Home > Zoom > Venezia 72 — I cortometraggi di Orizzonti (Prima Parte)

Venezia 72 — I cortometraggi di Orizzonti (Prima Parte)

Correlati

La prima parte (qui la seconda) dei cortometraggi presentati in concorso della sezione Orizzonti della 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: dal Brasile di “Tarântula”, uno dei nostri preferiti (nella foto in alto), all’Etiopia di “New Eyes”, dall’Italia di “E.T.E.R.N.I.T.” alla Cina di “Monkey”, l’unico film animato della selezione.

TARÂNTULA di Aly Muritiba e Marja Calafange – Brasile, 20’

Uno dei corti migliori, con la sua atmosfera perturbante e misteriosa: siamo in una grande casa isolata dove vive una bambina a cui manca una gamba e che accarezza una tarantola come fosse un animaletto domestico. Intuiamo che qualcosa di drammatico è accaduto in passato dentro quelle stanze dominate dalla presenza di una madre molto religiosa, ma tutto resta avvolto nel mistero, tra inquietudini familiari, fiabe notturne e riferimenti al folklore brasiliano (viene citato il curupira, una creatura con i piedi al contrario). «Un’opera sul filo sottile fra horror e film naturalistico», dicono i registi.

E.T.E.R.N.I.T di Giovanni Aloi – Francia, 14′

Il trentenne Giovanni Aloi (già autore  di “A passo d’uomo”, 2014) è membro del collettivo di filmmaker The Sponk Studios, e in passato ha lavorato come autore e operatore per il programma televisivo “Le iene”. Qui segue le giornate di Ali, un (vero) operaio tunisino che lavora nella bonifica dell’amianto. Malgrado qualche incertezza nella direzione degli attori (curiosità: c’è anche Serena Grandi) e dialoghi un po’ stentati, lo sguardo sugli ambienti, di taglio documentaristico, è efficace: «il cantiere non è stato ricostruito — spiega Aloi — abbiamo filmato, con difficoltà tecniche e rischi per la troupe, la bonifica di un’industria reale».

IT SEEMS TO HANG ON di Kevin Jerome Everson – Usa, 20’

Liberamente ispirato alla vicenda reale dei serial killer Alton Coleman e Debra Brown, responsabili della morte di 11 persone tra maggio e luglio 1984, il corto del pittore, scultore e fotografo Kevin Jerome Emerson prende in prestito titolo e dialoghi dall’omonima canzone di Ashford e Simpson (1979). Tra sequenze in bianco e nero spezzate da inserti a colori, ci immergiamo nella vita normale di due ricercati, guardando il mondo attraverso i loro occhi e le loro percezioni sensoriali. Ambiguo, e quindi potenzialmente fastidioso, il punto di vista etico sulla storia: il regista presenta “It Seems to Hang On” come un film «sull’amore nero» (l’amore si distingue in base al colore?), «un Bonnie and Clyde nero».

DVORIŠTA (BACKYARDS) di Ivan Salatić – Montenegro, 20’

Lunghe inquadrature fisse, azioni umane e ambienti spesso osservati da lontano, un cortile dominato da un albero secolare. Ivan Salatić (il cui corto precedente “Zakloni – Shelters” era nella sezione Onde del Torino Film Festival 2014) dichiara una fascinazione per i piccoli spazi: il microcosmo di “Dvorišta” (che significa appunto “cortile”) vorrebbe suscitare una riflessione sul tempo, sull’attesa, sul mondo di abitare i luoghi. Le intenzioni sono chiare, i risultati poco incisivi.

NEW EYES di Hiwot Admasu Getaneh – Francia, Regno Unito, Germania, 11’

I nuovi occhi protagonisti di questo cortometraggio firmato dal regista etiope Hiwot Admasu Getaneh, e prodotto grazie a una campagna di crowdfunding su IndieGoGo, sono quelli di una bambina che vede per caso una coppia fare l’amore: da quel momento il suo sguardo su se stessa, e la realtà che la circonda, non sarà più lo stesso. Nuove sensazioni, nuovi desideri, una nuova percezione del proprio corpo: lo sguardo del regista sui primi turbamenti sessuali della sua piccola protagonista è limpido e gioioso: «nonostante la confusione, […] è la scoperta di sé e un’importante svolta nella vita». Un corto non indimenticabile ma semplice e sensibile.

55 PASTILLAS di Sebastián Muro – Argentina, 13’

L’adolescente Fidel si improvvisa spacciatore con l’amico Camilo: la vita notturna degli adolescenti è messa in scena da Sebastián Muro senza particolari intuizioni formali e narrative. Ben riuscito, però, il lavoro con i giovani interpreti: lo stesso Muro è attore, che ha studiato teatro per sei anni e ha coinvolto i suoi compagni di corso nel progetto.

HOU (MONKEY) di Shen Jie – Cina, 5’

L’unico corto d’animazione di questa selezione Orizzonti: figure antropomorfe tratteggiate con stile pittorico si confrontano con la morte e la violenza. Brevissimo, visivamente efficace. Un precedente lavoro di Shen Jie, “Horse”, ha partecipato nel 2013 al festival del cortometraggio di Clermont.

Scroll To Top