Home > Recensioni > Venezia 72 — 11 Minutes (11 Minut)

Grande entusiasmo oggi alla 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia per “11 Minut” (“11 Minutes”), il nuovo film di Jerzy Skolimowski presentato oggi in concorso.

«È la mia risposta agli action movie di Hollywood», dice con un sorriso ironico il regista polacco, che qui alla Mostra vinse il Gran Premio della Giuria nel 2010 con “Essential Killing” (e al protagonista Vincent Gallo andò la Coppa Volpi).

“11 Minut” compone un mosaico (in senso ideale ma anche letterale, vedi l’immagine su cui il film si chiude) di sguardi e punti di vista, di storie e personaggi seguiti in tempo reale, con inquadrature cronometrate al secondo per coordinare perfettamente tutte le azioni in campo.

Una manciata di minuti estratti dalle vite di vari personaggi (nel cast anche Richard Dormer, l’attore nordirlandese di “Fortitude”, Il Trono di Spade” e “Good Vibrations”) che convergeranno nel modo più deflagrante: seguiamo un regista, un marito geloso, un venditore di hot dog che incontra ripetutamente un gruppo di suore. Schegge di storie che non riusciamo ad afferrare in modo completo e che trovano compimento solo nel caos, o nel caso.

«Tutto può succedere, in qualunque momento», dice ancora Skolimowski, un assunto che il film persegue attraverso precisissimi movimenti di macchina e un montaggio (di Agnieszka Glińska) che definire serrato è un eufemismo.

In un concorso veneziano un po’ avaro di forti idee di cinema e di esperienze puramente sensoriali, il film di Skolimowski spicca per forza espressiva. Il rischio, in operazione di questo tipo, è di eccedere nella ricerca estetica a scapito del senso. Ma il meccanismo di “11 Minutes” è talmente chiaro che chiedere al film qualcosa di diverso sarebbe pretestuoso.

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