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Venezia 2008: Sogno di una notte di mezza mostra

Siamo arrivati al giro di boa. La Mostra è a metà del suo corso, e deve reggere il confronto con il successo (e il prestigio) di Cannes, con la capacità di lanciare il nuovo di Locarno, con quella di promuovere sguardi inconsueti propria del Sundance, ma anche del Torino film festival. Il vecchio Leone sembra procedere sicuro di sé, ruggendo contro le luccicanti Feste romane. Forte della continuità garantita dal secondo mandato di un direttore che sa coniugare arte e mercato – le star hollywoodiane attirano il pubblico, e spesso spingono film di valore. Müller il filoasiatico (per tre anni consecutivi il Leone D’oro è andato a film cinesi, di cui due dello stesso regista, il grande Ang Lee in trasferta hollywoodiana) ha saputo acciuffare alcuni dei film che ricorderemo ancora per molti anni e – merito da riconoscere pienamente – molti di questi vengono proprio dal lontano Oriente.

Meno glamour e più film: questo sembra comunque essere il filo conduttore dell’edizione 2008 del festival cinematografico più antico del mondo. Non vi è una tematica, anche se è stata notata nei film in concorso una certa tendenza a personaggi vittime di ossessioni pericolose e autodistruttive (i personaggi di Mastandrea e della Rohrwacher nei film di Ozpetek e Avati, la protagonista di “L’autre” e quello di “Vegas”, l’assassina per caso in “The Burning Plain”).

Sessantacinque anni, ma non li dimostra, si dovrebbe poter dire: purtroppo però, un po’ di polvere ingrigisce la criniera dorata del Leone, perché si ha la sensazione che il meglio della cinematografia mondiale, almeno fino ad ora, non sia sbarcata al Lido. Dodici dei ventuno film in concorso, infatti, sono già stati presentati, e dopo il terremoto Miyazaki, che ha entusiasmato pubblico e critica, torna a regnare la calma più piatta. Tutti aspettano il film rivelazione, o l’occasione per poter scatenare feroci dibattiti per supportare il proprio film, come l’anno scorso avvenne con la battaglia che vedeva, sui due fronti, “Cous Cous” e “I’m Not There”. I pareri dei critici, riuniti nel plebiscito per Miyazaki, risultano molto contrastanti: tra la pioggia di improperi per “Sut” troviamo un entusiasta Maurizio Porro (Corriere della Sera) che commenta raggiante “infelice, incomprensibile e bellissimo“. Irrecuperabile sembra essere invece il cinese “Plastic City” che, assieme a “Inju, La Bete Dans L’Ombre”, ha fatto sorgere una polemica tra i critici, che discutevano un tema ben più spinoso della qualità della pellicola, ovvero i criteri in base ai quali vengono scelti i film in concorso.

Siamo sicuri però che gli ultimi giorni del festival susciteranno dibattiti più proficui – molto attesi, questa sera, sono infatti “Paper Soldier” del russo Alexey German e “Nuit De Chien” di Werner Schroeter. Tra le polemiche, senza dubbio, il Leone s’imporrà ancora in tutta la sua maestà.

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