Home > Recensioni > Venezia 72 — Anomalisa

Michael Stone (David Thewlis), illustre autore del libro motivazionale “How May I Help You Help Them?”, è un uomo anaffettivo e molto solo, che vive un’esistenza priva di significato. Giunto a Cincinnati per tenere un discorso a una convention di customer service, Michael incontra all’Hotel Fregoli la timida Lisa (Jennifer Jason Leigh), unica dopo tanto tempo con cui riesce a trovare una connessione emotiva.

Presentato in concorso a Venezia 72,Anomalisa”, primo lungometraggio animato di Charlie Kaufman (sul quale trovate QUI il nostro approfondimento) e dell’animatore Duke Johnson, è sicuramente una delle proposte più particolari dell’intera Mostra di quest’anno. La storia produttiva è, in un certo senso, legata in modo strettissimo al film stesso, rappresentando la prima anomalia di “Anomalisa”.

La storia di Michael e Lisa viene da lontano, dal 2005, quando venne messa in scena come pièce teatrale al Royce Hall di Los Angeles, all’interno della double feature “Theater of the New Ear”, organizzata da Carter Burwell (compositore di “Essere John Malkovich” e “Adaptation”).  Lo spettacolo, firmato da un certo Francis Fregoli e interpretato da David Thewlis e Jennifer Jason Leigh nei ruoli principali e Tom Noonan nei panni di tutti gli altri personaggi, seguiva quello di Charlie Kaufman, intitolato “Hope Leaves the Theater” (con Hope Davis, Peter Dinklage e Meryl Streep). La sceneggiatura di “Anomalisa” arrivò nelle mani di Dino Stamatopoulos, co-fondatore insieme a Dan Harmon delle Starburns Industries, Inc. e da lì, anche grazie al successo di una campagna Kickstater, riuscì a diventare un progetto cinematografico dal forte carattere indipendente.

Oggi Kaufman si riappropria di “Anomalisa”, gettando la maschera di Fregoli, pseudonimo ispirato al nome del trasformista italiano Ludovico Fregoli e, naturalmente, alla sindrome omonimaun disturbo psichiatrico della percezione somatica altrui, in cui il malato è convinto di essere perseguitato da uno stesso individuo che si sostituisce a tutte le altre persone che incontra. In una sorta di dialogo a distanza tra opera teatrale, mezzo cinematografico e storia raccontata, nel quale emergono aspetti del fregolismo, il nome di Fregoli viene rievocato in quello dell’albergo in cui si svolge la vicenda: un’unità di spazio e tempo organizzata naturalmente nei classici tre atti, tipici delle sceneggiature dell’autore. Kaufman, così, si dimostra ancora una volta formidabile nell’adattare le strutture narrative tradizionali per raccontare storie che di convenzionale non hanno nulla.

“Anomalisa” racconta una storia di incredibile complessità in un modo semplice e delicato, permettendoti di godere di una visione narrativamente e visivamente molto piacevole. Un’opera che rimane con te anche dopo, obbligandoti ad una riflessione profonda sul film e su te stesso. Inoltre, la stop-motion di eccellente fattura, che sceglie la via del realismo, ci regala, paradossalmente, alcune tra le situazioni più autentiche viste fino ad ora alla Mostra, nelle quali l’immedesimazione è inevitabile.

Il film di Kaufman e Johnson dirà ad ognuno una cosa differente ed è proprio questo il senso delle opere di un autore che da sempre rifugge il didascalismo, in favore della riflessione. Entrare nella testa di Kaufman è impossibile, ma non è quello l’intento: è il film stesso che entra invece nella nostra, dicendo molto di noi in relazione a quello che percepiamo. 

Molti ci potrebbero vedere una critica sociale sulla spersonalizzazione dell’individuo nella società moderna. Dal canto mio, l’interpretazione non potrebbe essere più lontana da questa: “Anomalisa” è il racconto di una vita consumata nella ricerca di un’anomalia che possa salvare il protagonista dalla monotonia del vivere. La storia di un uomo che, incapace di vedere la ricca complessità del mondo, trascorre la sua esistenza nell’attesa. È il racconto di una non-vita, che porta alle estreme conseguenze quella sottile sensazione di inappagamento che, in qualche modo, ci contraddistingue tutti come esseri umani.

Anomalisa” è un lavoro intenso e stratificato, che riesce a coniugare semplicità e complessità attraverso la sensibilità unica e preziosa di un autore come Charlie Kaufman. 

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