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Venezia 72 – Incontro con Charlie Kaufman, Duke Johnson e il cast di Anomalisa

Tra i film in concorso di questa 72esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, “Anomalisa” (qui la nostra recensione completa) è stato presentato stamattina all’incontro mattutino con la stampa, al quale hanno preso parte i due registi Charlie Kaufman e Duke Johnson, gli interpreti Jennifer Jason Leigh e Tom Noonan e la produttrice Rosa Tran (“Robot Chicken,” “Frankenhole”).

La prima domanda riguarda il nome Fregoli, usato da Kaufman come pseudonimo per lo spettacolo teatrale nel 2005 (in riferimento al trasformista omonimo che ha dato il nome ad un disturbo psichiatrico della percezione somatica altrui, ndr).

Charlie Kaufman: Quando abbiamo portato lo spettacolo a Los Angels, “Anomalisa” andava a sostituire l’opera dei fratelli Coen che seguiva la mia, così ho deciso di utilizzarlo come pseudonimo. All’inizio il nome dell’hotel era Millenium , ma non avevamo i diritti per poterlo usare, così abbiamo deciso di chiamarlo Fregoli per citare quella patologia che porta un individuo a vedere negli altri sempre la stessa persona. Sicuramente Michael ha questo disturbo, ma in senso simbolico.

Il personaggio di Michael, nella sua disperata ricerca di qualcuno che possa salvarlo dalla solitudine e dalla monotonia del mondo che lo circonda, nasce da un’esperienza personale?

Charlie Kaufman: non mi piace spiegare ciò che sono le cose. Falsa la vostra esperienza del film, che vale esattamente quanto la mia. Questo, per voi, è il vostro film.

Jennifer Jason Leigh e Tom Noonan, quali sono state le differenze tra l’esperienza teatrale del 2005 e quella cinematografica di “Anomalisa”? Quali sono state le difficoltà nell’affrontare vostri ruoli nel film?

Tom Noonan: la gente sapeva già che avrei interpretato tutti i personaggi a teatro, ero visibile. Nel film ho dovuto lavorare sulla mia voce, frammentandola. Ho dovuto fare un lavoro interiore, per riuscire a non comunicare le cose in modo ovvio. È stata dura perché ho dovuto lavorare solo con la voce.

Jennifer Jason Leigh: Abbiamo interpretato lo spettacolo originale per due serate in un bellissimo teatro a Los Angeles ed era una situazione stressante, ma estremamente esaltante. Girare il film, invece, è stata un’esperienza molto più privata. La sceneggiatura è bellissima anche solo da leggere e non è stato necessario recitare le parole, bastava esserci. Charlie ci ha aiutato a trovare il tono giusto. Sul set tutto era buio, non ci si poteva muovere molto perché ogni rumore sarebbe stato registrato dal microfono. Era così intimo da essere imbarazzante. È stata un’esperienza intensa, anche se c’era una tranquillità di fondo. 

Come avete deciso di trasformare l’opera teatrale in un film in stop-motion?

Duke Johnson: ho avuto la sceneggiatura da Dino Stamatopoulos (il co-fondatore, insieme a Dan Harmon, di Starburns Industries, Inc., ndr) e quando l’ho letta mi sono reso conto che subito che la stop motion sarebbe stata perfetta. Così ne ho parlato con Charlie e abbiamo iniziato a lavorare al progetto.

Charlie Kaufman: Lo stop-motion ci ha permesso di realizzare delle idee impossibili in un film, come quella dei volti tutti uguali. Non potevamo avere mettere in scena mille versioni tutte uguali di Tom.

Come avete trovato l’equilibrio tra il grande realismo e l’artificialità dei pupazzi?

Duke Johnson: i pupazzi sono realistici perché abbiamo voluto che lo fossero, anche se c’è una scena in cui si vede chiaramente in che modo siano costruiti, che mostra l’artificio.

Charlie Kaufman: quando si realizzano i film in stop-motion, non si capisce come sarà. Le cuciture ai lati del viso servono, nel processo di animazione, per separare la fronte dalla parte anteriore del volto e permettere centinaia combinazioni per le espressioni. Abbiamo mantenuto le cuciture per mostrare questo processo, perché non volevamo che la sua natura meccanica andasse persa. È una tecnica artistica ed artigianale e volevamo che questo si vedesse.

Duke Johnson: abbiamo creato i volti con con una stampante 3D, costruiti strato su strato. Questo sovrapposizioni della trama sono evidenti. Con la stop-motion si hanno possibilità diverse rispetto alle altre tecniche di animazioni, perché tutto è tridimensionale e reagisce alla luce, creando le ombre. Questi personaggi, anche se sono semplici pupazzi, esistono veramente.

Duke Johnson ha poi parlato della decisione di scegliere una produzione tramite Kickstarter:

Duke Johnson: volevano realizzare il film in linea con le nostre idee e sarebbe stato difficile ottenere i fondi senza che qualcuno volesse influenzare il risultato. Non sapevamo cosa aspettarci, ma, grazie anche anche ai fan di Dino Stamatopoulos (interprete di Starburns in “Community” di Dan Harmon) che ha la campagna è diventata un successo inaspettato. Anche se i fondi raccolti erano limitati, ci hanno permesso di iniziare il film.

L’ultima domanda è per Kaufman: nel film Michael deve tenere una conferenza motivazionale ad una convention di customer service. Persi che questo tipo di attività uccida l’individualità? Kaufman sceglie di rispondere con un aneddoto, che dice più di molte spiegazioni:

Charlie Kaufman: La settimana scorsa ho avuto un’esperienza con il servizio clienti. Mi ha chiamato una ragazza dicendomi “Ciao Charlie, sono Jean!” e a me è venuto spontaneo salutarla amichevolmente e iniziare una piacevole conversazione di 25 minuti con lei. Dall’altra parte c’era un persona, si percepiva chiaramente. 

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