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Venezia 72 — Aleksandr Sokurov presenta Francofonia

Ascoltare Aleksandr Sokurov è sempre un’esperienza commovente: il regista russo, già Leone d’Oro nel 2011 con “Faust“, presenta oggi in concorso alla 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il suo nuovo lavoro “Francofonia“, «una magnifica meditazione sul significato dell’arte, della storia, dell’immaginazione, dell’arte nella storia e della storia nell’arte» (qui la nostra recensione completa).

Il protagonista, bellissimo ed eterno, è il Museo del Louvre di Parigi.

La profondità e al tempo stesso la semplicità con la quale Sokurov parla del proprio lavoro ha pochi eguali nel panorama cinematografico attuale, e qui a Venezia, nel contesto frenetico della Mostra, la sua voce suona sempre meravigliosamente estranea, diversa.

Ecco come introduce l’impressionante “Francofonia”:

In un certo periodo della mia vita la forma ha avuto una grande importanza per me, mentre oggi conta di più il significato delle cose. L’espressività formale è secondaria, credo piuttosto che l’individualità si risolva nel significato artistico. Per “Francofonia” non avevo in mente una produzione pubblicitaria di né di genere storico, ma semplicemente artistica, qualcosa che sappia provocare un sussulto nel cuore. La forza del cinema sta nella capacità di rivolgersi alle vostre emozioni, alle vostre anime e darvi così la possibilità di sognare.

In bocca a chiunque altro queste ultime parole suonerebbero false o banali, ma con Sokurov no: la sua onesta di fronte all’arte è trasparente. A chi gli chiede spiegazioni su un segmento metaforico del film, il regista risponde:

Se lei ha capito da sé che si tratta di una metafora, perché mi fa questa domanda? È inutile che io dia spiegazioni su questo.

Si parla poi dell’arte del ritratto, che in “Francofonia” viene presentata come uno dei punti cardine della cultura europea. E qui Sokurov fa una riflessione sul valore dell’identità culturale che non deve mescolarsi, altrimenti rischia di perdersi. Ma non fraintendiamo: nelle parole di Sokurov non c’è alcun intento di chiusura. Il suo è un invito al rispetto totale dell’unicità impedibile di ogni uomo e, appunto, di ogni cultura.

La pittura ci permette di capire chi siamo: noi, come europei dobbiamo guardarci in viso, entrare ognuno nello sguardo dell’altro e riconoscere le particolarità, i dettagli che ci rendono diversi e che richiedono un approccio molto delicato nei confronti del prossimo. La cultura ha bisogno di distanza e di rispetto. Se la cultura viene distrutta non potrà mai essere ricreata. Le culture religiose, in particolare, rappresentano una parte fondamentale dell’identità. So che questa opinione qui non è molto popolare, ma credetemi: non mescolatevi, altrimenti non riuscirete mai a riconoscere un viso unico.

A riportarci parzialmente su questioni più terrene pensano gli attori, tutti entusiasti dell’esperienza sul set. All’incontro con la stampa sono presenti Louis-Do de Lencquesaing (Jacques Jaujard, direttore del Louvre), Benjamin Utzerath (Metternich), Vincent Nemeth (Napoleone) e Johanna Korthals Altes (la Marianne).

Louis-Do de Lencquesaing: Il primo giorno di riprese ero in costume di scena con Benjamin e mi sentivo molto agitato. Sokurov è stato l’unico regista che mi abbia mai massaggiato le spalle per dieci minuti. Con “Francofonia” ha creato qualcosa di straordinario: intreccia i tempi e le epoche per raccontare qualcosa di eterno.

Benjamin Utzerath: Ho fatto e faccio tuttora molto teatro ma nulla è paragonabile a ciò che mi ha trasmesso “Francofonia”. L’approccio di Sokurov per me è stato per me completamente nuovo e appassionante.

Vincent Nemeth: Avevo il privilegio di essere vestito da Napoleone e Sokurov si rivolgeva a me come se fossi davvero un imperatore. Poneva a me le domande a me ma si aspettava le risposte dall’imperatore. È un modo di lavorare tipicamente russo, pensiamo a Stanislavskij… Un metodo che richiede all’attore una grande partecipazione personale.

In chiusura interviene anche il produttore Pierre-Olivier Bardet:

Conosco bene e amo l’opera di Sokurov, ho pubblicato in dvd molti dei suoi documentari. Io sono nato subito dopo la guerra e mi ha sorpreso la visione di Aleksandr sul conflitto franco-tedeco. Ci ha insegnato molte cose sulla nostra storia

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