Home > Recensioni > Venezia 72 — Motherland (Ana Yurdu)

Da qualche anno qui alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e non solo, seguiamo con attenzione il nuovo cinema turco e abbiamo notato un elemento ricorrente: la rappresentazione della famiglia come forza oppressiva e colpevolizzante ai danni dei più giovani.

Pensiamo in particolare a “Coğunluk” di Seren Yüce (‘premio opera prima 2010), “Araf” di Yeşim Ustaoğlu (Orizzonti 2012), “Köksüz” di Deniz Akçay (Giornate degli Autori 2013).

Il tema dello scontro generazionale è evidentemente molto sentito dai giovani autori turchi e non fa eccezione “Ana Yurdu” (“Motherland”), opera prima della 35enne Senem Tüzen che questa 72esima edizione della Mostra colloca nel programma della Settimana Internazionale della Critica.

In “Ana Yurdu” si confrontano Nesrin (Esra Bezen Bilgin), una giovane donna aspirante scrittrice che tenta di riprendere in mano la propria vita dopo un divorzio, e sua madre Halise (che era anche nel cast di “Coğunluk”). Le due sono legate da un rapporto di profondo affetto ma Nesrin si sente costantemente giudicata e additata come un cattivo esempio d’egoismo.

Al film di Senem Tüzen manca forse un po’ di storia: non succede granché lungo i suoi 98 minuti di durata e la situazione descritta non è poi così nuova. La regista dimostra però grande sensibilità nella direzione delle attrici e utilizza diverse soluzioni di regia non banali (un importante dialogo tra le protagoniste tutto filmato in soggettiva attraverso gli occhi della madre).

Non imperdibile, ma la qualità dei film selezionati dalla Settimana della Critica – come sempre tutte opere prime – si conferma di anno in anno sempre piuttosto elevata. Peccato solo per la collocazione un po’ penalizzante dei film in calendario (spesso in contemporanea con le proiezioni stampa dei film in concorso) che ci ha obbligato a qualche rinuncia.

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