Home > Recensioni > Venezia 73 — Nocturnal Animals

Se la copertura mediatica è un termometro dell’attesa che un film in Concorso a Venezia 73 porta in dote, e probabilmente in larga parte lo è, i pienoni registrati alle anteprime di questa mattina di “Nocturnal Animals” del poliedrico stilista, regista e costumista cinematografico Tom Ford lo rendevano il film più atteso di questa edizione della Mostra, proprio per la pluralità di settori comunicativi interessati a lui in qualche modo.

Un film che è piaciuto moltissimo all’utenza più generalista della categoria, meno alle testate specializzate, qui si cercherà come sempre di trovare la sintesi ma possiamo già dire che riteniamo l’operazione (quasi) completamente riuscita. Tre film diversi con tre stili diversi, soluzione narrativa e visiva anche abusata ma che qui trova originali incastri e rimandi in bilico tra il letterario e l’emotivo, tra l’algido e il partecipato, tra il noir e il romantico, non riuscendo sempre ad armonizzare le sue diverse anime ma lasciando sempre abbassato il pedale in un montaggio che avvolge lo spettatore e non lo molla fino alla fine.

Susan Morrow (Amy Adams) riceve un libro dall’ex marito dal quale è separata da diciannove anni, la lettura del quale cattura Susan e la inchioda al suo letto, dietro i suoi occhiali e una vita di apparenze. Perché Susan molti anni prima ha divorziato crudelmente da Edward (Jake Gyllenhaal) per sposare Walker (Armie Hammer), che non sopporta i fallimenti e la tradisce sulla East Coast, perché Susan vive una vita che scivola abulica sulla superficie delle opere che espone senza alcun entusiasmo, perchè Susan passa tanto tempo da solo nella sua casa con quelle pagine, evocative, crudeli, simboliche …

Ci si stupisce della consapevolezza del linguaggio registico che Ford esibisce in questa sua opera seconda, di come maneggia i tre diversi segmenti in cui è diluita la storia connettendoli emotivamente, di come ottiene dai suoi attori esattamente quello che desidera (e non abbiamo ancora nominato un Michael Shannon delizioso). La sceneggiatura che Ford (e lo so, il cognome da solo cinematograficamente ha un suo peso specifico non indifferente) ha tratto dal romanzo di Austin Wright è ricondicibile facilmente a due/tre assunti basilari, ma delineati in una struttura a mosaico che avvince e cattura.

L’inconsistenza e la vacuità del mondo che gira intorno all’arte contemporanea, dove l’installazione ha travalicato e annullato l’atto, la difficoltà di reazione nei momenti di crisi, la vendetta che s’impasta con il rimpianto nel momento stesso del suo compimento. E, in aggiunta e forse più di ogni altra cosa, la rappresentazione mentale che un lettore fa del libro che sta leggendo con una resa in immagini poche altre volte così efficace. I personaggi di cui ci appassiona, attrae, spaventa leggere le gesta rimangono con noi anche quando il libro non è aperto, le loro fattezze sono una costruzione mentale che unisce conoscenze ed affetti ed è un’esperienza singola per ognuno di noi, ecco (semplificando molto) la grande differenza tra letteratura e cinema, la prima è il nostro sogno, il secondo quello di qualcun altro. Che a volte è migliore di noi, altre diverso da noi, altre come noi.

Vi basti sapere questo di un rompicapo che poi si rivela essere molto semplice (quasi banale), dove alcuni segmenti risultano scolastici e meno riusciti di altri ma, in fondo, la varietà della storia non è infinita, l’importanza è come queste vengono raccontate. E, da questo punto di vista, “Nocturnal Animals” è puro cinema, forse addirittura grande cinema, ma è ancora presto per dirlo. Non ci sorprenderemmo di trovarlo nel palmarés finale (e vi aanticipo già le polemiche dei detrattori in quel caso, anche giustificate, che sottilineeranno come Tom Ford abbia curato i costumi dei due 007 del Presidente di Giuria Sam Mendes).

Pro

Contro

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