Home > Recensioni > Venezia 75 — 22 July

Il 22 luglio del 2011 il terrorista Anders Behring Breivik si rese responsabile di un attentato contro il governo di Oslo e di una strage sull’isola di Utøya, dove era in corso un campo estivo di formazione politica. Fu uno degli attacchi più tragici a un paese occidentale e, dichiaratamente, ai valori liberali e democratici dell’Occidente. Si inserisce nel fin troppo frequente filone di attacchi terroristici seguiti agli attentati dell’11 settembre 2001, anche se paradossalmente questa fu una risposta di ispirazione nazionalista e cristiana al terrore di matrice islamica che ha caratterizzato gli altri attentati “ai valori occidentali”.

La natura di questo paradosso è una delle ragioni principali che può portare un artista e narratore di storie a affrontarne cause e, soprattutto conseguenze. Già al festival di Berlino di quest’anno un film ha affrontato gli eventi di quel giorno, intitolato “U – July 22”, produzione norvegese diretta da Erik Poppe. In concorso a Venezia 75 c’è invece la versione di Paul Greengrass, dal titolo simile “22 July”.

In questo film l’evento della sparatoria serve da prologo, disarmante e straziante. Breivik (interpretato da Anders Danielsen Lie) si è già procurato il materiale esplosivo, si traveste da poliziotto e prepara l’autobomba da piazzare davanti al palazzo del governo. Mentre la polizia del Paese è impegnata a affrontare gli effetti dell’esplosione, lui si dirige verso l’isola di Utøya, dove intanto abbiamo visto sbarcare e ambientarsi i giovani del campo estivo del partito laburista. Breivik comincia la sua caccia e stermina 69 persone. Fra i sopravvissuti c’è Viljar (Jonas Strand Gravli), gravemente ferito da cinque colpi di fucile, che affronterà un faticoso ricovero fino alla testimonianza in tribunale. Parallelamente il film, come già il libro su cui si è basato (“Uno di noi” di Åsne Seierstad, pubblicato in Italia da Rizzoli), sceglie di raccontare anche il punto di vista dell’avvocato difensore di Breivik (Jon Øigarden), che ha rischiato di compromettere la sua posizione pubblica nonostante avesse già difeso personaggi controversi.

Il film prosegue nella linea di film “catartici” di Paul Greengrass, che si è occupato spesso di drammi nazionali in film come “Bloody Sunday”, “United 93” e “Captain Phillips – Attacco in mare aperto”. Come questi film, “22 July” unisce la messinscena emotivamente carica di certi generi cinematografici (l’action e il legal drama), quella di Paul Greengrass è anche una missione esplorativa che per giungere agli eventi norvegesi del 2011 ha preso in realtà il giro lungo: la sua attenzione in questo caso era sulle conseguenze in Europa della crisi migratoria di questi anni (Greengrass stava inizialmente lavorando a Lampedusa per trovare una chiave di lettura di questo tema). I recenti successi elettorali della reazione “populista/nativista/nazionalista”, come l’ha indicata lui, l’hanno poi portato a raccontare la storia di Breivik e delle vittime di Oslo e Utøya.

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