.

I nomi. Sicuramente competere vocalmente con Van Morrison è difficile, ma il musicista di Belfast sceglie come ospiti personaggi che hanno fatto insieme a lui la storia della musica della seconda metà del ‘900, spaziando tra i diversi generi fondanti del suo stile: dal jazz, al rock, al rhythm and blues, al celtic rock. Stiamo parlando di George Benson, Mavis Staples, Georgie Fame, Steve Winwood, solo per citarne alcuni; anche Bobby Womack, che riesce a salutare il mondo della musica prima di morire il 27 giugno 2014. Tra i big, anche nomi più attuali: Gregory Porter, affascinante voce del jazz di oggi, Joss Stone e Michal Bublè, tutte voci che ben si prestano alla musica di Van Morrison per la loro radice blues, soul e crooner. L’irlandese si ricorda anche di artisti usciti quasi totalmente dalle scene, come la voce dei Simply Red, Mick Hucknall.

Le canzoni. La scelta saggia per questa raccolta di duetti è stata quella di riprendere brani poco fortunati della carriera di Morrison, appartenenti ad album trascurati sia dalla critica che dal pubblico. Ne è un esempio il disco  Hymns ToTthe Silence (1991), di cui ascoltiamo “Some Peace Of Mind” con Womack e “Carrying a Torch” Clare Teal, cantante jazz inglese; o What’s Wrong With This Picture (2003), o ancora The Healing Game (1997). Riportare in luce canzoni meno famose ha sicuramente il vantaggio di contenere le polemiche dei fan e in più permette di recuperare materiale da rinvigorire, aggiornare e da non dimenticare.

Come alla fine di uno spettacolo teatrale vengono chiamati gli attori sul palco e tutti insieme ringraziano e salutano il pubblico, così Van Morrison con Duets ha voluto omaggiare un mondo che per 50 anni gli ha consentito di essere ciò che è: un uomo nato per cantare.

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Contro

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