Home > Recensioni > Venezia 74 — Victoria & Abdul

Sarà mica facile se sei la monarca più famosa del mondo, di cui un terzo è sotto la tua giurisdizione, sceglierti gli amici che vuoi. No di certo, perché verrà prima fatto il vaglio di tutta una Casa Reale, che ti aspetta al varco per giudicare, valutare e spettegolare.

Essere a capo del Regno più grande del pianeta, e non essere veramente liberi di farsi una chiacchierata, è la maledizione più vecchia che si trovi in ogni racconto: avere tutto ma non potersi permettere le cose più semplici, contro l’essere poveri in canna ma possedere completa padronanza di qualunque scelta si voglia fare.

Nasce così “Victoria & Abdul”, il nuovo film di Stephen Frears fuori concorso alla 74esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, ispirato dall’omonimo libro di Shrabani Basu sulla vera storia della profonda amicizia nata tra la regina Vittoria d’Inghilterra (Judi Dench), che regnò fino al 1901, e il suo “munshi” (Ali Fazal) compagno di conversazioni spirituali e non.

E, benché osteggiato da tutti i componenti di Buckingham Palace, il loro simpatico sodalizio venne protratto per tutti gli ultimi quindici anni del mandato dell’Imperatrice dell’India, titolo che Vittoria conferì a se stessa proprio in quel periodo.

Stephen Frears non è nuovo ai ritratti di donne non più giovanissime ma cariche di fascino, e ci fa passare attraverso i vispi scambi sguardi tra i due protagonisti: da una parte quello furbetto color ghiaccio della Dench e dall’altra quello ampio e appassionato di Ali Fazal. E, attorno al tenero intrecciarsi di due culture così lontane, mette l’assurda diffidenza di tutti gli altri componenti di Corte che, spinti da invidia rabbiosa e infantile, tentano ad ogni occasione di diffamare l’immagine di Abdul Karim, con però scarsi risultati.

Judi Dench è un condensato di eleganza austera, neanche a dirlo. Ed è così naturale nel mostrare l’impaccio dell’età insieme alla fermezza del ruolo che incarna, da mettere in scena una volta di più quanto l’essere donna abbia talmente tante sfumature e tratti di bellezza vera, che ci si potrebbe perdere. E il dolce ruolo del suo “munshi” è la spalla migliore per metterla in luce.

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Contro

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