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Velvet: Ora vi raccontiamo la nostra Storia

Per molto tempo, sono stati conosciuti dal grande pubblico come “quelli di Boyband” (in ricordo della canzone che più di tutte ha decretato la loro fama).

In realtà questi ragazzi romani hanno fatto molto, molto di più. Nel corso degli anni sono cresciuti sul palco e non, intraprendendo collaborazioni e progetti paralleli.
Ora, alla soglia dei quarant’anni, sono pronti a raccontare le proprie esperienze di vita, all’interno di disco intenso che segna un ritrovato approccio rock, “Storie” (Cosecomuni).

Ho incontrato telefonicamente Pier, voce dei Velvet, per farmi raccontare un po’ di queste ed altre “Storie”.

Ciao Pier, benvenuto su Loudvision! Sono passati quasi vent’anni dal vostro esordio nel mondo della Musica; a febbraio, inoltre, hai compiuto quarant’anni. Mi viene spontaneo domandarti, come ti senti oggi? Sia a livello musicale e, se non sono troppo indiscreta, personale.
Ciao! Mi sento un po’… a disagio! (ride ndr.) No, a parte gli scherzi sto bene, meglio rispetto al passato. Crescendo in qualche modo si migliora sempre e avverto questa sensazione anche sulla mia pelle e nella mia vita.
Dal punto di vista artistico sono cresciuto, come sono cresciuti anche gli altri ragazzi della band.
Nel disco nuovo abbiamo messo un po’ di questa maturità, anche l’approccio al lavoro è stato più lento: perdi la fretta dell’inizio, quando ti interessa fare “tutto e subito”, ora vuoi lavorare meglio, curare gli arrangiamenti e altri aspetti, che inizialmente, ti sembrano marginali.
A livello personale mi sento bene, sono a mio agio con la mia vita.
E sono soprattutto felice dei complimenti che ricevo, perché dimostro meno dei miei 40 anni… non farmici pensare che se no mi sento vecchio! (ride ndr.)

Quindi “Storie”, è un po’ – perdona il gioco di parole – la storia della vostra Storia?
Sì! È proprio così. Hai centrato il punto.
“Storie” siamo noi, o meglio, è la storia dei Velvet raccontata oggi.
Del disco, siamo tutti molto soddisfatti, sia a livello di contenuto (le liriche ci rappresentano particolarmente bene), ma soprattutto a livello di suoni: abbiamo raggiunto il giusto equilibrio; se nei lavori precedenti avevamo utilizzato molta più elettronica, ora abbiamo cercato di far combaciare la parte “acustica” e rock, con quella più elettronica. Io stesso, inoltre, ho migliorato il mio livello vocale.

Come avete deciso di strutturare i vostri live? So che siete partiti rodando il disco con un piccolo show-case davanti ad una manciata di persone in un locale romano. Avete ricevuto un feedback positivo?
Sì esattamente, abbiamo deciso di testare “Storie” davanti ad un pubblico molto ristretto: circa un centinaio fra amici e fan. Volevamo avere immediatamente una risposta sulla bontà o meno di quanto realizzato. E il riscontro c’è stato, eccome! Il disco piace, la gente è molto coinvolta, reagisce con interesse alle nuove tracce, non si limita a voler sentire solo i “cavalli di battaglia”!
Comunque, oltre ai brani di “Storie”, abbiamo inserito in scaletta alcuni dei nostri brani più forti/storici.
Adesso siamo in tour e toccheremo alcune fra le principali città italiane; la nostra pagina facebook è costantemente aggiornata e vi invito a seguirla con attenzione.

A proposito di tormentoni, come avete vissuto il fatto che molte persone si ricordino di voi e vi colleghino soltanto a “Boyband”? Mal giudicando voi e fraintendendo la vostra scelta musicale, in molti casi.
Sarei bugiardo a dirti che questa cosa non ci ha toccato. Per molti anni l’abbiamo vissuta male, molto male. Ci siamo rifiutati per un periodo pure di suonarla ai concerti, “Boyband”.

È stata la vostra “Creep”.
(ride ndr.) Sì, ecco! Però siamo riusciti a riappacificarci con il nostro passato, ora. Quindi la risuoniamo con piacere. Per quanto riguarda le persone che ci mal giudicano, beh, siamo qui per farle ricredere! Speriamo che “Storie” sortisca questo effetto.

L’anno scorso avevo visto un curioso clip legato proprio a Boyband, dove vestite i panni… di una banda di coatti!
Penso che tu intenda il video “Boyband 2011″, che avevamo girato per il best of del 2010. Beh, è stata una scelta giocosa: volevamo prenderci in giro e prendere in giro gli stereotipi legati a quel brano. È stata un’esperienza molto bella, ne conserviamo tutti un ottimo ricordo. Abbiamo girato tutte le scene fra i caruggi di Genova, in un’atmosfera molto colorata e pittoresca.
Mentre per il disco best of, non abbiamo proposto le versioni classiche dei brani, ma siamo partiti dalle demo… e le abbiamo rilette sotto una nuova luce. È stata una sorta di nemesi.

