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  • Vanden Plas: The God Thing

    Vanden Plas

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Bel disco, poca originalità

Poco più di una decina di anni fa uscì al cinema un film che si intitolava: ” Volevamo essere gli U2″. Cosa c’entra questo con una recensione musicale? Be’, un ipotetico film dei Vanden Plas si potrebbe chiamare: “Volevamo essere i Dream Theater”. Andrebbe benissimo, perché non c’è nel panorama musicale una band che assomigli così tanto alle star americane del prog metal, tanto da gridare al plagio in alcune occasioni. “The God Thing” è il terzo disco in studio del gruppo teutonico, ristampato dopo circa sette anni con l’aggiunta di due tracce bonus, come la versione in francese di “How Many Tears” e quella dal vivo di “You Fly”. Ma un’altra domanda inquieta, senza dubbio, chi scrive: era proprio necessario ristampare i CD dei Vanden Plas, dato che la loro reperibilità è ancora piuttosto agevole? L’aggiunta di due bonus tracks sinceramente non giustifica l’acquisto di questo lavoro, che è senz’altro da sconsigliare a chi già possiede l’album. Per chi non lo possedesse già, si può forse dire che “The God Thing” è il miglior disco della band, quello più complesso e pieno di sfaccettature, inserti strumentali e tanti riferimenti ad Images And Words. È qui che sta la furbizia dei cinque ragazzi: riuscire a soddisfare coloro che erano rimasti scontenti dei lavori dei Dream Theater dopo l’abbandono di Kevin Moore. D’altra parte sarebbe disonesto non affermare che le canzoni sono ben scritte e anche abbastanza coinvolgenti. In poche parole: l’abilità nel songwriting c’è. È qualche altra cosa che manca: tanta originalità. O meglio, non ce ne è proprio.

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