Home > Recensioni > Venezia 72 — Equals

Equals” di Drake Doremus (Like Crazy ), tra i film in concorso presentati oggi a Venezia72, racconta di un mondo distopico in cui gli esseri umani sono stati geneticamente modificati per essere “Eguali”, cioè individui privati di tutte le emozioni, in modo da mantenere la stabilità sociale e produttiva.

Ma le emozioni sembrano manifestarsi in alcuni soggetti a causa di quella che viene considerata una malattia, chiamata Switched-On Syndrome o SOS. Non sembra esserci salvezza per i malati SOS e l’alternativa al suicidio è l’internamento al Covo, un centro di correzione dal quale nessuno è mai tornato. Silas (Nicholas Hoult), un giovane illustratore al primo stadio della malattia, si trova all’improvviso ad essere molto attratto dalla collega Nia (Kristen Stewart), che sembra avere i suoi stessi sintomi.

È sempre interessante quando il cinema di genere viene utilizzato per parlare, da punti di vista del tutto nuovi, di una tematica ormai abusata come quella dell’innamoramento. Cronologicamente parlando, l’ultimo esempio meritevole di questo tipo di operazione è certamente “Spring” di Justin Benson e Aaron Moorhead, che ha saputo combinare la tematica horror e sci-fi con l’approccio iper-realista del mumblecore, confezionando una storia d’amore toccante e delicata.

Non è questo, però, il caso di “Equals”, che si serve della fantascienza come un mero pretesto per rimettere in scena il classico dramma di un amore osteggiato dalla società, senza il quale i due amanti non possono vivere.

Per creare questo futuro distopico, “Equals” prende a piene mani da tutto un immaginario, che dalle opere di H. G. Wells, ma soprattutto da il “Nuovo Mondo” (“Brave New Word”, 1934) di Aldous Huxley in poi, ha affollato questo tipo di storie. Eugenetica, controllo mentale, annichilamento dell’io: sono solo alcuni dei temi anticipati da Huxley che hanno continuato a sopravvivere nella fantascienza moderna e vengono qui riproposti non come spunti per profonda riflessione sulla società odierna, ma come mero apparato scenografico.

Vediamo gli spazi asettici in cui vivono e lavorano gli “Eguali”, sappiamo che un ente chiamato Collettivo esercita una sorta di controllo totalitario, intravediamo questo centro di recupero, il Covo, utilizzato per allontanare i “Difettosi” dalla società, ma non ci viene data nessuna informazione ulteriore sul contesto sociale e politico di questa storia.

Non si contano gli elementi ripresi da molti altri, ben più riusciti, film del genere: visivamente debitore a film come “L’uomo che fuggì dal futuro” (“THX 1138”, 1971) di Geoge Lucas, “Equals” prende a piene mani da tutto, passando da  “Gattaca” (1997) di Andrew Niccol, forse il film più affine per tematica, a opere come “Brazil” (1985) Terry Gilliam (in quanto racconto di una società in cui pochi hanno ancora la capacità di sognare), in un’operazione che dimostra ben poco impegno immaginativo. 

In primo piano c’è solo la stucchevole storia dei due giovani, che si muovono in questi spazi dal bianco abbagliante, in una serie infinita di montaggi di immagini della loro vita insieme, accompagnanti da crescendo musicali ingombranti. Quello che viene mostrato sullo sfondo è un mondo appena abbozzato e inconsistente. Se c’è una cosa che abbiamo imparato recentemente da George Miller e il suo “Mad Max: Fury Road”, è che si possa delineare un complesso background anche tramite accenni e suggestioni, a patto di conoscere ogni più piccolo particolare del mondo che si vuole raccontare. In questo caso, si ha quasi l’impressione che Doremus e lo sceneggiatore Nathan Parker abbiano immaginato solo il microcosmo in cui si muovono Silas e Nia e che tutto il resto sia solo un’idea confusa racchiusa nella parola “distopia”. Risulta incredibile credere che Parker sia lo stesso sceneggiatore del meraviglioso “Moon” di Duncan Jones.

Pro

Contro

Scroll To Top