Home > Recensioni > Venezia 75 — Driven

Film di chiusura di Venezia 75, presentato fuori concorso, “Driven” di Nick Hamm racconta l’ascesa e la caduta di John DeLorean, fondatore della DeLorean Motor Company, uno dei casi più famosi di fallimento della storia dell’industria automobilistica. 

«Dovendo trasformare un’automobile in una macchina del tempo, perché non usare una bella automobile?» dice Doc  all’inizio di “Ritorno al futuro” (1985), parlando della DeLorean DMC-12. Ed è proprio il film di Robert Zemeckis ad aver reso quell’unico modello costruito tra il 1981 al 1983, prodotto in soli 9000 esemplari, una delle più grandi icone pop di sempre. La macchina del futuro, con le caratteristiche porte ad ali di gabbiano e la carrozzeria in acciaio inossidabile. Tuttavia, se tutti hanno ben presente l’automobile, pochi conoscono la storia pazzesca che c’è dietro. 

Tutto ha inizio nel 1974. Jim Hoffman (Jason Sudeikis) è un pilota di aerei, padre di due bambini, marito di Ellen (Judy Greer) e, occasionalmente, corriere della droga. Beccato dall’agente speciale dell’FBI Benedict J. Tisa (Corey Stoll), sceglie di diventare informatore del governo per evitare la 30 anni di galera, con il compito di incastrare un pezzo grosso del narcotraffico. Si trasferisce, così, in un quartiere ricco di San Diego, dove, per caso, stringe amicizia con il vicino di casa, il designer John DeLorean (Lee Pace), venendo coinvolto nel lancio della sua nuova, rivoluzionaria, azienda automobilistica. Quando però le cose cominciano andare male, con John in cerca di svariati milioni di dollari per salvare la compagnia dal fallimento, Jim vede un’opportunità per consegnare qualche pezzo grosso all’FBI e portare a termine il suo incarico.

Driven” è un biopic decisamente poco convenzionale, che ricostruisce una storia di per sé ambigua, della quale, per ovvi motivi, non sapremmo mai la verità. Lo fa attraverso lo guardo di Hoffman, a partire dalla sua testimonianza al processo che vide DeLorean imputato per traffico internazionale di stupefacenti, e una struttura narrativa giocata sul flashback, che ricostruiscono non gli eventi reali, ma i ricordi della persona che sta raccontando la sua versione dei fatti. Nel mettere in scena questa storia di ambizione, tradimento e fallimento, si sceglie però la strada della commedia. Da questo punto di vista Driven”  è un film divertente e dall’ottimo ritmo, che potrebbe ricordare, in qualche modo, alcuni buddy film degli anni ’80. Questo anche grazie al  formidabile talento comico di Jason Sudeikis, a cui basta un’espressione per farti scoppiare in una risata.

È Lee Pace, però, a portare in scena il personaggio più complesso e più interessante. Con le dovute differenze, John DeLorean sembra una sorta di Elon Musk del passato, almeno nell’ambizione con cui si dedicò anima e corpo alla realizzazione della visione tecnologica che – ne era certo – avrebbe cambiato il mondo. Nel film di Hamm questo aspetto emerge, ma in maniera forse un po’ superficiale. Forse si sarebbe potuto gestire meglio in fase di sceneggiatura (scritta da Colin Bateman), ma sarebbe stato più arduo mantenere un buon equilibrio tra drammaticità psicologica del ritratto umano e atmosfera scanzonata del prodotto che il regista aveva, certamente, in mente. 

Fortunatamente, ci pensa Lee Pace a conferire il giusto spessore a questo personaggio caratterizzato da luci e ombre, ma dall’inesauribile entusiasmo, in cui è possibile intravedere un po’ del Joe MacMillan interpretato da Pace nella straordinaria “Halt and Catch Fire”, serie tv che racconta gli albori dell’industria informatica. Anche lì era un imprenditore ambizioso visionario (probabilmente ispirato a Steve Jobs) nel senso più stretto nel termine, così concentrato sull’obiettivo da non curarsi dell’etica. O meglio, seguirne una propria. 

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Contro

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