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Venezia 72 – Incontro con Dito Montiel, regista di Man Down

Presentato in concorso nella sezione Orizzonti di questa 72esima edizione del Festival di Venezia, “Man Down” (qui la nostra recensione) di Dito Montiel (“Guida per riconoscere i tuoi santi”) è il racconto della sindrome post traumatica del marine Gabriel Drummer (Shia LaBeouf), che di ritorno dalla guerra si ritrova in un’America post-apocalittica, alla disperata ricerca di moglie e figli.

Abbiamo incontrato il regista Dito Montiel, che ci ha parlato del lavoro dietro la lavorazione di “Man Down” e del suo rapporto con Shia LaBeouf, ritrovato qui dopo la collaborazione di quasi 10 anni fa per “Guida per riconoscere i tuoi santi” (2006).

Riguardo a “Man Down”, Dito rivela:

È un piccolo che film che fa finta essere un grande film. La cosa importante è stata mantenere l’onestà: è prima di tutto una storia umana, non un film di guerra. La storia di una famiglia intrappolata. È un film che parla di persone che non parlano tra loro, come “Guida per riconoscere i tuoi santi”.

Come è stato tornare a lavorare con Shia LaBeouf, a quasi 10 anni da “Guida per riconoscere i tuoi santi”?

Shia è pazzo e lo amo per questo. È un grandissimo attore. Prende le cose molto seriamente e dona sempre qualcosa di inaspettato ai suoi personaggi.

Come hai studiato sindrome post traumatica da stress dei veterani (PTSD)?

Abbiamo fatto un sacco di ricerche. Shia era ossessionato dall’argomento. Quando tratti un argomento delicato come questo, prima di tutto devi essere onesto. La gente soffre di PTSD a causa di molte situazioni, non solo per la guerra. Il nostro consulente era il mio amico Nick Jones, che è un sergente dei marine che è tornato dall’Afghanistan.

Dove avete girato? Avete dovuto ricostruire gli edifici in rovina?

No, quelle location erano vere, non avevamo molti soldi. Abbiamo trovato la casa nella quale vive Gabriel tramite un’agenzia. Al di là della strada molte case erano state distrutte da Katrina. Era un panorama davvero post-apocalittico, ma, purtroppo, era reale. Molte persone continuavano a vivere lì.

Parlaci della collaborazione con Clint Mansell per la colonna sonora di “Man Down”.

È molto bella. Quando sono stato qui per presentare “Guida per riconoscere i tuoi santi”, lui era qui per “The Fountain – L’albero della vita”. Era una colonna sonora meravigliosa, lui ha molto talento così ho pensato che potesse comporre dell’ottima musica post-apocalittica.

Come è stato lavorare con Gary Oldman?

A lui è servito solo un giorno di riprese, è bravissimo. È stato lavorare come lavorare con Michael Jordan! Shia e Gary si conoscevano già, avevano girato un film insieme (“Lawless” di John Hillcoat del 2012, ndr). È stato molto emozionante avere due ottimi attori che recitano insieme in una stanza.

Hai diretto anche Robin Williams nel suo ultimo film, “Boulevard”, prima della sua tragica scomparsa. Come è stato lavorare con lui?

È stato meraviglioso, lo amo molto. Ognuno di noi è cresciuto con una versione di lui, con Mork e gli altri personaggi. Stargli intorno e parlare con lui del ruolo è stato incredibile.

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