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Vedi Napoli e…

“Into Paradiso”, presentato nella sezione Controcampo Italiano alla 67° Mostra del Cinema di Venezia, è il primo lungometraggio di Paola Randi. Peppe Servillo interpreta il personaggio di Vincenzo Cacace, imprenditore colluso con la malavita al quale il protagonista del film, uno scienziato napoletano disoccupato, si rivolge per una raccomandazione. È la storia di un’amicizia nata da una convivenza forzata tra comunità con un diverso background che dovranno condividere gli stessi spazi. Un italiano, napoletano, non più padrone dei suoi spazi di cui si sente depauperato, dovrà trovare altrove una nuova collocazione per conciliarsi con se stesso: la comunità srilankese diverrà la sua nuova “culla” e qui troverà un alleato con cui coalizzarsi e superare il senso di inadeguatezza e alienazione che lo attanaglia. A parlare in conferenza stampa sono la regista Paola Randi, Gianfelice Imparato, Peppe Servillo, Saman Anthony e i produttori Fabrizio Mosca e Luciano Sovena.

Paola, parlaci del tuo film. Da cosa parte la tua idea?
Paola Randi: Mi trovavo a Piazza Dante a Napoli e vidi in lontananza degli scugnizzi che giocavano a tennis quando dall’altra parte della piazza c’erano degli srilankesi elegantissimi che giocavano a cricket. Ho subito pensato che si trattasse di un’immagine molto forte. Così ho trascorso quattro mesi a Napoli. Da qui è nata l’idea di un film che condensasse un’amicizia e un’alleanza che, in modo paradossale, si trovano nello stesso ambiente. I personaggi sono uno scienziato precario che si ritrova straniero nel cuore della sua stessa città e si vede costretto a chiedere una raccomandazione a Vincenzo Cacace, imprenditore legato alla malavita. Presto si troverà inguaiato a dover fronteggiare svariati problemi.

Che tipo di accortezza hai adottato onde evitare il macchiettistico e il folklore troppo calcato?
P.R.: Non potrei raccontare Napoli alla napoletana, sono di Milano; non avrei mai potuto farlo. Piuttosto ho voluto calcare la mano su una linea di confine tra la comunità srilankse e il resto. Rendo tutti un po’ sconosciuti. Credo che Napoli potenzialmente sia la città italiana ideale, è il termometro dell’Italia senza veli ed ipocrisia. Napoli offre spunti interessanti ed inediti, si impazzisce per gli innumerevoli stimoli.

Saman, hai vissuto a lungo in Italia facendo di tutto.
Saman Anthony: Sì, ho fatto il cuoco, cameriere, pizzaiolo, badante. Poi sono tornato in Italia. Ho sempre avuto la voglia di fare l’attore e Paola Randi me ne ha data l’opportunità.

Peppe, siamo abituati ad ascoltare la tua musica. Questa sorta di basculamento, oscillazione sui due fronti musica-cinema come la consideri?
Peppe Servillo: È anzitutto curiosità, anche se è una tradizione molto antica. Effettivamente gli Avion Travel ci sono come autori delle musiche. Recitare mi diverte e recitare al cinema assomiglia molto a lavorare in sala di registrazione. In sostanza, come nella musica, anche nel cinema si lavora per frammenti, la difficoltà è nel mantenere alta l’attenzione. I tasselli poi vanno messi al posto giusto e solo dopo si ha reale percezione di quello per cui si è lavorato.

Gianfelice, credo che tu stia costruendo un mosaico molto preciso dai personaggi interpretati da te. Come consideri questo nuovo tassello dal punto di vista professionale?
Gianfelice Imparato: Un’occasione straordinaria per imparare a “togliere” nel cinema. È stato un nuovo lavoro dedicato al “togliere” il superfluo, maturare la tecnica della “sottrazione” e arrivare all’essenza di quel che si vuole raccontare e trasmettere. È stata anche una piacevole sperimentazione.

C’è un ruolo che vorresti aggiungere al tuo mosaico professionale?
G.I.: Sicuramente una patologia psichica. Vorrei vivere sulla mia pelle la sottrazione della mobilità fisica e della lucidità mentale. Così potrei verificare se riesco a far arrivare le emozioni nell’immobilità, per scovare più a fondo nell’animo umano. Non è una pigrizia alla napoletana, essendo anch’io napoletano, ma una chance per poter scoprire altro di me umanamente e professionalmente. Penso a Dustin Hoffman in “Rain Man”.

Fare questo film ha richiesto una certa fatica.
Luciano Sovena: Per noi è stata una grande soddisfazione ricevere tanti minuti d’applausi.
Fabrizio Mosca: L’atmosfera di Napoli ci ha accompagnati per tutto il tempo delle riprese. Erano 4-5 anni che sognavamo di fare questo film e vederlo realizzato. Poterlo avere qui a Venezia era più di quanto ci aspettassimo e avere la sala piena è stato magico come un enorme abbraccio. Abbiamo trascorso 5 settimane a Napoli, girando in pochi giorni: un combat film. È stato un film a budget molto basso con una regista esordiente che ha saputo dare conferma del proprio talento.

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