Home > Recensioni > Vanden Plas: Beyond Daylight
  • Vanden Plas: Beyond Daylight

    Vanden Plas

    Loudvision:
    Lettori:

Al di là dei luoghi comuni

“Beyond Daylight” arrivava in un periodo piuttosto prolifico, per la scena prog metal internazionale, anche se non altrettanto generoso sotto il punto di vista qualitativo. Nelle prime settimane del 2002 si era infatti assistito prima alla pubblicazione del discusso e infelice “Six Degrees Of inner Turbulence” dei Dream Theater, successivamente a quella del ben più riuscito “Remedy Lane” dei Pain Of Salvation e infine vedeva la luce proprio questo lavoro dei tedeschi Vanden Plas.
In questo disco, poco o nulla varia nel sound della prog metal band tedesca, niente a livello concettual-stilistico, eppure questo lavoro sembra davvero il degno successore di quel “The God Thing” che tanti, all’epoca come oggi, indicano come la migliore prova del combo tedesco. Intendiamoci, non éun capolavoro a tutto tondo, ma un buon condensato dei cliché stilistici del progressive metal anni ’90, riproposti attraverso una vena compositiva davvero felice.
“Beyond DayLight” è un lavoro avvolgente, a tratti romantico, ben pensato, scritto e suonato – con i soliti riferimenti di nuovo in bella mostra. Sarà per i suoni scelti, per una certa pacatezza delle atmosfere, per l’eleganza che pervade anche i pezzi più tirati, sarà quel che sarà, crediamo sia assolutamente un piacere lasciarsi cullare dalle ritmiche di “Cold Wind”, per poi perdersi nelle atmosfere eteree di “Scarlet Flower Field”, “Healing Tree” o “Can You Hear Me”. Esclusa la buona cover, bonus track, di “Point Of Know Return” dei Kansas, la chiusura del lavoro è affidata alla lunga title track, che attraverso i dieci minuti del suo sviluppo fornisce una sorta di riassunto delle peculiarità della band e di”Beyond Daylight”: melodie sognanti (più che mai incisive), preziose armonie vocali, ricercatezza ed eleganza degli arrangiamenti, raffinate atmosfere, tecnica strumentale non comune tenuta al guinzaglio e utilizzata solo in funzione della canzone (a tal proposito si ascolti “Nightwalker”), il tutto esaltato da un’ottima produzione, incisiva, precisa e aggressiva all’occorrenza, ma efficace anche nei passaggi più melodici e soffusi.

Scroll To Top