Home > Recensioni > Venezia 72 — Man Down

Il marine Gabriel Drummer (Shia LaBeouf) vaga, insieme all’amico Devin Roberts (Jai Courtney), in un’America devastata da un misterioso evento apocalittico, alla disperata ricerca del figlio Jonathan (Charlie Shotwell) e della moglie Natalie (Kate Mara). Inizia così “Man Down” di Dito Montiel (“Guida per riconoscere i tuoi santi”), presentato nella sezione Orizzonti durate Venezia 72.

“Man Down” cerca di parlare degli effetti devastanti della guerra sulla psiche attraverso il punto di vista di un uomo che lotta per riavere la propria famiglia. Il film si costruisce contemporaneamente su quattro piani cronologici diversi, fornendo via via i pezzi di un puzzle che acquista forma solo negli ultimi dieci minuti.

Le sequenze che vedono Gabriel immerso in un paesaggio post-apocalittico (realizzato con una CGI pessima), sono intervallate a quelle che lo ritraggono padre e marito amorevole e marine durante la sua formazione militare. Il filo conduttore sembra essere questa lunghissima conversazione con il Capitano Peyton (interpretato da Gary Oldman, la cui presenza nel cast non viene sfruttata a dovere), volta a valutare psicologicamente il marine dopo un evento traumatico vissuto sul campo. Ogni linea temporale ha uno stile e un tono diverso, sottolineato anche dalla estrema eterogeneità del commento musicale.

L’approccio è interessante: l’immaginario futuro post-apocalittico è usato per parlare del disturbo post traumatico che affligge moltissimi soldati americani, ritornati dai luoghi di guerra. La realizzazione, invece, lascia molto desiderare. Nel tentativo di coinvolgere lo spettatore nel senso di stordimento di un ex marine che soffre della sindrome, Montiel confeziona un film frammentario, confuso e verboso, molto faticoso da seguire, che si risolve esclusivamente nel colpo di scena finale. LaBeouf, dal canto suo, sembra credere nel progetto, ma non riesce a rendere al meglio un personaggio che non gode dell’approfondita caratterizzazione psicologica che il gioco surreale tra piani temporali implicherebbe.

“Man Down” è un film ambizioso, costruito su un buon punto di partenza e un interessante punto d’arrivo, per arrivare al quale Montiel sceglie un cammino tortuoso e incidentato, perdendosi più volte nello stesso delirio che voleva creare e non riuscendo a colpire nel segno.

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Contro

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