Home > Recensioni > Venezia 74 — Nico, 1988

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Nico, 1988” di Susanna Nicchiarelli, film d’apertura della sezione Orizzonti a Venezia 74, si apre con l’immagine di bambina accanto alla madre che, in lontananza, guarda Berlino bruciare durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre ascolta il suono delle bombe portato dal vento. 

La protagonista di questa storia è ancora quella bambina. Non si tratta di Nico, bionda, eterea e bellissima, musa di Warhol e vocalist dei Velvet Underground, ma Christa Päffgen (Trine Dyrholm), vero nome dell’artista, complessa, autodistruttiva e tormentata dai demoni del suo passato, costantemente alla ricerca di qualcosa.

In realtà la prima, l’icona, non esiste più, forse non è mai esistita, era soprattutto un’idea, di cui Christa si sente prigioniera anche dopo vent’anni. 

Seguendo le tappe del disastroso ultimo tour in Europa, l’atipico biopic di Susanna Nicchiarelli, costruito come un road movie, si affida ai ricordi di amici e familiari per raccontare gli ultimi anni (1986-88) di questa donna scissa in due e il suo tentativo di ricostruire la propria carriera e il rapporto con un figlio, del quale aveva perso la custodia molti anni prima.

L’eccellente Trine Dyrholm, con la sua voce profondissima e la fisicità del tutto particolare, fa un ottimo lavoro nel portare sullo schermo un personaggio magnetico e affascinante anche nelle sue sgradevolezze caratteriali, e l’intero film si poggia sulle spalle di questa interpretazione potentissima. Manca, invece,  un vero approfondimento di tutti quegli interessanti spunti (come l’abitudine di Christa di girare con un inseparabile registratore per imprimere su nastro i suoni della sua vita, alla ricerca di un suono specifico della sua infanzia) che vediamo perdersi tra flashback troppo didascalici e vicende dal sapore aneddotico. 

Le storie appena abbozzate dei personaggi secondari sembrano quasi slegate dalla racconto, anzi appesantiscono la struttura del film, così come l’insistenza sul rapporto con il figlio Ari (Sandor Funtek), incluso quasi ma maniera strumentale ma presentato sempre con estrema superficialità. 

Nico 1988” è un film dal respiro internazionale, ben girato e recitato, che però non riesce a trovare la propria chiave di volta. O meglio, la chiave c’è, ma non viene sfruttata a dovere. Molto rimane sulla superficie, inafferrabile. Come quel suono di una Berlino bombardata portato dal vento che non sentiremo più, se non in quella prima, brevissima sequenza. 

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Contro

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