Home > Interviste > Venezia 74 — Guillermo del Toro presenta The Shape of Water

Venezia 74 — Guillermo del Toro presenta The Shape of Water

In occasione dell’anteprima di “The Shape of Water”, nuovo film di Guillermo del Toro presentato alla 74esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, il cast e il regista hanno incontrato la stampa, rispondendo alle domande di giornalisti ancora frastornati dalle atmosfere sognanti e insieme tetre create dalla storia.

Il regista messicano colpisce ancora con le sue creature freak, tra emarginazione e spettacolarità. “The Shape of Water” è una storia d’amore, di guerra (fredda) e di sevizie fisiche e morali nei confronti di chi è diverso.
C’è di tutto un po’, in questa nuova pellicola del regista messicano presentata oggi alla 74^ Mostra al Lido di Venezia, ma ogni elemento è condotto con la dolcezza e la spietatezza di una favola.

Elisa (Sally Hawkins) è la protagonista della storia, muta ma udente, fa l’inserviente in un laboratorio molto grande, con tanti scienziati che ci lavorano, e, sullo sfondo, l’America del 1962 immersa nelle tensioni con l’Unione Sovietica. Conduce una vita con un ritmo ordinario, cadenzato da abitudini sistematiche, come il rituale della colazione e il bagno mattutino. Il suo vicino di casa, Giles (Richard Jenkins), è il suo migliore amico, malinconico e disilluso, che lei teneramente accudisce andando a trovarlo e facendogli da mangiare.
Tutto scorre in maniera schiva per Elisa, così come lei che, silenziosamente, porta avanti la propria vita senza che nessuno se ne accorga.

Ma, come in ogni storia romantica che si rispetti, irrompe improvvisamente un principe, pronto a portar via con sé la sua amata. E, come “La Bella e la Bestia” insegna, l’apparenza spesso inganna, perché dietro a un mostro può nascondersi la vera bellezza. È ciò che di più dolce ci si possa aspettare, da questa novella di Guillermo del Toro. Ognuno dei personaggi della storia è un emarginato, reietto di una società americana tanto puritana da farsi portabandiera della più perversa ipocrisia, rappresentata dal malvagio capo della sicurezza Strickland (Michael Shannon).

E come spesso accade, il gioco di chi sia davvero il mostro ha il suo compimento, sollevando tristi questioni su razzismo e allontanamento del diverso. Facendo emergere una volta di più la sua passione per creature mitologiche e spaventevoli, Guillermo del Toro firma una pellicola degna di essere chiamata fiaba, con i giusti ingredienti di cupa inquietudine che da sempre caratterizzano il suo stile.

In conferenza stampa la prima domanda è proprio per Guillermo del Toro.

Qual è stata la linea guida che l’ha condotta nel definire il tema cardine del film?

G. del Toro: Prevalentemente l’amore! È tutto ciò che guida le nostre scelte migliori. Volevo creare una storia che non fosse il solito “La Bella e la Bestia”, anche perché loro non fanno nulla di eclatante insieme. Perciò, mentre scrivevo la sceneggiatura con Vanessa Taylor, pensavo di non voler né una relazione platonica tra i protagonisti, né perversa – che sarebbero le due linee che vanno per la maggiore – poiché la vita è ben più interessante di così! Ho tenuto molto alla fotografia (di Dan Lausten, ndr) e alle luci per far trasparire il mio intento. Per girare una delle scene principali in interno abbiamo impiegato sei ore, proprio per curare al dettaglio i giochi di ombre.

Ha scritto anche stavolta una biografia per ogni personaggio?

G. del Toro: Sì, naturalmente. A parte che per la protagonista Elisa (Sally Hawkins) e per la creatura (Doug Jones). Vanessa Taylor aveva un’idea su un uomo pesce e una fanciulla che si innamora di lui. Ma non volevo definire la storia della creatura perché ho preferito che ogni personaggio vi vedesse qualcosa di diverso. Il perfido capo della sicurezza (Michael Shannon) lo vedeva come una bestia ripugnante, Elisa come il suo tesoro, Zelda (Octavia Spencer) come un essere misterioso…

Sally Hawkins: L’idea che mi ero fatta io, quando Guillermo mi ha telefonato, era di una donna che non sapesse di essere una sirena.

G. del Toro: Quando l’ho scritto ero ubriaco. E nel film si vede benissimo (ridono, ndr).

Quale immagine lascia ai suoi collaboratori perché gli indichi come muoversi nello sviluppo del film?

G. del Toro: Do loro una palette prima di iniziare, già un paio di anni fa gli ho consegnato una tavolozza di colori a cui ispirarsi. Così facendo, i due personaggi Elisa e Giles, che nel film sono vicini di casa e migliori amici, vengono preannunciati già dai loro piccoli mondi creati dai colori: lei più “acquosa”, lui più terreno. Perciò, senza quasi che lo spettatore se ne accorga, è subito immerso nei diversi caratteri dei protagonisti.

La pellicola è ambientata nel 1962, ma tocca temi molto attuali.

G. del Toro: Certamente, in quegli anni negli Stati Uniti erano molto proiettati verso il futuro, ma ancora prigionieri di grandi chiusure, quali il razzismo e la discriminazione dell’altro come diverso. Nella creatura ho cercato di convogliare ogni alterità possibile e, in generale, ogni personaggio della storia è a modo suo un escluso. Ma l’amore, alla fine, vince su tutto. Anche Gesù e i Beatles lo dicevano, e non potevano sbagliarsi entrambi.

Le emozioni contano molto in questa storia.

G. del Toro: Sì, decisamente, molto più delle parole. Tanto che Elisa, la protagonista, è muta! Mi piace dire che sia il mio film francese, per quanto è romantico.

Alexandre Desplat (compositore, ndr): Le musiche che ho composto per questo film ho scelto che raccontassero ognuna di queste emozioni. Volevo che scorressero come l’acqua, elemento fondamentale della narrazione. Abbiamo cercato di non andare mai troppo oltre, per non risultare affettati, ma abbiamo voluto essere molto romantici.

Richard, cosa pensa del suo personaggio?

Richard Jenkins: Lui è un duro, anche se in realtà viene ammorbidito dalla bella amicizia che ha con Elisa. Ne ho sinceramente amato la corazza rigida, e mi piacerebbe davvero che Sally Hawkins fosse mia figlia!

A che punto è, Guillermo, il suo progetto su “Pinocchio”?

G. del Toro: Sono ormai dieci anni che ce l’abbiamo in cantiere. Mi complico la vita da solo! Faccio e progetto cose che nessuno si sognerebbe mai!

Scroll To Top