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Vecchi dinosauri tornano

Un po’ di storia:

Manchester fine anni Settanta: la città più industrializzata del mondo entra nell’era postindustriale. Il benessere economico è solo un vago ricordo, come le costruzioni vittoriane ormai rase al suolo per innalzare palazzoni, case popolari, che più si addicono alle tasche dei cittadini. In questo clima di squallore e desolazione per contrappasso germoglia un’altra cultura, un nuovo modo di intendere e di fare musica. Nasce la Factory Records, e con lei tanti gruppi, per esempio i Joy Division, che renderanno Manchester una delle città più importanti (musicalmente parlando) dagli anni ’70 ad oggi. Ed è qui che, nel 1976, Mark E. Smith & co. fondano una band destinata ad essere una delle più longeve di tutto il post-punk, i Fall. Appassionati di droghe, di letteratura, e naturalmente di musica, i Fall pubblicano il loro primo disco nel 1978, inaugurando così una carriera dalla prolificità impressionante.

Your Future Our Clutter:

Nel 2010 Manchester non è più quella degli anni Settanta, e la stessa cosa vale per i Fall, che in trentaquattro anni di carriera hanno subito molti cambi di formazione, con Smith unico punto fermo, unico vero ed inossidabile cardine della band. Così nasce “Your Future Our Clutter”, un disco che ripercorre in cinquanta minuti tutta la carriera dei Fall pescando qua e là le varie soluzioni stilistiche e le varie influenze che hanno contaminato la band in più di tre decenni (post-punk, new wave, art-punk, alternative rock, alternative dance). Ciò che ne scaturisce, fatevelo dire, è un gran bel lavoro: la sezione ritmica è una mostruosa fucina di grooves, con una batteria secca e cadenzata accompagnata da un basso violentissimo e sempre in primo piano. Questa è la perfetta impalcatura dalla quale possono prender piede asfissianti riff di chitarra, mentre i synth si liberano da qualsiasi schema entrando a far parte della composizione senza costanza, a loro piacere, in modo da non risultare mai banali. La voce di Smith invece è la solita: una irriverente, altezzosa, a volte incomprensibile cantilena quasi parlata, che come tutti gli altri strumenti trova nella ripetitività il suo punto di forza (“This is the three R’s: Repetition repetition repetition” proclamava Smith in Repetition, brano manifesto dei Fall). Ed è così che la band fa questo bel salto nel passato, con la consapevolezza di vivere nel 2010, tirando fuori dal cilindro soluzioni stilistiche ormai note da decenni supportate però da tutti i mezzi che si possono avere a disposizione ora in fase di produzione.

Insomma, i vecchi dinosauri a quanto pare hanno ancora qualcosa di bello da dire, probabilmente ci troviamo davanti al migliore disco dei Fall da sette anni a questa parte. Se la line-up dovesse stabilizzarsi e se la verve creativa dovesse rimanere su così alti livelli, auguriamo sinceramente ai Fall altri vent’anni di prolifica carriera!

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