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Venezia 2008: Belli e possibili

L’apertura è di quelle con il botto, quelle che riescono a catturare l’attenzione di stampa e televisione di tutto il mondo alla voce “Cultura e Spettacoli”. Merito di “Burn After Reading”, il nuovo lavoro degli stakanovisti fratelli Coen ritornati dopo “Non È Un Paese Per Vecchi” ai fasti dei loro primi film. A differenza del film premiato di recente con l’Oscar quello che apre questa 65° mostra si distingue per gli interpreti che si susseguono sullo schermo. Il film annovera infatti un cast stellare a cominciare da due icone di bellezza del cinema americano contemporaneo: Brad Pitt e George Clooney. Il loro arrivo ha mandato in estasi le numerose fan che fin dalla mattina di ieri si sono accalcati di fronte alla passerella, noncuranti del sole cocente.

Belli e possibili, data la disponibilità con la quale si sono concessi al pubblico. Eppure più che per la loro bellezza i due attori, insieme agli altri componenti del cast, si sono distinti in questa trasferta italiana per la loro generosità, testimoniata dalla cena di beneficienza tenutasi il giorno 26 Agosto a favore della popolazione del Darfur organizzata all’Arsenale della Giudecca. “Burn After Reading” scelto per aprire questa edizione della mostra di Venezia ha tutti i canoni del film di apertura di una rassegna d’arte cinematografica: cast di richiamo e tinte soft, trattandosi di una commedia, anche se venata di toni che richiamano i film di spionaggio (la CIA non manca mai nelle ultime pellicole americane).

Belli e possibili come i film in concorso. Guardando il programma, l’impressione infatti è che i film indispensabili, come li definisce Muller riferendosi a quelli selezionati per questa 65° Mostra di Venezia, siano in realtà i film possibili ovvero quei film che la giuria selezionatrice ha avuto modo di mettere assieme districandosi tra le insidie della concorrenza, e quelli disponibili in tempo per questo particolare periodo della stagione. Sul primo versante (quello della concorrenza) alla polemica che va i onda ormai da un paio d’anni sulla vicinanza temporale con la Festa del Cinema di Roma si aggiunge quest’anno anche il Toronto International Film Festival (che cade quasi in contemporanea con la mostra lagunare) accusato di aver “rubato” qualche star hollywoodiana.

Per quel che riguarda il cinema di casa nostra si pensi ai film di Sorrentino e Garrone strappati con largo anticipo dalla rassegna della Croisette. Sul versante temporale il riferimento invece è alla forzata esclusione del nuovo film di Tornatore, questa volta per cause di forza maggiore che nulla hanno a che fare con l’opera di selezione di Muller e soci, dato che il film è ancora in lavorazione. Ciò non significa affatto, comunque, che gli organizzatori si siano affrettati a raccattare ciò che passava il convento, anzi. Come tiene a sottolineare sempre il direttore della mostra si è tentato di puntare su quei film (e quegli autori) che si aspettava con impazienza di vedere, quelli che non ti escono dalla testa.
Il risultato, al di fuori d’ogni polemica, è così un cartellone di tutto rispetto, che anzi lascia presagire più spazio all’ arte cinematografica e meno al glamour mondano.

E così largo al visionario Darren Aronofsky di “Requiem For A Dream”, all’esordio registico di Arriaga (fedele sceneggiatore di Iñarritu), all’atteso ritorno di Kathryn Bigelow, all’africano Gerima di cui si parla già molto bene, fino al giapponese più amato qui in Laguna: Takeshi “Beat” Kitano.

Anche fra gli italiani, poi, spazio ad artisti e talenti nascosti del nostro cinema. Oltre ai noti e affermati Pupi Avati e Ferzan Ozpetek, molto ci si aspetta dal meno italiano della delegazione, Marco Bechis (“Birdwatching”), e dal talentuoso, ritrovato Pappi Corsicato (“Il Seme Della Discordia”). Chissà che i belli e possibili Clooney e Pitt che hanno sfilato fuori dalla sala alla cerimonia di apertura siano un segno di buon auspicio per la visione di film belli da ammirare sullo schermo.

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