Home > Recensioni > Venezia 72 — Francofonia

Parlare in poche righe di “Francofonia“, il nuovo film di Aleksandr Sokurov che la 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia presenta in concorso, è difficilissimo. Come si fa a recensire un’opera come questa?

In appena 87 minuti il cineasta russo (Leone d’Oro 2011 con “Faust”) compone una magnifica meditazione sul significato dell’arte, della storia, dell’immaginazione, dell’arte nella storia e della storia nell’arte. Al centro di tutto, l’uomo.

Il film ha già fortunatamente una distribuzione italiana (Academy Two), quindi non vogliamo svelare troppo in merito alla sua struttura che desta continua meraviglia. Protagonista del film è il Louvre: come museo, istituzione, capolavoro architettonico, immobile testimone storico anche nelle epoche più nere (il Governo di Vichy), casa di opere d’arte.

Sokurov dialoga (letteralmente: la sua voce fuori campo accompgna l’intera durata) con i fantasmi della storia di Francia e lo fa attraverso l’immaginazione, quindi attraverso l’arte. Perché la forma che nasce da un gesto artistico, dice Sokurov, precede il pensiero. L’arte, insomma, precede l’uomo, sia storicamente (perché è eterna), sia materialmente (l’arte sa ciò che resta ignoto allo stesso artista: perché l’arte si rifiuta di darci la prescienza?, si domanda Sokurov).

Il titolo, poi, è un piccolo enigma: Sokurov dice di averlo scelto perché ha un bel suono e sa evocare lo spirito francese. Ma il film sembra suggerire un’interpretazione più ricca: francofonia come lingua universale, ma intrinsecamente francese, parlata dalle opere contenute nel Louvre. Opere che appartengono a secoli diversi ma sanno farsi comprendere al di là delle distanze temporali e, appunto, linguistiche (un segmento del film ci fa ascoltare del resto a più riprese un dialogo impossibile nel quale russo e inglese convivono armoniosamente).

Sembra un discorso complicato, ma la resa cinematografica di una tale densità di pensiero è incatevole e, sembra incredibile, semplice. Se non altro a livello intuitivo. Di “Francofonia” capiamo tutto, anche se forse non sappiamo spiegarlo.

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