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Venezia 72 — Brian De Palma secondo Noah Baumbach e Jake Paltrow

Un regista che si riesce ad apprezzare fin da subito, fin da ragazzi, per capolavori del gangster movie come “Scarface“, “Gli intoccabili“, “Carlito’s Way“. Qualche anno dopo, di solito, il cinefilo medio capisce che Hitchcock non ha fatto solo “Psycho” ma è uno dei più grandi registi della storia del cinema, forse il più grande, e allora si apprezzano i suoi “Vestito per uccidere” e “Omicidio a luci rosse“.

Passano gli anni, e si scopre anche che i suoi film cosiddetti minori, “Il falo delle vanità” e “Vittime di guerra”, contengono sequenze incredibili. Ah, naturalmente, da “Mission: Impossible” in poi è stato un appuntamento fisso al cinema, esclusi gli ultimi “Redacted” e “Passion” perché non ci sono proprio arrivati. Tutto questo parlando della mia generazione, quella dei 30-40enni, e non nominando decine di altri titoli imprescindibili.

Sto parlando, naturalmente, del maestro Brian De Palma, uno dei miei amori cinematografici fin dalla più tenera età, che sbarca oggi a Venezia per ritirare un premio dal nome impronunciabile e per di più sponsorizzato, che pure se ve lo scrivo non vi cambia nulla, anzi ve lo scrivo senza sponsor, il Glory to the Filmmaker Award.

Ed è anche l’occasione per presentare il documentario a lui dedicato “De Palma“, diretto da Noah Baumbach, uno dei registi americani più interessanti in circolazione, e Jake Paltrow, che più prosaicamente vi segnalo non per i suoi meriti ma per altre questioni: è il fratello della più nota Gwyneth ed è fisicamente identico a Wes Anderson, sodale consolidato di Baumbach. Il nuovo regista americano da East Coast intellettuale e hipster ancor prima che andasse di moda, evidentemente, è fatto così, o prende queste fattezze nel momento stesso in cui si mette dietro la macchina da presa.

Il documentario è un lungo monologo di Brian De Palma, che parla seduto davanti alla macchina da presa mentre sullo schermo scorrono scene dei suoi film e dei film che più ha amato (quasi sempre Hitchcock, ma non ne avevamo dubbio alcuno). Un lavoro preciso e filologico, che mostra alcune delle più belle sequenze create dal maestro, e ci fa venir la voglia di rivedere dal momento in cui rimetteremo piede a casa a fine Festival tutta la sua produzione. In più, un’atmosfera leggera e ironica (e qui Baumbach probabilmente avrà cercato di indirizzare il tono verso territori a lui noti), con un profluvio di aneddoti su colleghi, attori, produttori, dietro le quinte di molte delle sequenze più complesse. Due ore volate via come un lampo, che ti lasciano a terra rantolante a urlare “di più, di più!”. Il vero limite del documentario è proprio la sua breve durata (e stiamo comunque parlando di 115 minuti) ma in conferenza stampa i registi confermano quella che da subito mi era parsa come la cosa più ovvia: il film verrà allungato in un’edizione in DVD di prossima produzione, le oltre trenta ore di conversazione saranno riesumate, e qualcuna finirà nel nuovo montaggio. Io non vedo l’ora, perchè davvero alcuni film vengono liquidati in fretta e furia in due parole, specie gli ultimi.

In sala conferenze De Palma viene accolto con le giuste ovazioni, spetta a me la domanda di rito sulla sequenza di cui va più orgoglioso, e mi prendo anche il suo bonario rimprovero pur di arrivare alla risposta: quelle che nomina, pur dicendo di amare tutti i suoi film, sono l’inseguimento a piedi di “Vestito per uccidere” e la scena finale sulla scalinata della Central Station di New York in “Gli intoccabili”.

Prendete questa versione di oggi del diario come uno spin-off della serie regolare, completamente dedicata al grande Brian che stasera in Sala Grande riceverà il giusto tributo. Io corro a guardare un film venezuelano in Concorso e poi l’ultimo documentario del folle di talento Franco Maresco. Stamattina due film bellissimi da Laurie Anderson e Jerzy Skolimowski, ma le recensioni le trovare già online su LoudVision. Ultimi giorni della Mostra con (in)aspettati colpi di coda, ma il bello è proprio questo, di vedere buoni film non ci si stanca davvero mai. L’appuntamento, come al solito, è per domani.

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