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Venezia 74 — Robert Redford e Jane Fonda

Presentato fuori concorso alla 74esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “Our Souls at Night” (qui la recensione) è il nuovo film diretto da Ritesh Batra, quello di “Lunchbox”, con due protagonisti quali Robert Redford e Jane Fonda che sul grande schermo fanno coppia una volta di più, belli come il sole, dopo aver iniziato nel 1967 con “A Piedi Nudi nel Parco”. Ai due interpreti è stato assegnato dalla Mostra il Leone d’Oro alla Carriera.

“Our Souls at Night” racconta una storia dolce, di due attempati vicini di casa, vedovi, che iniziano a tenersi compagnia in maniera inusuale, ma altrettanto romantica. Naturalmente è tutto sorretto dalla coppia di mostri sacri, neanche a dirlo, e la timida regia del trentottenne indiano poco si fa sentire nel dare anche solo una sfumatura fuori dal tracciato. Tutto si regge sulla relazione tra i due, che a tratti sfiora la banalità, perdonata solo perché Robert e Jane sono due capisaldi del cinema hollywoodiano.

Il quesito che un po’ ci accompagna, tra gli sguardi e gli sfioramenti e la disarmante raffinatezza di Jane Fonda, è se sia plausibile vivere un innamoramento da anziani, con le mani rugose da nonni, che ormai danno solo le carezze sul capo ai nipotini. In effetti, il film non si preoccupa granché di sciogliere il dubbio, ma ne spiattella la risoluzione confezionata e preimpostata. Cosa anche piuttosto facile, con due vecchietti con uno charme di tale portata.

Ascoltiamo allora le parole entusiaste dei due protagonisti ospiti alla conferenza stampa, insieme a regista e produttore. E la prima domanda viene proprio rivolta a Robert Redford.

Signor Redford, lei è anche produttore di questo film, perché ha scelto questo progetto?

Redford: Perché l’industria cinematografica sta andando molto di più verso i giovani e ritengo che ci siano molti meno film, quindi, adatti ad un pubblico adulto. Inoltre avevo voglia di fare un nuovo film insieme a Jane Fonda, dopotutto abbiamo recitato in coppia per quarantasette anni, volevo che accadesse di nuovo prima di morire.

Qual è il tema più importante per l’America oggi?

Redford: Non voglio parlare di politica, perché non va portata all’interno dell’arte e non siamo nemmeno qui per questo. Posso solo dire che adesso c’è più speranza nel futuro rispetto a prima.

Fonda: Per me ciò che conta di più è la salvaguardia del pianeta. Dobbiamo fare quanto possiamo per evitare il disastro climatico. Abbiamo solo questa terra a disposizione, ne siamo responsabili.

Esiste ancora il “sogno americano”?

Fonda: Non so se sono io la persona più adatta a rispondere, bisognerebbe raccogliere le opinioni di più persone e metterle insieme.

Com’è stato innamorarvi di nuovo l’uno dell’altra dopo tanti anni da “A Piedi Nudi nel Parco”?

Fonda: Io ammiro Robert non solo come uomo, ma anche come artista, anche grazie alla maturazione che ha avuto in questi anni. Perciò desideravo innamorarmi ancora di lui. Il tema principale di questo film è che non è mai troppo tardi per diventare ciò che avresti voluto essere, basta che tu sia disposto a fare un salto di fede. Ed è esattamente questo che ha rappresentato per me fare un altro film oggi, con Robert, alla nostra età.

Signor Redford, come mai ha scelto per questo film un regista così giovane come Ritesh Batra?

Redford: Se uno ha successo ci sono delle scelte fatte alla base che l’hanno portato fin lì. Ecco, io penso che usare la propria fama per dare delle possibilità a giovani talenti, sia un buon modo per innescare un circolo virtuoso, questo è il motivo per cui nel 1981 ho fondato il Sundance Institute, che poi ha dato il nome al Sundance Festival. E Ritesh l’abbiamo incontrato qualche anno fa, per il suo film “Lunchbox”. Riconoscendo la sua bravura, e avendo in cantiere “Our Souls at Night”, abbiamo scelto di dargli un’altra possibilità facendogli dirigere il mio progetto con Jane.

Ai tempi di “A Piedi Nudi nel Parco” cosa pensavate l’uno dell’altra?

Fonda: Io non riuscivo ad evitare di mettergli le mani addosso! Mentre giravamo “Our Souls at Night” ho visto che, nonostante i due film fossero totalmente diversi, la dinamica era identica tra i nostri personaggi. È lei a prendere l’iniziativa e ad incoraggiare lui che resta un po’ indietro. È un po’ come se questa pellicola avesse coronato il nostro lavoro, iniziato e finito insieme. Lui tra l’altro bacia benissimo: l’ho baciato a vent’anni e l’ho voluto rifare oggi che ne ho quasi ottanta.

Redford: Le cose con Jane sono sempre andate in modo lineare, non abbiamo mai avuto bisogno di discutere a lungo. Avevamo un rapporto che non aveva bisogno di essere spiegato, tutto si sistemava sempre nella giusta posizione.

Secondo voi, invecchiando, cambia l’amore romantico?

Redford: No, secondo me non cambia, semplicemente aumenta.

Fonda: Sì, secondo me migliora. Sia perché, non avendo più nulla da perdere, siamo più coraggiosi. La mia pelle magari non è più soda come un tempo, ma si conosce di più il proprio corpo e non si ha paura di chiedere ciò di cui si ha bisogno. Quindi secondo me, da questo punto di vista, l’amore migliora. È meraviglioso sognare una vita sessuale anche in età avanzata.

Cosa pensate dei vostri personaggi?

Fonda: Ogni genitore ha una spina nel cuore causata da tutto quello che avrebbe potuto fare di meglio, ma non ha fatto. Di fronte ad una seconda chance di poter rimediare a ciò in cui si è mancati nei confronti dei figli, nessun genitore metterebbe davanti una nuova passione per qualcuno, anzi, rinuncerebbe accantonandola.

Redford: Penso che si veda nettamente che, quando gli anni passano, intervengano delle ovvie limitazioni artistiche date dall’affaticamento del fisico. Credo sia, purtroppo, un processo inevitabile.

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