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Venezia 72 — Johnny Depp presenta Black Mass

Ad accompagnare il film “Black Mass”, presentato oggi fuori concorso a Venezia 72, sbarca sul Lido il protagonista Johnny Depp con regista il Scott Cooper, e i coprotagonisti Dakota Johnson e Joel Edgerton. È di gran lunga la star più acclamata sinora di questa edizione, con torme di ragazzine accampate lungo il red carpet fin dalla scorsa notte e una ressa che non si vedeva da tempo nella sala dove si svolgono le conferenze stampa, con giornalisti appollaiati in ogni angolo disponibile.

Il film è un gangster-movie basato sulla biografia di Jimmy Bulger, a capo di una banda criminale che spadroneggiava a Boston tra la metà degli anni 70 e 80. Un cast all-star che, oltre ai presenti, annovera anche Benedict Cumberbatch e Kevin Bacon.

La presenza di Depp cannibalizza il breve incontro con i giornalisti, che hanno domande solo per lui e lasciano un po’ ai margini regista e colleghi. Depp è comunque ben disposto, inizia con gli occhiali scuri per poi toglierli, dispensa battute e, caratteristica davvero unica, sorseggia una bottiglia di Tennent’s per tutto lo svolgersi della conferenza.

In questo film interpreti un personaggio negativo, come hai fatto a trovare la chiave interpretativa dentro di te, cercando il tuo personale lato malvagio?

Ho trovato ciò che di malvagio c’è dentro di me molto tempo fa, l’ho accettato, e siamo diventati grandi amici. Anche questo personaggio è semplicemente un uomo, che non si alza la mattina e mentre si fa la barba pensa di essere malvagio, quelle che per noi sono azioni “cattive” per lui rappresentano semplicemente il suo business, il suo lavoro. Per interpretare un ruolo bisogna sempre immedesimarsi nell’umanità di quel personaggio, senza giudizi morali.

Ci sono dei suoi fan lì fuori che sono qui da prima delle 6 di stamattina. Cosa significa questo per lei?

Per me quelle sono persone innanzitutto, devote, gentili, che sono venute qui magari solo per dirmi “ciao”, per darmi il benvenuto nel vostro Paese. Detesto la parola fan, lì ci sono i nostri capi, quelli che spendono dei soldi per andare al cinema, nessuno di noi lavorerebbe senza di loro, io li ringrazio tanto.

Dopo John Dillinger, interpreta ancora un criminale realmente esistito. E’ diverso il suo approccio quando interpreta persone realmente esistite?

Ho interpretato diversi personaggi reali, sento in questi casi una grandissima responsabilità. Citavi Dillinger, per me era quasi come un moderno Robin Hood, ho conosciuto una sua parente ancora in vita che me l’ha descritto come una persona brillante e divertente. Per il personaggio di Jimmy non c’era molto materiale da cui trovare ispirazione, a parte qualche filmato dell’FBI. Quando si decide di andare a fondo, di scomparire in una persona come questa bisogna cercare di renderla al meglio. al di là dei suoi aspetti negativi, ma lo dicevo anche poco fa. Ho chiesto al suo avvocato d’incontrarlo, lui attualmente è in prigione, ma come mi aspettavo ha rifiutato. Ha letto il libro da cui è tratta la sceneggiatura e non gli è piaciuto per niente il ritratto che ne veniva fuori.

Nel film si percepisce molto forte il dualismo tra la pubblica immagine criminale e il privato molto bonario e familiare del suo personaggio. Per lei è una difficoltà in più dover passare da un registro ad un altro continuamente?

Jimmy è figlio di immigrati irlandesi, molto legato alla famiglia, ai connazionali, alla stessa patria d’origine, arrivando a finanziare l’IRA con i suoi soldi. Sì, è una sfida in più e da anche un po’ alla testa, bisogna bilanciare il ritmo come quando si guida un auto, rallentando e accelerando a seconda della necessità. Jimmy aiuta una signora a portare la borsa della spesa, e nella scena successiva compie un massacro.

Non ha ancora portato i suoi due cagnolini in giro in gondola a Venezia?

Ho ucciso i miei cani e li ho mangiati, su ordine diretto di un grassone australiano (risposta ironica ad una domanda discutibile n.d.r.).

Anche in questo film ha un trucco pesante che fisicamente la trasforma. Come mai così tante trasformazioni nella sua carriera?

Fin da quando ho iniziato, intrappolato in una serie Tv che non voglio denigrare troppo perché è odioso sputare nel piatto in cui si è mangiato, mi è capitato di recitare brutte battute da copioni non straordinari, e da nascosti è più facile. Sto scherzando, fin da quando ero bambino i miei attori preferiti sono stati Lionel Barrymore, Lon Chaney, Marlon Brando, tutti grandi trasformisti. A me piace cambiare a dare al pubblico qualcosa d’inatteso ogni volta, e le trasformazioni trovo che siano un modo allo stesso tempo più sicuro e più pericoloso di affrontare il mestiere. Per quest’ultimo film abbiamo studiato per molto tempo io e il regista l’aspetto giusto, abbiamo fatto 4 0 5 tentativi e poi abbiamo deciso che bisognava farmi assomigliare il più possibile al vero Bulger.

Scade il tempo e l’intera sala si riversa ai bordi del tavolo delle conferenze per avere la sospirata firma da Depp. Noi ne approfittiamo per lasciare la sala. E’ stato un incontro davvero interessante, condito da risposte intelligenti e perfino un pizzico d’ironia. La Tennent’s sul tavolo è ormai terminata.

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