Home > Recensioni > Venezia 74 — First Reformed

E’ davvero complesso scrivere a caldo su un film denso e stratificato come “First Reformed”, in Concorso a Venezia 74 e che si candida da subito al podio delle migliori visioni di questa edizione della Mostra. Paul Schrader realizza un’opera che è (anche) una summa del suo cinema precedente, sia scritto che diretto, e dei suoi gusti cinematografici, stilisticamente rigoroso e intellettualmente stimolante, politico e spirituale al contempo. In una filmografia ricolma di opere importanti, quest’ultimo lavoro rappresenta un colpo d’ala che francamente non ci aspettavamo più, convinti (erroneamente) che gli ultimi anni della carriera dell’autore di Grand Rapids avrebbero prodotto complesse riflessioni teoriche (“The Canyons”, a Venezia nel 2013) o divertissement di genere (“Cane mangia cane”), ma non più gigantesche riflessioni sul mondo contemporaneo con le quali fare i conti per i prossimi anni a venire. Mai stati più felici di vedere smentita la nostra mancanza di fede.

Ex cappellano militare, Toller (Ethan Hawke) è devastato dalla perdita del figlio, che lui stesso aveva incoraggiato ad arruolarsi nelle forze armate. Travagliato da un forte dissidio spirituale, la sua fede viene ulteriormente messa alla prova quando la giovane Mary (Amanda Seyfried) e il marito Michael, ambientalista radicale, si rivolgono a lui per aiuto. Consumato dal pensiero che il mondo stia per essere distrutto da grandi e spietate corporation, complici della Chiesa in loschi traffici, Toller decide di intraprendere un’azione molto rischiosa, con la speranza di riuscire a ritrovare la fede provando a rimediare ai torti subiti da tante persone.

“The Canyons” raccontava la morte del cinema attraverso la dissoluzione dell’immagine in un’orgia di pixel, qui specularmente ci troviamo dall’altra parte dello specchio. Formato in 4:3, e un incipit dove padre Toller decide di tenere un diario per dodici mesi, un diario cartaceo, scritto a penna, dove rimanga traccia di ogni cancellatura e scelta lessicale: il rimando al “Diario di un curato di campagna” di Bresson (e Bernanos) è fin troppo evidente. Schrader dimostra di saper declinare la sua pessimistica visione del mondo padroneggiando qualsiasi stile visivo decida di adoperare, e già questo basterebbe a liquidare chi l’ha sempre definito un grande sceneggiatore prestato alla regia.

Non posso e non voglio anticiparvi nulla del percorso emotivo di padre Toller, nella seconda parte più di un momento vi farà sgranare gli occhi, però qualche suggestione per facilitare la comprensione quello sì, posso e devo darvela. Oltre a Bresson troverete rimandi al Bergman di “Luci d’inverno”, al Dreyer più “trascendente”, e vi renderete conto che Travis Bickle, il protagoinista di “Taxi Driver”, si è reincarnato e indossa la tonaca. La Prima Chiesa Riformata è una delle Chiese più antiche d’America, ed è ormai un museo e un negozio di souvenir ma, per il 250mo anniversario, un imprenditore decide di finanziare una cerimonia di riconsacrazione.

E’ giusto accettare denaro per scopi benefici proveniente da discutibili profitti? Seguire la parola di Dio comporta la protezione del Creato o l’accettazione dell’ordine delle cose come parte del disegno divino? Dilemmi, specie quest’ultimo, che spaccano profondamente il genere umano in differenti forme di pensiero e di azione, e Schrader ci concede delle risposte inevitabilmente parziali, le SUE risposte, quelle di Stoller e dei suoi pochi parrocchiani, un attivista ambientale e la sua ragazza, una donna innamorata e non ricambiata, storie piccole tese a comporre l’insondabile mosaico universale.

La critica al trumpismo imperante è forte e nemmeno tanto velata, ma sempre intinta nel dubbio, nell’insondabilità del “Mistero”, nel rovello intelletuale e spirituale che abbraccia e compenetra ogni piccolo inviduo sulla Terra. Un film straordinario, che atterrisce e commuove, che sconcerta e disturba, una visione sicuramente non semplice ma quantomai indispensabile se si desidera ampliare i propri orizzonti al di fuori di ogni radicalismo. Perchè il rischio di diventare violenti difensori del “giusto” è sempre dietro l’angolo ed ogni vita innocente sacrificata per la Causa è una colpa millenaria e imperdonabile.

 

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