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Venezia 72 – Ancora Depp (ma poi basta), gli arcobaleni e l’omaggio a Wes Craven

C’è qualcuno di voi che non sa che Johnny Depp è stato qui a Venezia ed è decisamente sovrappeso? No, perchè pare che in queste ore sia risultata la notizia più rilevante, quella più cliccata, quella più commentata.

Uno scienziato vietnamita aveva scoperto, durante l’ennesima notte in cui lui e la sua famiglia erano stati brutalizzati da zanzare leggermente più grosse del normale che quando si spiaccicano sul parabrezza ti spaccano il finestrino, uno spray che non uccide le succhiasangue (ci mancherebbe , qui si vuol bene a tutti, anche a loro) ma le tramuta in produttrici di ambrosia tali da risolvere dall’oggi al domani il problema della fame del mondo, ma il mattino dopo all’ufficio brevetti si è sentito dire “Che sei per caso Johnny Depp tu? Hai la panza? Le guance gonfie? No? E allora non c’interessa grazie” e non se n’è fatto più nulla.

Per chiudere DEFINITIVAMENTE l’argomento Depp, posso dirvi che il ragazzo è portatore di un tale carisma da rappresentare ancora oggi una delle poche star della recitazione dall’attitudine rock e “bigger than life”, in conferenza stampa è stato simpatico e ciarliero (ma potete leggerne la trascrizione integrale nell’articolo dedicato) e che portare una giacca nella mattinata di venerdì (la più calda in assoluto) ha rappresentato un sacrificio tale che Johnny potrebbe essere candidato tranquillamente al Nobel per la pace meritandolo comunque più dei vincitori Barack Obama (a mezz’ora, in pratica, dall’elezione presidenziale, quando l’unica cosa che poteva aver fatto per la pace era portare fuori la spazzatura nella sua casa di Chicago) e Henry Kissinger (uno che ha “solo” l’escalation in Vietnam sulla coscienza, bazzecole).

Il pomeriggio di sabato, invece, ha un’unica, grande, protagonista: la pioggia! Un evento che chiunque di noi ha vissuto un po’ di volte nel corso della sua vita, a meno che non mi stiate leggendo dal Sahara (ma dallo studio mi dicono che lì la connessione è un disastro), e che ha cannibalizzato le conversazioni tra colleghi più dei film in Concorso del mattino.

A un certo punto, poi, l’evento che ci fa tornare tutti bimbi, me compreso perché ricordate che chi scrive vuole giudicare e vuole anche essere giudicato, in barba a precetti evangelici che in questo momento non mi sento di condividere (se volete creare dal nulla una polemica dottrinale, occhio che vi sguinzaglio contro un prete bostoniano infoiato come quelli che abbiamo visto in “Spotlight” qualche giorno fa).

Una digressione lunga almeno quanto i due arcobaleni che si sono stagliati sul mare a tempesta perfetta terminata, e che hanno causato ingorghi alle finestre per immortalare l’evento. Se aveste su Facebook tanti amici giornalisti cinematografici quanti ne ho io, ma non ve lo consiglio perchè sono (siamo) gente orribile e fastidiosa, avreste avuto una cinquantina di scatti dei due arcobaleni ripresi da OGNI angolazione possibile, e questo a dimostrarvi quanto qui la gente lavori a capo chino, o al massimo rivolto verso uno schermo, in maniera indefessa e senza pause. Tanti di questi scatti erano effettuati dalla finestra di casa: ora nomi non se ne fanno, per carità, ma se tra le 18e30 e le 19 sei a casa durante un Festival e non in sala (stampa e cinematografica) mi chiedo il senso della tua presenza qui. Giudicare ed essere giudicati, ricordate, valido fino a fine Festival però, poi chi rompe le scatole dovrà vedersela con me, magari addirittura vi nego il “Mi Piace” su Facebook, pensate come sto messo.

