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Venezia 72 – Intervista a Carlo Lavagna, regista di Arianna

Presentato all’interno delle Giornate degli Autori a Venezia 72, “Arianna” racconta il cammino psicologico di una giovane ragazza di 19 anni che non ha ancora raggiunto la sua maturità sessuale, alla scoperta della propria identità.

Abbiamo parlato del film con il regista Carlo Lavagna e gli interpreti Ondina Quadri (Arianna), Valentina Carnelutti (Adele), Blu Yoshimi (Celeste) e Lidia Vitale (la ginecologa di Arianna).

La prima domanda è per Carlo Lavagna: come nasce “Arianna” che, come l’hai definito tu stesso, è un film che viene da lontano? 

Carlo Lavagna: a 10 anni facevo questi sogni ricorrenti in cui sognavo di essere una donna più grande di me, che vagava per la città. E mi svegliavo abbastanza scosso. Una riflessione sull’identità che mi sono portato dietro nel corso della vita. Successivamente andai a vivere negli Stati Uniti, dove realizzai un documentario sulle realtà intersex che si stavano formando in quegli anni. Poi mi sono reso conto che sarebbe stato interessante farne un film e ho letto tutto quello che ho trovato sull’argomento. Quando sono tornato in Italia, ho cominciato a scriverne, prima da solo poi con Carlo Salsa. Ne abbiamo scritto per anni. Negli ultimi due anni abbiamo ristretto il cerchio, grazie anche al produttore Tommaso Bertani, senza il quale il film non si sarebbe realizzato. Questo lavoro di scrittura è continuato anche sul set, soprattutto quando provavamo alcune scene ideali tra Arianna e Celeste, basandoci sul lavoro di improvvisazione. Quando siamo arrivati a girarlo, ci siamo basati su queste tracce. Questo è successo solo perché si è instaurato sul set un rapporto di intimità familiare. Questo è stato l’unico modo per realizzare il film, non avendo a disposizione tanti soldi.

Le location molto suggestive in cui è ambientato il tuo film hanno un ruolo centrale nella narrazione. Ho riconosciuto alcuni luoghi particolari, come il cavone etrusco in cui vaga Arianna nella parte finale del film. Come sono stati scelti? 

Questi luoghi sono quelli in cui passavo le estati da bambino, perché mia madre è originaria di quelle parti. Abbiamo girato vicino a Bolsena e nei dintorni di Sovana e Sorano. Io sono sempre andato alla scoperte delle vie cave dell’Etruria, luoghi magici e forse poco conosciuti. Inoltre, abbiamo avuto la fortuna di poter usare la casa a Bolsena della nostra costumista per le riprese.

Un luogo ricco di storia come l’Etruria ti ha suggerito un qualche collegamento con delle suggestioni provenienti dal mondo antico e dalla mitologia, ad esempio con la storia di Ermafrodito?

Girando lì, sono i luoghi stessi a suggeritelo. Forse questo collegamento era più esplicito nelle stesure precedenti. A me, comunque, interessava che riecheggiasse un po’ di quell’aspetto, che portasse un po’ di mistero ad un personaggio contemporaneo che si relaziona oggi al problema.

Come sei arrivato a scegliere Ondina come protagonista? E Blu per quello di Celeste?

Carlo Lavagna: erano anni che non trovavamo una protagonista. Serviva una fisicità specifica. Un giorno Barbara Meli, la responsabile del casting, mi ha detto che la figlia un suo amico poteva funzionare. In effetti aveva tutti i requisiti fisici necessari, ma Ondina era diversissima da Arianna, in molte caratteristiche. Ondina era più androgina e durante il film ha acquisito una maggiore femminilità. Con molto lavoro prima e durante le riprese, si è trasformata in Arianna. Avevo incontrato anche Blu durante i provini e mi era piaciuta tantissimo. Ma Blu è troppo femminile per la parte. C’era, però, da scegliere l’interprete di Celeste, che è un personaggio importante in quanto specchio di Arianna. Allora l’ho subito chiamata.

arianna

Una domanda per Ondina e Blu: quali difficoltà avete avuto nell’affrontare la parte, soprattutto perché coinvolge molte scene di nudo, in particolare quelle in cui Arianna scopre il proprio corpo?