Ma dimmi, “soffrite ancora lo stress” e l’ansia prima di uno show?
Beh, ora meno di prima, ma sì siamo ancora emozionati. Ogni volta c’è sempre il fascino dell’imprevisto e la paura di fare, magari, brutta figura.

Visto che siamo in tema ligure… Che ricordo conservi delle tue esperienze a Sanremo?
Ne ho un ricordo molto, molto bello. Abbiamo partecipato a tre edizioni (2001 “Nascosto Dietro Un Vetro”, 2005 “Dovevo Dirti Molte Cose”, 2007 “Tutto da rifare” ndr.) e ogni volta la tensione iniziale si stemperava un po’. Se potessi ci tornerei anche ora! (ride ndr.)
Beh, a proposito di “Boyband” ti racconto un episodio: nell’edizione del 2007, si era deciso di far scendere ogni gruppo/artista dalla scala, accompagnando la sua discesa con un brano significativo. Ovviamente per noi era stato scelto -guarda caso- “Boyband”! (ride ndr.) Ma agli altri gruppi non era andata meglio; ad esempio Le Vibrazioni si erano trovati “Dedicato a te” e così via. Insomma eravamo tutti scontenti della scelta della direzione artistica, perché questi “tormentoni” non rappresentavamo appieno la nostra essenza. Anzi, contribuivano a limitarci e a limitare chi ci ascoltava.

E l’edizione di quest’anno l’hai seguita?
Ero a Sanremo in quei giorni!

Davvero? Spiegati meglio.
Sì, ero lì per lavoro, nel dietro alle quinte, diciamo. Con Radio 2 e il programma che conduco, abbiamo seguito giorno per giorno tutta l’edizione e mi sono ritrovato quotidianamente a tu per tu con i protagonisti. Li ho intervistati e ho potuto osservare da vicino questo meraviglioso microcosmo che è Sanremo nei giorni del festival. Quanto mi manca!

Sempre a proposito del disco “Storie”, come mai avete scelto “Una Vita Diversa” come singolo di lancio?
Sia quella che “Storie” erano i brani più accattivanti e capaci di mostrare questa maturità a livello artistico ed umano.
Cosa ne pensi, ti piacciono?

Sì, “Storie” è proprio un brano capace di – passami il termine – far muovere il culo a chi vi ascolta, soprattutto live. Ci vuole pure questo, mi piace! Mentre ho apprezzato molto il testo di “Una Vita Diversa”.
Tornando a noi, c’è una canzone, fra le molte composte, della quale vai maggiormente fiero? E viceversa, c’è qualcosa che non ti piace/non ti rappresenta più?
Quello che mi dici mi fa molto piacere, grazie!
Beh, canzoni che mi piacciono meno di altre ci sono, però in sostanza sono soddisfatto di quello che ho scritto sin ora. Se dovessi scegliere direi che fra le mie preferite rientrano sicuramente “Dovevo Dirti Molte Cose” e “Funzioni Primarie”; mentre fra le canzoni che non mi piacciono più, o meglio, che oggi non scriverei, penso a “Estate Portatile”, uno dei brani di “Versomarte”.

Infine, c’è un gruppo o un artista con cui vi piacerebbe collaborare?
Guarda, il pane dei Velvet sono sempre state le collaborazioni! Le abbiamo sempre ricercate e vissute in modo molto positivo: in questi anni abbiamo avuto la fortuna di collaborare con grandissimi artisti nazionali ed internazionali. Giusto per farti qualche nome, ricordo con piacere Cor Veleno, Alberto Bianco, Il Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo, Edoardo Bennato.
Recentemente abbiamo collaborato con Federico de I Ministri proprio per “Una Vita Diversa” e anche con Fabrizio Bosso, uno dei migliori trombettisti al mondo. È stato bellissimo vedere come sia stato capace di inserirsi in un brano già formato come “Scrivimi Quello che Fai”. Io inizialmente ero scettico, perché appunto il brano era già terminato e mixato, ma il risultato si è rivelato a dir poco meraviglioso!

I Velvet non temono la sfida del tempo e dell’età, sono sempre pronti a rimettersi in gioco e a sperimentare: recentemente hanno presentato come bonus track di “Storie”, “Muori Delay”, la loro personalissima cover del celebre brano dei Verdena (ascoltabile qui).

Non ci resta che vederli live, sentire sulla pelle la loro energia e lasciarsi coinvolgere nella loro Storia, fra Musica e Vita.

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