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Venezia 71, Mario Martone racconta Giacomo Leopardi in Il Giovane Favoloso

La 71esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia presenta oggi in concorso “Il giovane favoloso” di Mario Martone, con Elio Germano nei panni di Giacomo Leopardi.

Presenti all’incontro con la stampa anche gli altri interpreti − Michele Riondino, Anna Mouglalis, Isabella Ragonese e Massimo Popolizio — e l’autore della colonna sonora Sascha Ring, in arte Apparat.

Il rapporto fra Giacomo Leopardi e Antonio Ranieri era molto stretto e nel film i due sembrano essere più che amici.
M. Martone: Quando Ippolita di Majo ed io abbiamo cominciato a scrivere la sceneggiatura ci siamo chiesti come affrontare lo straordinario giacimento di lettere e di documenti lasciato in eredità da Giacomo, in particolare riguardo al suo rapporto con Ranieri. La nostra decisione, estetica ed etica al tempo stesso, è stata di attenerci a ciò che le carte raccontano. Abbiamo ritenuto che fosse sufficiente e che in questo modo si riuscisse anche a lasciare aperte delle zone di mistero sugli aspetti più intimi della vita di Giacomo. Abbiamo immaginato delle scene capaci di suggerire, di alludere, ma che non costringessero lo spettatore ad un’interpretazione forzata.

Perché è stato scelto Sascha Ring (in arte Apparat, ndr.) come autore della colonna sonora?
M. Martone: Sono direttore dello Stabile di Torino e nel 2011 abbiamo proposto un concerto di Apparat al Teatro Carignano. La prima parte era un monologo di Anna Bonaiuto su Cristina di Belgiojoso (Bonaiuto interpretava lo stesso personaggio anche in “Noi credevamo”, ndr.) e la seconda era appunto l’esibizione di Apparat. È così che l’ho conosciuto. Più tardi, montando il film con Jacopo Quadri, ascoltavo i suoi dischi e mi sono reso conto che quelle note si adattavano benissimo alle nostre immagini. Così siamo andati a Berlino e… A questo punto lascio la parola a te, Sascha.

Sascha Ring (Apparat): L’intento di Mario era mostrare Giacomo Leopardi come un artista che è oltre il suo tempo, quindi non voleva usare il tipo sound più ovvio per un film del genere. Desiderava una colonna sonora in contrasto con il contenuto visivo.

Com’è stato per Elio Germano interpretare Giacomo Leopardi? E come avete lavorato sulla recitazione delle poesie?
Elio Germano: Mario mi ha fatto un enorme regalo, sia professionale che umano. “Il giovane favoloso” è sicuramente il film per il quale mi sono preparato di più e devo dire che mi sentivo così comodo in quella fase di studio “matto e disperatissimo” che quasi mi è dispiaciuto iniziare davvero le riprese. Il mio compito è stato dare carne, fisicità e voce a un artista il cui tratto più forte è proprio l’essere indefinito, liquido. La poesia è spesso l’unico modo per riuscire dire una cosa, attraverso parole capaci di suggerire un significato più ampio.

M. Martone: Una sceneggiatura è come una mappa: deve essere molto dettagliata ma consentire anche il viaggio più libero possibile. Sul set abbiamo spesso rimesso le mani in pasta, senza mai considerare la sceneggiatura una cosa chiusa. Lo stesso Leopardi del resto era solito riscrivere le sue poesie. Pensiamo ad esempio alla scena del ‘processo’, quando il padre e lo zio giudicano Giacomo dopo il suo tentativo di fuga. Si tratta di una scena molto strutturata dal punto di vista drammaturgico, ma ho chiesto allo scenografo Giancarlo Muselli di svuotare la stanza e lasciarci sono una sedia e io stesso non ho dato alcuna indicazione agli attori. L’abbiamo girata per tutta la giornata in tanti modi diversi fino ad arrivare alla versione che vedete nel film, con il grido mentale di Giacomo.
Per quanto riguarda invece i momenti in cui Elio recita le poesie, era fondamentale non usarle come sfondo letterario ma piuttosto come parte dell’azione. Poesie da agire, non solo da leggere.

Il film pone l’accento sulla modernità del pensiero di Giacomo Leopardi.
E. Germano: Giacomo scriveva prendendo come riferimento se stesso ma parlava dell’umanità tutta: possiamo portare le sue parole in ogni epoca, non c’è un periodo storico nel quale il pensiero di Giacomo Leopardi non funzioni. Come diceva lui stesso, “il mio sistema introduce non solo uno scetticismo ragionato e dimostrato, ma tale che, secondo il mio sistema, la ragione umana per qualsivoglia progresso possibile, non potrà mai spogliarsi di questo scetticismo”.

Michele Riondino è Antonio Ranieri.
M. Riondino: Anch’io lavorato sugli scritti di Antonio Ranieri,in particolare i suoi due libri autobiografici che mi sono stati davvero utili: sembrano scritti pensando che un giorno si sarebbe fatto un film dedicato a Leoaprdi e a un attore sarebbero serviti dei materiali. Ranieri parla molto della vita vissuta con Giacomo, avevano un rapporto simbiotico, erano indispensabili l’uno all’altro. La figura di Ranieri è ambigua, a Napoli lo ricordano come un eroe mentre Recanati è visto come un usurpatore che ha sfruttato Giacomo per i suoi interessi. Antonio e Giacomo avevano un rapporto passionale, e non a caso Mario lo introduce con una colazione portata in camera.

Anna Mouglalis è Fanny Targioni Tozzetti, la donna di cui Leopardi e Ranieri si invaghiscono.
A. Mouglalis: In Francia non conosciamo bene Leopardi, forse perché è troppo difficile da tradurre. Anche per me del resto non è stato facile recitare in italiano, Mario mi ha fatto preparare su una traduzione inglese.

Isabelle Ragonese è Paolina Leopardi, sorella di Giacomo.
I. Ragonese: Paolina è stata l’unica con cui Giacomo ha continuato la corrispondenza fino alla morte, uno dei legami per lui più duraturi anche se vissuto da lontano. Dalle lettere di Paolina emerge un grande affetto nei confronti del fratello me anche la sua grande cultura. Monaldo è stato un padre criticabile sotto tanti punti di vista ma fece studiare la figlia femmina esattamente come i fratelli maschi. Paolina era una fine traduttrice dal francese, una mente nutrita dalla cultura che però non mise mai piede fuori da casa. Mi è stato utile anche girare proprio lì, a Recanati: un paese che sembra chiuso, quasi una fortezza e poi ha aperture meravigliose sulla quelle campagne dove immagini siano nate le prime poesie di Leopardi.

Massimo Popolizio è Monaldo Leopardi, padre di Giacomo.
M. Popolizio: La figura di Monaldo è sempre descritta come quella di un uomo rigido, possessivo, geloso. Monaldo però compie dei gesti quasi materni nei confronti del figlio: gli taglia la carne, lo aiuta a fare pipì. Un rapporto d’amore forte ma anche rigido.

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