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Venezia 71, Alexandra Daddario e Joe Dante presentano “Burying the Ex”

L’atmosfera ironica e rilassata di questa conferenza stampa è quella ideale per la presentazione alla stampa di “Burying the Ex“, l’ultimo lavoro di Joe Dante presentato in estrema sintesi come una “commedia-zombie”. Il regista non è potuto arrivare al Lido, ma è in collegamento da un imprecisata località delle Hawaii in videoconferenza tramite Skype, con il suo faccione bonario proiettato su uno schermo alle spalle della delegazione, come un buon padre che osserva amorevolmente i suoi figli. Delegazione che è composta dallo sceneggiatore e produttore Alan Trezza e dai tre attori protagonisti: Anton Yelchin, Ashley Greene e soprattutto lei, la più attesa, una Alexandra Daddario di sfolgorante bellezza, nel film come dal vivo. Poche domande sono state rivolte a Dante, per la precarietà della connessione che saltava ogni cinque minuti.

Il cinema horror di qualità riesce a indagare i demoni nascosti della psiche individuale e collettiva. Voi attori vi siete confrontati con i vostri demoni personali in materia d’amore, che è l’argomento del film?

A. Yelchin: Conosco di sicuro molto meglio la mia parte oscura dopo questo film, a volte io sono stato il carnefice in una coppia, non la vittima come in questo caso. Vorrei solo dire che sono molto emozionato dal fatto che poco fa su questa stessa sedia ci fosse seduto Abel Ferrara a parlare di Pier Paolo Pasolini, due degli artisti al mondo che più amo e che più hanno rappresentato qualcosa nella mia vita.

Per lo sceneggiatore/produttore, ci racconti un po’ la gestazione del progetto.

A. Trezza: Inizialmente doveva essere un cortometraggio. Per tornare un attimo al discorso di prima, io sono un fan del cinema horror da sempre. Gli horror dicono sempre qualcosa sul periodo nel quale sono ambientati, psicanalizzano una nazione. Per tornare al nostro film, ho cercato di trovare una metafora evidente, potente, per rappresentare la fine di una storia d’amore, rallentata da uno stanco protrarsi ormai senza senso. Quale migliore chiave visiva della deteriorazione della carne, degli zombie? C’era solo un regista che poteva dirigere questo film, ed era Joe Dante.

Un ringraziamento a mr. Dante per lo splendido omaggio che ha fatto al nostro Paese, tutte le locandine sulle pareti della casa del protagonista sono in italiano. Come mai questa scelta?

J. Dante: Per due motivi: il primo è il mio grande amore per Mario Bava, il secondo è perchè il film è a basso budget e molti di quei poster erano gli unici disponibili, non so come mai, dovreste chiederlo alla produzione.

Il personaggio di Evelyn è estremamente possessivo, s’identifica con questo atteggiamento?

A. Greene: Il mio personaggio è molto complesso, lei non si vede come una virago, come uno zombie, ma ama follemente il suo uomo. E’ la mia prima volta in una commedia, non sono molto abituata a questi toni interpretativi, ma Joe  e tutti gli altri hanno fatto di tutto per farmi sentire a mio agio, e dopo un po’ di tempo ci sono riusciti.

Il film è ambientato a Los Angeles, città del cinema per eccellenza. E’ questo il motivo della scelta?

J. Dante: E’ un vero e proprio personaggio del film la città di Los Angeles. Il cimitero che vedete (lì è davvero sepolto John Huston) e il cinema in cui proiettano Romero sono reali. Abbiamo girato lì, e sempre vicino al centro, anche per le ristrettezze di budget, per evitare troppi spostamenti.

Tutte le battute e le citazioni cinematografiche erano già in sceneggiatura o avete anche improvvisato durante le riprese?

A. Trezza: Era tutto in sceneggiatura. Oltre a quanto detto finora, l’idea che ci ha da subito conquistato è quella di un appassionato di horror che si trova, da un giorno all’altro, a vivere da protagonista uno dei film che tanto ama.

Due considerazioni veloci prima di chiudere: emerge anche in poche domande l’anima da artista/artigiano di Joe Dante, un occhio alle motivazioni artistiche e uno, molto più aperto, al budget. E poi, nessuno che abbia fatto uno straccio di domanda alla Daddario, evidentemente ci bastava contemplarla …

 

 

 

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