Home > Recensioni > Venezia 72 — Looking for Grace

«Se credete che siano gli individui a forgiare il loro destino, questo film non fa per voi»: l’australiana Sue Brooks (“Japanese Story”) presenta così “Looking for Grace“, il primo film in concorso che la 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia propone oggi in Sala Grande.

La Grace del titolo è una ragazzina che scappa di casa con un’amica. Sottrae una grande somma di denaro dalla cassaforte domestica dei genitori e sul tavolo lascia solo un biglietto: «mi dispiace mamma».

Nella prima parte il film introduce uno dopo l’altro i segmenti narrativi legati ai vari personaggi (Grace’s Story, Bruce’s Story, Denise’s Story, Tom’s Story…), segmenti che si intrecceranno gradualmente, con sovrapposizioni e spostamenti temporali, andando a comporre un racconto corale in equilibrio tra dramma e commedia.

“Looking for Grace” è un film d’attori: Richard Roxburgh (che proprio in questi giorni recita Checov a Sydney a fianco di Cate Blanchett), Radha Mitchell, Terry Norris (anche lui molto attivo in teatro da più di trentanni) e, nei panni di Grace, Odessa Young, volto emergente del nuovo cinema australiano che qui alla Mostra vedremo anche in “The Daughter” di Simon Stone alle Giornate degli Autori.

Sue Brooks, anche sceneggiatrice, scrive per i suoi interpreti fitti dialoghi ricchi di sfumature ironiche e dà alla composizione della scena un gusto quasi teatrale, per il senso dello spazio e per come dirige il nostro sguardo su inquadrature spesso lunghe e fisse che usano con efficacia la profondità di campo e i livelli di messa a fuoco.

Gli attori sono pressoché inattaccabili anche se l’insieme, a tratti, ha qualcosa di lezioso, specie negli aspetti umoristici, o viceversa in quelli più commoventi, e nella ricerca costante della bella performance.

Un film volutamente «caotico e contraddittorio» (sono ancora parole di Sue Brooks), che rischia così di risultare irrisolto, ma la presenza in competizione è comunque giustificata, soprattutto per il buon livello di ogni aspetto tecnico e artistico (ben riuscito, nella sua apparente semplicità, anche il lavoro su costumi e scenografie). E poi dare uno sguardo all’Australia cinematografica è sempre un piacere.

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