Home > Recensioni > Venezia 72 — Winter on Fire

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La presenza di documentari nella selezione ufficiale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è anche quest’anno corposa e interessante. Il primo rappresentante della categoria ad essere proposto oggi, fuori concorso, è “Winter on Fire” di Evgeny Afineevsky.

Il film è prodotto da Netflix (come “Beasts of No Nation” di Cary Fukunaga, anche questo in programma oggi ma in concorso) e racconta i 93 giorni della rivoluzione ucraina tra il 2013 e il 2014. E questo è forse il suo limite più evidente: “Winter of Fire” racconta, e basta.

Manca, nel lavoro di Afineevsky, un approccio più analitico che avrebbe reso il film qualcosa di più rispetto a una semplice raccolta di testimonianze o, per usare le parole dello stesso regista, «un monumento cinematografico agli eroi, dedicato all’intera nazione ucraina».

“Winter of Fire” mostra la brutale repressione della polizia e la determinazione compatta degli attivisti, dagli aspetti pratici (la costruzione di barricate rudimentali ma solidissime) a quelli etici (i ragazzi nati negli anni 90 parlano con orgoglio di “patriottismo”).

La scrittura di Den Tolmor, sceneggiatore e co-produttore, è attenta al ritmo e ad agevolare il più possibile la fruizione degli spettatori, anche con l’uso di mappe e didascalie; il lavoro di selezione dei materiali, davvero imponente, trova forma in un montaggio fluido ed efficace, che mescola i momenti d’azione ai racconti diretti dei testimoni.

L’omaggio di Evgeny Afineevsky alle persone di ogni età, appartenenza sociale e religiosa che hanno affollato Maidan (e “Maidan”, la piazza di Kiev al centro delle rivolte, è peraltro il titolo del documentario di Sergei Loznitsa presentato l’anno scorso a Cannes e dedicato agli stessi eventi) è del tutto sincero, anche se carica spesso le immagini di enfasi non necessaria, attraverso un uso eccessivo della (pur bella e molto cinematografica) colonna sonora di Jasha Klebe e la ricerca del dettaglio evocativo (la figura nitida del ragazzino attivista che si staglia contro lo sfondo di fiamme).

Una nota a margine: tre anni fa a Venezia il documentarista francese Sylvain George presentò una versione work in progress di “Vers Madrid”, un documentario sul movimento degli indignados spagnoli (termine che a lui non piace, come ci spiegò nell’intervista): un film che scavava davvero a fondo nelle implicazioni filosofiche e politiche del concetto di rivolta e nel significato dell’immagine cinematografica.

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