Home > Recensioni > Venezia 74 — The Leisure Seeker

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È sbarcato al Lido di Venezia Paolo Virzì, in compagnia di Helen Mirren e Donald Sutherland per presentare il suo “The Leisure Seeker” alla 74esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

Il film, tratto dall’omonimo libro di Michael Zadoorian, è la prima avventura americana del regista livornese. E questa volta decide di raccontare la storia on the road di due anziani coniugi, che decidono, nonostante le precarie condizioni di salute di entrambi, di montare sul loro caravan d’epoca e dirigersi verso il Sud degli Stati Uniti, con meta finale la casa di Hemingway, di cui John (Donald Sutherland) è da sempre grande appassionato. Il tutto organizzato di nascosto dagli apprensivi figli, che minacciano più volte di venire ad acciuffarli con la forza perché tornino a casa e riprendano le cure mediche interrotte.

È tenero e intimo il cammino in cui ci conducono Ella (Helen Mirren) e John, tra i paesaggi della Route 1 e della forza del loro amore, così provato dalla malattia di lui ma tanto sdrammatizzato dalla delicata ironia di lei. E, da questo punto di vista, si coglie l’affettuosa familiarità del tocco di Francesco Piccolo nella sceneggiatura (scritta insieme allo stesso Virzì, Francesca Archibugi e Stephen Amidon).

Lui soffre di perdita della memoria e lei, amorevolmente sarcastica, un po’ lo accudisce e un po’ ancora lo ama come se fosse ancora la roccia di casa, su cui si può sempre contare.

È proprio questo il nucleo della nuova pellicola di Virz: il diritto ad essere a tratti pazzi (per l’appunto meravigliosamente affrontato ne “La Pazza Gioia” che gli è valso cinque Nastri d’Argento e altrettanti David di Donatello), con l’ausilio della fuga trasformata in viaggio come mezzo per difendere la libertà di poterlo vivere, questo diritto.

E, anche se resta un po’ in ombra il tipico stile nostrano di Virzì, comunque se ne apprezza la malinconica spensieratezza che lascia tracce qua e là, specialmente nell’interpretazione irrequieta di Helen Mirren e in quella placida di Donald Sutherland.

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Contro

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