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Venezia 72 — I cortometraggi di Orizzonti (Seconda Parte)

Ecco la seconda parte (qui la prima) dei cortometraggi presentati in concorso della sezione Orizzonti della 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Una selezione caratterizzata, questa volta, dalla presenza predominate di donne alla regia: dalla Croazia arriva “Belladonna” della regista Dubravka Turić; dal Canada l’opera sperimentale dell’italiana Cristina Picci “Champ des Possibles”; dal Messico “En defensa propia” della giovane Mariana Arriaga, figlia di Guillermo; infine, dal Kirghizistan la storia di formazione racconta da Elnura Osmonalieva in Seide. 

Inoltre, in chiusura a questa selezione, è stato presentato il cortometraggio di fantascienza “Zero” di David Victori, prodotto da Ridley Scott e Michael Fassbender, di cui più sotto potete vedere il trailer. Victori era stato premiato da YouTube lo scorso anno per il suo cortometraggio “La culpa”. 

BELLADONNA di Dubravka Turic – Croazia, 18’

Nello studio di un oculista, una giovane donna in attesa che le gocce oftalmiche facciano effetto, cerca di evitare l’interazione con due anziane signore di paese. Ma quando una delle due donne racconta la tragica storia vissuta dall’altra, che perse la vista in seguito ad un forte trauma, l’indifferenza si trasforma in partecipazione emotiva. “Belladonna”, prima opera della regista croata Dubravka Turić, prende spunto dal veleno che le donne rinascimentali usavano per rendere più belli e lucenti gli occhi, perdendo temporaneamente la vista, per parlare dello sguardo superficiale che abbiamo verso gli altri e dell’impossibilità di una reale comunicazione tra le persone. Il cortometraggio, dalla struttura e dalla messa in scena semplice e sobria, cerca di affrontare il tema della distanza tra le persone e della mancanza di compassione verso gli altri: la protagonista si trova a stabilire una connessione emotiva con le donne proprio nel momento in cui la sua vista è offuscata, in cui il non vedere si collega ad una condizione di bellezza interiore. Questo elemento emerge però in maniera poco immediata e il messaggio scivola via prima di avere avuto il tempo di afferrarlo.

CHAMP DES POSSIBLES di Cristina Picchi – Canada, 13’

Nel cortometraggio di Cristina Picchi, regista e visual artist italiana, la città è la protagonista assoluta, muta testimone delle storie di amore e delusione dei suoi abitanti, le cui voci aleggiano nell’aria, fondendosi con i suoni del paesaggio urbano. “Champ des Possibles” è quasi un’opera sperimentale che dà ampio spazio all’aspetto visivo e sensoriale, costruita come una sinfonia di voci dissonanti che accompagnano le immagini di palazzi in costruzione e demolizione, in un gioco metaforico forse troppo didascalico e convenzionale. Visivamente suggestivo, ma nulla di innovativo.

VIOLENCE EN RÉUNION di Karim Boukercha – Francia, 15’

Vincent Cassel è Vince , ex detenuto, che  ogni notte, da qualche tempo, non può fare a meno indossare un  burqa e sbeffeggiare la polizia, in una dipendenza che sembra impossibile da superare. Non si capisce bene cosa ci stia cercando di dire il regista Karim Boukercha con “Violence en Réunion”: se il cortometraggio voglia riflettere sulla tensione sociale che la Francia sta vivendo in questo periodo, come potrebbe far pensare l’elemento del burqa, o se voglia trattare della difficoltà, per gli ex detenuti, di reintegrarsi nella società. Frammentario, irrisolto e ambiguo.

OH GALLOW LAY di Julian Wayser – Usa, 20’

Oh Gallow Lay” è il racconto romanzato dell’occupazione di una proprietà di Muammar Gheddafi, avvenuta nel 2011 a Londra. Julian Wayser sceglie di ambientare il fatto in California, luogo a lui più familiare, mettendo in scena l’invasione della casa e la creazione al sui interno di una comunità spontanea, mentre all’esterno i beni sottratti vengono venduti all’asta per finanziare i rivoluzionari libici. Il corto, tra i più lunghi presentati qui a Venezia, può sembrare interessante sulla carta, ma risulta molto caotico e ripetitivo, risultando in qualche modo fine a se stesso.

