Home > Recensioni > Venezia 72 — La Calle de la Amargura

Ancora storie vere durante questa 72esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, ma questa volta filtrate dal peculiare punto di vista del maestro del cinema messicano Arturo Ripstein.

La calle de la amargura (Bleak Street)”presentato fuori concorso in occasione della consegna a Arturo Ripstein di un premio per i suoi 50 anni di attività, si ispira alla vera storia dell’assassinio dei gemelli Alberto e Alejandro Jiménez, lottatori nani di Lucha Libre, che vennero assassinati nel 2009 da due prostitute in un sobborgo di Città del Messico.

«Il mio film è tratto da una storia vera» spiega Ripstein «ma questo non viene dichiarato. E non è un caso. Perché preferisco l’invenzione ai fatti. La realtà è un’occorrenza passeggera. La verosimiglianza è, ai suoi massimi livelli, eterna. È questa la mia aspirazione. La storia, i personaggi, l’atmosfera, la struttura del film sono più veri che mai, perché pur essendo nati dalla realtà sono diventati, grazie al cinema, una meravigliosa finzione»

È questo quello che differenzia “La calle de la amargura” dalle molte storie vere viste durante la Mostra. La vicenda viene trasformata in melodramma, genere caro al regista messicano, e i protagonisti della vicenda e diventano maschere tragiche e grottesche, personaggi di una tipica storia picaresca, che si muovono in una dimensione che, se non fosse per i pochi elementi contemporanei che si scorgono a fatica, sembrerebbe quasi atemporale.

Tutto questo è ottenuto anche grazie alla impeccabile fotografia in bianco e nero di Alejandro Cantú: un bianco e nero sporco e ruvido, che guarda in qualche modo all’espressionismo tedesco e che accenta ogni singola ombra dei sobborghi della città. Questo Messico in bianco e nero risulta così più sfaccettato di quello multicolore, mostrando una profondità cromatica inaspettata.

“La calle de la amargura” è un film amaro e disperato, che evita il sentimentalismo e alleggerisce il tono con un registro tragicomico, raccontando una storia di miseria in modo nitido e definito. Ripstein ci guida in queste vie dell’amarezza attraverso una serie di piani sequenza che seguono da vicino le vicende dei suoi personaggi tragicomici, con una grande attenzione per i particolari, riuscendo mostrare con estrema lucidità il dramma sociale di ognuno e la loro impotenza di fronte ai capricci del destino.

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