In chiusura parliamo un po’ di cinema, che ne dite? Oggi diario “varie ed eventuali”, tanto basta andare su LoudVision per recuperare TUTTO quanto sta accadendo qui a Venezia in sala e fuori, con una copertura pressochè totale degli eventi più importanti.

Visto che domani saremo esattamente a metà percorso, sul prossimo diario vi farò un primo bilancio di questa prima parte del Concorso ufficiale, tra film esaltanti (pochi, in realtà uno solo, “Francofonia“), medi e deludenti (qui l’elenco è decisamente più lungo).

Ma voglio parlarvi oggi dell’evento speciale di ieri sera, aggiunto all’ultimo momento al programma per colpa di una feral notizia: la morte, avvenuta nei giorni scorsi, di Wes Craven. Niente di meglio che onorarne la memoria con una proiezione di mezzanotte del suo capolavoro del 1984 “A Nightmare on Elm Street“, e l’occasione per noi ultratrentenni di vederlo per la prima volta in sala (e in originale) dopo le decine di visioni casalinghe intercorse a partire dalla preadolescenza in avanti.

Sala non piena, ma gli accreditati c’erano, mancava completamente il pubblico veneziano (l’ingresso era gratuito per tutti i convenuti), e qui le cose sono due, o forse tre boh, alla fine dell’elenco vi saprò dire: o la colpa è nostra, della stampa tutta, che non ha comunicato a dovere l’evento (i lettori di LoudVision sono stati correttamente informati giorni fa, tanto per precisare), o è colpa dell’organizzazione che non ha affisso in giro nulla, nemmeno qualche foglio con un po’ di nastro adesivo, o la colpa è dei ragazzi locali che preferiscono ballare in giro piuttosto che guardare gratis “Nightmare” al cinema in piena notte. Probabilmente una combinazione delle tre cose.

Chi se ne frega degli altri comunque, un’esperienza sensazionale, audio sontuoso, proiezione in digitale (ma non si può avere tutto dalla vita) e finalmente una visione “adulta” atta a comprendere l’importanza del discorso introdotto da Craven nel film, lasciando da parte la creazione di quella sensazionale maschera iconica chiamata Fred Krueger (sì, qui è ancora Fred, non Freddy, qua si fa sul serio, Englund non spara ancora battute di dubbio gusto stile “Casa Vianello”, per me una delle peggiori testimonianze della società occidentale, esagerando giusto un “filino”).

Riguardate il film e vi accorgerete di quanta critica alla società reaganiana scorra nemmeno troppo sotto traccia: gli adulti sono dei pessimi educatori viziosi e inetti, ogni attacco di Fred rappresenta un tabù inutile e dannoso imposto agli adolescenti dell’epoca, la distruzione del “sogno americano” in chiave horror pone la pietra tombale sugli ideali su cui era poggiata la nazione americana. Nel finale sogno e realtà sono ormai indistinguibili, e il tutto si svolge in ELM STREET, vi dice qualcosa? La strada di Dallas sulla quale venne assassinato il presidente Kennedy rappresenta la vera ossessione di tutti i produttori americani di immagini di quella (fantastica) generazione.

Chiudiamo ancora con Depp, ma poi veramente basta. Molti di noi un pensierino ce l’avevano fatto: e se Johnny a sorpresa si presentasse in sala per omaggiare l’amico Wes e osservarsi sullo schermo esordiente, giovane e … magro (vabbè, adesso basta)? Non è successo, forse non lo sapeva, forse non gli andava, forse stava mangiando (ok, ora basta davvero). Torniamo ormai a tarda notte investiti dal vento freddo post-pioggia che imperversa sul Lido, canticchiando ancora la terrificante cantilena di Nightmare che tanto mi spaventava da ragazzino. Come faceva? Uno, due, tre, Johnny viene da te, quattro, cinque, sei, nascondi la birra se ce la fai, sette, otto, nove, quanto è grosso pare un bove …

Ora davvero BASTA, l’appuntamento è per domani dove torneremo tutti un po’ più seri (forse).

 

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