JER GUN MUER RAO JER GUN (THE YOUNG MAN WHO CAME FROM THE CHEE RIVER) di Wichanon Somumjarn – Thailandia, 16’

Golf lavora come agente di recupero crediti a Khon Kaen. L’incontro con un uomo gravemente ammalato che deve saldare il proprio debito lo fa riflettere sul rapporto tra lavoro e senso morale. Il conflitto etico, però, non emerge mai chiarezza e nei suoi sedici minuti il corto di Wichanon Somumjarn  mostra solo gli spostamenti del protagonista, fino al suo simbolico ricongiungimento con la natura. E quindi?

EN DEFENSA PROPIA di Mariana Arriaga – Messico, 14’

Un medico riceve una telefonata a notte fonda dai suoi vicini. Arrivato sul posto, trova un giovane, apparentemente uno scassinatore, gravemente ferito e riverso sul pavimento. I vicini vorrebbero chiamare un’ambulanza, ma il medico riesce a convincerli che la cosa migliore da fare sia lasciarlo morire. Basato un racconto scritto da Guillermo Arriaga in gioventù, “En defensa propia” è il progetto di fine corso della figlia Mariana. Un cortometraggio ben girato, ma superficiale. Quattordici minuti non sono sufficienti per approfondire i personaggi, per capire le ragioni delle loro scelte, per empatizzare con loro. Il consiglio del medico viene seguito quasi immediatamente dai due coniugi, in una storia in cui il conflitto morale che vorrebbe raccontare rimane inespresso.

SEIDE di Elnura Osmonalieva – Kirghizistan, 13’

La giovane Seide (Kaliman Kalybek kyzy), che vive in un isolato villaggio di montagna ed è molto legata al suo cavallo, è ormai in età da matrimonio. Quando apprende che, nel momento in cui uscirà dalla casa paterna e verrà data in sposa a qualcuno che non conosce, l’animale verrà ucciso, la ragazza cerca invano di salvarlo. Con una regia molto tradizionale e una buona fotografia di Chananun Chotrungroj, che riesce a sfruttare bene la forza visiva del paesaggio innevato, il cortometraggio della regista trentaquattrenne originaria del Kirghizistan Elnura Osmonalieva vuole parlare della crescita, della perdita della libertà dell’età adulta e dei compromessi a cui ognuno è costretto. L’aspetto, in certo senso, emerge, ma si percepisce molto di più l’ingiustizia della situazione.

FUORI CONCORSO

ZERO di David Victori – Usa, Regno Unito, Spagna, Messico, 28’

Prodotto dalla Scott Free di Ridley Scott, Michael Fassbender e Liza Marshal, “Zero” di David Victori, vincitore del Your Film Festival di Youtube, sceglie di utilizzare un contesto fantascientifico per raccontare l’allontanamento di un figlio dal padre, in seguito alla scomparsa prematura della madre. Nel pieno del conflitto emotivo dei due, la terra comincia a perdere la sua gravità ad intermittenza. “Zero” è un corto di buona fattura, che mostra un lavoro di prima qualità soprattutto in post-produzione. L’idea di partenza, cioè la perdita della forza senza quale la vita sul nostro pianeta non sarebbe possibile, come metafora dell’allontanamento emotivo a causa di un lutto, è interessante, ma sviluppata in maniera estremamente didascalica. Il corto, infatti, si struttura, in quattro parti ben distinte da quattro titoli, nei quali si possono rintracciare le principali fasi dell’elaborazione del lutto. Come se questo non bastasse, l’opera di Victori punta alla commozione facile in un crescendo di sentimentalismo di maniera, enfatizzato e decisamente stucchevole. Un vero peccato, perché sulla carta, con una messa in scena più sobria, avrebbe potuto funzionare.

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