Ondina Quadri: quando ho letto la sceneggiatura, ho pensato che alcune scene sarebbero state molto difficili da girare, soprattutto sapendo che avrei lavorato con molte persone che non conoscevo. Non avendo mai lavorato ad un film. Invece ho trovato un’atmosfera rilassata e familiare, come diceva Carlo prima. Tutti  credevamo molto nel progetto, dal direttore della fotografia, al regista, allo sceneggiatore: erano tutti sempre sul set, disposti a cambiare qualcosa. No, non ho avuto problemi per le scene di nudo. Anche le scene che sembravano più difficili, non lo sono state per per questo motivo. Ho addirittura avuto più difficoltà nelle scene meno complesse, quando il mio livello di concentrazione si abbassava.

Blu Yoshimi: quando ho letto la sceneggiatura, ho pensato che fosse scritta benissimo e che il nudo fosse ben contestualizzato, in modo molto delicato. Tuttavia, ho avuto un po’ di resistenza, almeno inizialmente. Ero spaventata ma allo stesso tempo affascinata dalla cosa. Quindi per me stata una sfida. Celeste è molto diversa da me, ma mi ha lasciato questa sorta di “brio” che forse potrà servire anche a me. Una cosa che ha semplificato le cose è stata, appunto, l’atmosfera familiare di cui ha parlato Ondina. Abbiamo provato molto e Carlo è sempre stato disponibile con tutti. C’era sempre qualcuno pronto ad aiutarti.

Ondina, dato che è la tua prima esperienza cinematografica, come ti sei preparata al ruolo?

Ondina Quadri: ho lavorato sul personaggio con Carlo. Lidia Vitale, che interpreta la mia ginecologa, mi ha aiutato molto ad entrare nella parte. Per il resto, ho provato a far emergere questa persona, non cercando qualcosa che mi accomunasse ad Arianna, proprio cercando questa persona che, in qualche modo, già esisteva. Emergeva dal testo. Parallelamente, ho cercato qualcosa dentro di me. In superficie c’è molto poco di Arianna in me, ma ad un livello più profondo c’è molto.

Una domanda per Valentina Carnelutti, che interpreta Adele, la madre di Arianna: come ti poni di fronte alla scelta difficile con cui tuo personaggio pensa di poter dare ad Arianna un futuro migliore?

Valentina Carnelutti: il problema è che spesso si sente la necessità di dare delle etichette, che è diverso da dare i nomi alle cose. I nomi danno complessità, mentre le etichette la riducono. In questo senso, mi discosto in maniera significativa dal personaggio di Adele. Questa donna ama sua figlia di un amore viscerale, ma allo stesso tempo conserva un segreto per vent’anni. Dovevo trasmettere entrambi gli aspetti. In sceneggiatura lei ha poche battute, così ho provato a fare del suo silenzio una ragion d’essere. Da genitore, invece, penso che sia necessario lasciare la libertà di essere quello che si è, con tutto quello che comporta.

Ancora per Carlo Lavagna: quali reazioni ti spetti o temi dal pubblico e dalla critica? Quali sono le tue aspettative?

Carlo Lavagna: non lo so. Al di là del valore del film, che piaccia o meno, magari ci saranno alcune persone a cui non interesserà proprio il tema trattato.

Ci sono dei modelli a cui ti ispiri? Quali sono le tue passioni cinematografiche?

Naturalmente “XXY” di Lucía Puenzo, che però è stato un modello dal quale differenziarsi, perché volevo parlare di altri aspetti dell’ermafroditismo. Poi, il libro “Middlesex” di Jeffrey Eugenides, che abbiamo omaggiato inserendo una citazione proprio all’inizio del nostro film («Sono nata  due volte, anzi tre»). Per quanto riguarda le passioni, mi piace il cinema messicano degli anni ’30-’40, i film di Rumberas, Juan Orol, film di gangster su cui, forse, mi piacerebbe lavorare in futuro.

Arianna” uscirà nelle sale il 24 settembre, distribuito dall’Istituto Luce.

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