Home > Recensioni > Venezia 72 — La corte (L’hermine)

Alla presentazione del programma, lo scorso luglio, il direttore Alberto Barbera ci aveva annunciato che la 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia sarebbe stata «sorprendente». Ecco, “L’hermine” è una piccola, amabile sorpresa presentata oggi in concorso.

Protagonista è il giudice Xavier Racine (Fabrice Luchini, acclamato oggi all’incontro con la stampa), presidente di corte d’assise noto per la durezza delle sentenze, e il regista francese Christian Vincent (“L séparation”, il recente “La cuoca del presidente”) costruisce attorno a lui un racconto corale incentrato su un processo per infanticidio.

Sembra un premessa cupissima e invece “L’hermine” (cioè l’ermellino che orna la toga del giudice) è una commedia di rara dolcezza e umanità, sia quando mette in scena la teatralità dell’ambiente giudiziario («l’aula di un tribunale è un teatro, con un pubblico, degli attori, una drammaturgia e un dietro le quinte», dice Vincent) sia quando sfiora con empatica semplicità la vita privata dei suoi personaggi. E c’è anche spazio per teneri squarci di romanticismo.

Il livello della recitazione è impressionante: su Fabrice Luchini non avevamo dubbi e anche la comprimaria Sidse Babett Knudsen offre un’ottima interpretazione, ma è stupefacente come anche l’attore alle prese con il più piccolo dei ruoli (tra i tanti personaggi ci sono i giurati, l’imputato, i testimoni che vediamo in scena per pochi secondi) sappia portare sullo schermo un ritratto umano a tutto tondo.

Unica sbavatura (a voler essere proprio severi, ma in fondo ci riferiamo a un concorso di “arte cinematografica”): l’uso della musica di commento su un paio di scene, in particolare quella finale, che non avevano bisogno di alcuna sottolineatura enfatica e che silenziose sarebbero state ancora più belle.

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