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Venezia 71, Stellan Skarsgård presenta Nymphomaniac Vol.2 Director’s cut. E Lars non c’è (ma c’è)

Uno show più che una conferenza stampa. Più riuscito nell’ideazione che nella realizzazione, a dire il vero, ma tant’è. Il mistero sulla presenza o meno di Lars Von Trier ad accompagnare l’anteprima mondiale della long version del suo “Nymphomaniac Vol.2” si disvela in mattinata.

Del cast artistico è annunciato solo Stellan Skarsgård. Charlotte Gainsbourg, presente al Lido e presente in sala alla proiezione ufficiale, si nega comunicando tramite l’ufficio stampa che il suo personaggio parla per lei: la verità è che vuole evitare domande pruriginose e potenzialmente imbarazzanti che i giornalisti non fanno mai mancare, probabilmente. Non presenziò nemmeno la conferenza stampa di Berlino dove si presentava il primo capitolo.

Ma Lars ha preparato uno show anche per noi: un computer portatile è posizionato con lo schermo verso la platea, e lì vediamo il regista in maglietta bianca che se la ridacchia.

Skarsgård potrà telefonargli tre volte (come i tre capitoli in cui è diviso il film) per girargli delle domande: già pronti tre cartelli con i tre numeri, da alzare alla bisogna a mo’ di round pugilistici. Si possono odiare queste carnevalate, o si può apprezzare la voglia di dare un (seppur minimo) status di performance anche ad una conferenza stampa. Solo lui e Tarantino, tra i registi mondiali, sono capaci di caatalizzare così tanto l’attenzione e di rubare la scena agli stessi attori. Al tavolo conferenze anche la produttrice Louise Vesth e Jenle Hallund, una componente del suo team di scrittura.

Mister Skarsgard, quando Lars l’ha contattata per proporle il ruolo, ha mai avuto dei dubbi sull’acccettare o meno?
S. Skarsgård: No, con Lars non ho mai dubbi. Mi ha chiamato e mi ha detto: “sarai il protagonista del mio nuovo film, un porno, non scoperai mai, si vedrà solo il tuo pene in una scena, non in erezione”. E va bene, ho risposto io.

Miss Vesth (produttrice), perché la scena dell’aborto autopraticato è stata completamente tagliata dalla versione soft?
L. Vesth: Perché vogliamo che il film possa essere visto in tutto il mondo. Non approviamo mai alcun tipo di taglio a cuor leggero, siamo danesi, non abbiamo di questi problemi, ma dobbiamo adeguarci. Non vogliamo che a tutta una fetta di pubblico potenziale sia preclusa la visione del film solo perché siamo attaccati ad ogni singola scena dell’opera.

Miss Hallund (co-sceneggiatrice), com’è nato il progetto? Cosa vi spingeva a realizzare un film di questo tipo?
J. Hallund: Volevamo esplorare la sessualità femminile, è un argomento che interessa molto a Lars. È un mondo davvero poco conosciuto, un vero e proprio tabù anche nell’apparentemente più evoluta, in tema di costumi sessuali, società occidentale. Abbiamo scelto soltanto in un secondo momento di usare la ninfomania e il sadismo, per portare ancora più in profondità quest’esplorazione.

Mr. Skarsgård, com’è il suo rapporto con Lars Von Trier sul piano professionale?
Prima telefonata a Von Trier: Lars dice che noi non lavoriamo mai assieme, lui cerca costantemente di demolirmi, di farmi a pezzi, e ci sta riuscendo benissimo.

Cos’avete imparato entrambi sulla sessualità femminile dopo quest’esperienza?
S. Skarsgård: Io ne so un po’ di più ma per me rimane fondamentalmente un mistero, ma vediamo cosa ne pensa Lars (seconda telefonata a Von Trier)… Mi sta gemendo nell’orecchio, Dio mio, è la telefonata peggiore della mia vita.

Il film rappresenta anche una sorta di summa della carriera precedente di Von Trier, con continui riferimenti alle sue opere precedenti. Il suo personaggio ad esempio, Mr. Skarsgård, ricorda molto quello di Paul Bettany in “Dogville”?
S. Skarsgård: Questa devo decisamente farla a Lars (terza e ultima telefonata a Von Trier, che a fine risposta si alza e se ne va). Dice che è possibile, in una certa misura ogni volta che nel film è presente qualcosa di masochistico, dietro quella situazione c’è lui.

Epici i litigi che Von Trier ha avuto sul set con molti dei suoi interpreti, ricordiamo Bjork o Nicole Kidman, che non ha voluto girare il seguito di “Dogville”. Lei, Mr. Skarsgard, è un fedelissimo invece di Von Trier e forma ormai una vera e propria squadra con Udo Kier, Willem Dafoe, Charlotte Gainsbourg. Possiamo considerarvi dei sopravvissuti?
S. Skarsgård: Si fa un gran parlare lì fuori di Lars, spesso a sproposito. La Kidman non ha fatto “Manderlay” perché aveva altri impegni, lei VOLEVA lavorare con Lars. Con lui si lavora benissimo, è un vero democratico, puoi sempre andare da lui e dirgli quello che pensi, puoi anche dirgli che la scena fa schifo, che va rigirata, lui sta sempre ad ascoltarti. Poi l’ultima decisione spetta sempre a lui, ma ci mancherebbe altro.

In chiusura l’annuncio che il nuovo progetto del regista danese sarà una miniserie tv girata in inglese, con un cast di star internazionali e che sarà qualcosa che nessuno ha mai visto prima. Le speranze che si stia finalmente parlando della terza parte di “The Kingdom” sono davvero ridotte al lumicino. Staremo a vedere…

È stato un incontro stampa o uno spettacolo di uno stand up comedian, tirando le somme? Semplicemente, con Von Trier, prendere o lasciare. Da un genio cinematografico di questa grandezza noi prendiamo, sempre.

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