Home > Rubriche > Piccolo Schermo > Venezia 73 — The Young Pope di Paolo Sorrentino

Venezia 73 — The Young Pope di Paolo Sorrentino

In un evento speciale fuori concorso sono stati presentati a Venezia 73 i primi due episodi di “The Young Pope”, la serie televisiva coprodotta da Sky Italia e da HBO, che arriverà a metà ottobre in Italia proprio sulla piattaforma satellitare, diretta da Paolo Sorrentino. Due episodi che fanno intuire già molte cose e lasciano la porta aperta per nuovi sviluppi che potranno portare il racconto verso il mistery, verso la fantapolitica, perfino, osservando la locandina e conoscendo già il twist che chiude questo lungo “pilot” che voi vedrete diviso a metà, verso l’apocalisse, chissà se metaforica o vera e propria come in un “disaster movie” (questo è solo un auspicio, ci piacerebbe molto, ma vedrete che non succederà). Andiamo ora ad analizzare pregi e difetti di quanto abbiamo visto senza, naturalmente, rovinarvi la visione con spoiler di nessun tipo.

Lenny Belardo, neoeletto Papa Pio XIII è Jude Law, una rockstar, un uomo apparentemente sicuro di sé ma che nasconde molto bene (ce ne renderemo conto soprattutto in una scena con il suo mentore James Cromwell) ansie e insicurezze. E’ (ancora) un mistero il perchè della sua elezione, come un americano così giovane sia potuto salire al soglio pontificio. Un personaggio seducente, tabagista, sul cui grado di fede in Dio non siamo disposti a puntare nemmeno un euro, che sogna posizioni liberali oltre Bergoglio che rimarranno, appunto, soltanto un sogno. Chiama con sé in Vaticano suor Mary (Diane Keaton), che lo ha cresciuto in orfanotrofio insieme al suo altro grande pupillo, il cardinale Dussolier (Scott Shepherd), probabilmente il suo preferito.

Il grande oppositore del nuovo Pontefice è il Segretario di Stato Vaticano Voiello (Silvio Orlando), grande tifoso del Napoli ed è quella la fede che ribadisce continuamente invece di quella in Dio, ricalcato sull’Andreotti de “Il divo”, un custode di segreti e vero comandante in capo, almeno fino all’arrivo del nostro Lenny, della baracca vaticana. Ci sarebbero anche Cecile de France Ludivine Sagnier in due ruoli per il momento minori, ma vi assicuriamo che sono irriconoscibili.

I difetti dell’ultimo Sorrentino sono tutti replicati, la drammaturgia per aforismi, la macchina in lento e costante movimento, l’insistenza sul primo e primissimo piano, e per un detrattore delle ultime due opere come il sottoscritto i primi venti minuti sono davvero respingenti. Ma poi la narrazione si distende, la scrittura televisiva obbliga a delineare trame ed avvenimenti, e la voglia di continuare dopo la visione c’è venuta di sicuro.

Qualche esempio dei classici aforismi sorrentiniani? “I rapporti amichevoli sono pericolosi, i rapporti formali sono sicuri perchè codificati”, “Il potere è conoscenza, il potere vero è arrivare alla conoscenza prima degli altri”, “Il Vaticano odora d’incenso e morte, io preferisco merda e vita” e via così. Nuove strategie comunicative, installazione dei “propri” al potere il giorno dopo l’insediamento, immediato potere di ricatto grazie ad un escamotage: convincere il confessore della Curia che violare il segreto con il Papa non solo non è peccato, ma sarebbe peccato il contrario. Ci sono, insomma, elementi che fanno presupporre una guerra diplomatica tra bande.

Qualche considerazione in chiusura: questo passaggio televisivo può far bene a Sorrentino, un autore importante un po’ involuto negli ultimi tempi, essere costretto a narrare per mantenere l’attenzione del pubblico verso la sua serialità Può dargli davvero nuova linfa. La delusione di tutti i tifosi del Napoli per la partenza di Higuain direzione Juventus è moltiplicata per dieci per il regista perchè il suo nuovo lavoro invecchia precocemente (mentre la coproduttrice Sky era stata lungimirante permettendo l’uso delle grafiche nuove per i Tg in vigore da poco tempo). E infine, ha senso proiettare al Palabiennale qui al Lido, la sala grande dedicata al pubblico e non agli addetti ai lavori, quest’anteprima nella domenica pomeriggio centrale del Festival, cioè il giorno di maggior afflusso?. Non si è tolto uno spazio importante al cinema con un prodotto che chiunque può vedere tra poco più di un mese comodamente a casa sua? Speriamo che non sia questo il primo segnale del nascente terzo polo produttivo in concorrenza a Rai e Medusa, speriamo che Sky investa sul cinema più che portare nei cinema i suoi prodotti televisivi (ma solo un assaggio, altrimenti poi a casa chi li guarda?).

P.S. La sala era completamente esaurita, non c’era un solo posto vuoto.

Scroll To Top