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  • Venezia 72 — The Danish Girl

    Diretto da Tom Hooper

    Data di uscita: 04-02-2016

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Presentato in concorso durante questa 72esima Mostra di Venezia, “The Danish Girl” di Tom Hooper (“Il discorso del re”), tratto dall’omonimo libro di David Ebershoff del 2000, racconta la vera storia di Lili Elbe, la prima persona ad essere identificata come transessuale, e della moglie Gerda Wegener. Nata nel corpo maschile di Einar Wegener, tra gli anni ’20 e i ’30 Lili affrontò il cammino di transizione dal suo genere biologico al genere a cui sentiva di appartenere interiormente.  Considerata una pioniera, fu la prima che si sottopose all’intervento di riassegnazione sessuale.

The Danish Girl” si concentra molto sul rapporto tra Einar/Lili e la moglie Gerda, che rimarrà accanto lei, amandola di un amore profondissimo, fino alla fine, concentrandosi in eguale misura sul viaggio emotivo dei due personaggi. Si tratta di biopic molto classico per struttura, regia e montaggio, che riesce a mantenere un punto di vista molto sobrio, senza ricadere in eccessi. Meno ricattatorio di quanto ci si potesse aspettare, risulta però un film di maniera che viaggia su binari prestabiliti, molto conservatore nella forma, in particolare per il modo in cui la colonna sonora di Alexandre Desplat va a sottolineare, in modo eccessivamente convenzionale, i momenti di forte emotività.

È un peccato, perché il film sembra confezionato per un pubblico molto ampio, evitando un approccio di reale problematicità. Ci si potrebbe interrogare sulla reale capacità di raccontare una storia di tale complessità da parte di qualcuno estraneo all’esperienza. “The Danish Girl” non riesce a farlo, si limita a raccontare la storia. Sarebbe interessante sapere come il film sia stato percepito da quelli che ogni giorno si confrontano con la realtà di essere nati in un corpo non loro.

La scelta di usare un attore come Eddie Redmayne, costruendo il tutto sul suo lavoro di trasformazione fisica, invece di puntare su un attore transgender, è quantomeno opinabile. È comprensibile il fatto che servisse una fisicità più maschile nella prima parte del film, ma questo non sembra un problema insormontabile, dal momento che la trasformazione di un interprete può avvenire a doppio senso. Dietro l’interpretazione di Redmayne è possibile certamente vedere un grande studio, ma solo di studio si tratta (un po’ come ha fatto ne “La teoria del tutto”). La gestualità è precisa, meticolosa, ma fredda e rigida: troppo impostata per riuscire a coinvolgere emotivamente lo spettatore. Interpretare il personaggio di Lili non può limitarsi all’imitazione asettica, ma è necessaria una totale comprensione della sua psicologia, cosa che Redmayne non riesce a trasmettere.

Alicia Vikander, invece, potrebbe essere una sorpresa, ma solo per chi non ha visto “Ex Machina”. È in totale sintonia con il personaggio con cui, tra tutti, è più possibile identificarsi: quello di una donna che accetta di perdere l’uomo che ancora ama, non smettendo mai di appoggiarlo nella sua scelta. Una donna forte, moderna e combattiva, il cui personaggio sembra scritto meglio di quello di Lili (forse perché il più facile da comprendere per la sceneggiatrice Lucinda Coxon). A volte ci si ritrova addirittura a pensare se non sia proprio Gerda la ragazza danese del titolo.

The Danish Girl” risulta così essere un film nato vecchio, troppo patinato, che certamente piacerà a molti, ma non così coraggioso come la tematica avrebbe meritato.

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Contro

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