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Venezia 75 | L’edizione 2018

È stato annunciato questa mattina, nel corso di una conferenza stampa svoltasi al cinema The Space Moderno di Roma e presieduta dal Presidente della Biennale Paolo Baratta e dal direttore della Mostra Alberto Barbera, il programma completo della 75ma edizione della Mostra d’arte cinematografica di Venezia. E, diciamolo subito, c’è da leccarsi i baffi per la quantità impressionante di titoli che si annunciano come imperdibili, almeno sulla carta. L’ostracismo del Festival di Cannes verso i prodotti Netflix e il favorevole posizionamento temporale per quel che riguarda la prossima stagione dei premi ci fanno affermare, senza timore di smentita, che quest’anno il Lido supererà la Croisette come presenza sui media e attenzione in generale, se poi questo sia un bene o un male per la Settima Arte lo scopriremo solo con il tempo. Occupiamoci per ora, brevemente, di presentare le varie sezioni di cui si compone la selezione, a partire dal Concorso.

Folta, come e più di sempre, la pattuglia statunitense, capitanata dalla sorpresa più grande e più gradita: il nuovo film diretto da Joel e Ethan Coen, “The Ballad of Buster Scruggs”, inizialmente annunciato come una miniserie per Netflix, diventato, per ora, un lungometraggio composto da sei episodi. Ancora alle prese con il western dopo il remake de “Il grinta”, con un cast all-star composto, tra gli altri, da Tim Blake Nelson, Liam Neeson, James Franco, Zoe Kravitz e Tom Waits. Attesa spasmodica, fin da ora. Proseguiamo con la seconda regia di Brady Corbet, rivelatosi proprio a Venezia qualche anno fa con “L’infanzia di un capo” (nella sezione Orizzonti venne premiato come miglior esordio e miglior regia), che con il suo “Vox Lux” presenterà un connubio tra dramma e film musicale, interpretato da Natalie Portman, Jude Law e Stacy Martin. 

Sul film d’apertura “First Man” di Damian Chazelle potete leggere altrove sul nostro sito, mentre l’indipendente Rick Alverson presenta in competizione “The Mountain”, con un Jeff Goldblum annunciato come mattatore assoluto della pellicola (passateci questo termine, invero desueto, ancora per qualche tempo). Tante coproduzioni, inoltre, per gli Usa. Con la Gran Bretagna per “The Favourite” di Yorgos Lanthimos e “Peterloo” di Mike Leigh (attesissimo, un cineasta che adoriamo da sempre), con la Francia per “At Eternity’s Gate” di Julian Schnabel, biopic dedicato a Vincent Van Gogh, interpretato da Willem Dafoe, e con l’Italia per “What You Gonna Do When the World’s on Fire” del nostro Roberto Minervini, ancora una volta un documentario che mostrerà l’America più profonda e retriva, il brodo di coltura per l’elezione di Donald Trump, con la solita commistione tra realtà catturata e rimessa in scena, e il labile confine tra le due cose, che caratterizza l’opera del cineasta di origini marchigiane.

Italia che piazza nel Concorso altri due grossi calibri: la chiusura della trilogia “storica” di Mario Martone “Capri – Revolution” (dopo “Noi credevamo” e “Il giovane favoloso”) e l’attesissimo remake di “Suspiria” diretto da Luca Guadagnino, con Dakota Johnson e Tilda Swinton.

Altri nomi su cui puntare a scatola chiusa: il secondo film dell’ungherese Laszlo Nemes (“Il figlio di Saul”) “Napszállta”“Killing” del giapponese Shinya Tsukamoto, e “Double Vies” di Olivier Assayas, il più atteso in assoluto, per chi vi scrive, dopo i fratelli Coen. Curiosità per il nuovo film di Jennifer Kent (“The Babadook”) “The Nightingale”, e per la folta pattuglia messicana (“Roma” di Alfonso Cuaròn, “Nuestro tiempo” di Carlos Reygadas, e la scommessa dell’esordiente Gonzalo Tobal con “Acusada”). Il sospetto che questa fortissima presenza messicana possa essere “un omaggio” al presidente di Giuria Benicio Del Toro è forte, e vi preannuncio già le polemiche infinite che investiranno uno di questi tre film, dovesse essere insignito del Leone d’Oro.

Il resto della giuria è composto dagli attori Christoph Waltz, Naomi Watts, Trine Dyrholm, e dai registi Taika Waititi, Paolo Genovese, Malgorzata Szumowska, Nicole Garcia, Sylvia Chang. 

Veloce ricognizione delle altre sezioni, gonfie di vere e proprie chicche per tutti i gusti. Fuori Concorso potremo ammirare i nuovi documentari di Errol Morris, Frederick Wiseman, Amos Gitai, Sergej Loznitsa e persino, con un lavoro dedicato all’ex presidente uruguayano Pepe Mujica, Emir Kusturica. In più, un nuovo, misterioso lavoro di Tsai Ming-liang, “Your Face”, del quale si sa ancora pochissimo. Per quanto riguarda la finzione, invece, Fuori Concorso troveremo la quarta versione cinematografica di “A Star is Born”, diretto e interpretato da Bradley Cooper, con Lady Gaga; la coppia argentina Pablo Trapero (“La quietud”, miglior regia qualche anno fa per “Il clan”) e Gaston Dùprat (“Mi obra maestra”); i nostri Roberto Andò e Valeria Bruni Tedeschi e il ritorno di Craig S. Zahler (a un anno soltanto di distanza dalla proiezione cult di mezzanotte di “Brawl in Cell Block 99″) con “Dragged Across Concrete”, protagonisti Mel Gibson e (ancora una volta) Vince Vaughn.

Due film italiani molto attesi sono in competizione nella sezione Orizzonti, il “concorso B” dedicato alle nuove tendenze e a cinematografie e autori emergenti: in “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini si mettono in scena gli ultimi, tragici giorni di vita di Stefano Cucchi (Alessandro Borghi), mentre “La profezia dell’armadillo” di Emanuele Scaringi è la trasposizione cinematografica della prima graphic novel di Zerocalcare. Per mancanza di spazio, qualcosa bisogna omettere, qui trovate l’elenco completo dei film selezionati.

Non possiamo che chiudere con quello che potrebbe rivelarsi l’evento principale non solo di questa Mostra, ma dell’ultimo trentennio: riemerge dalle nebbie in cui sembrava essere perduto per sempre il film di Orson Welles “The Other Side of The Wind” (1970), dopo un lungo lavoro di restauro e di montaggio supervisionato da Peter Bogdanovich (a Venezia anche con un documentario su Buster Keaton). L’emozione di poter assistere in sala alla prima mondiale di un NUOVO film di Welles è indescrivibile, un evento che meriterebbe da solo il viaggio al Lido.

Seguiteci anche quest’anno dunque, la redazione di LoudVision sbarcherà in forze alla Mostra con l’obiettivo di riportarvi fedelmente gli avvenimenti e tutto quanto ruota attorno alla manifestazione cinematografica più antica del pianeta. È tutto oro insomma quel che luccica? Naturalmente no. L’assenza pressoché totale del continente africano grida vendetta, sarebbe stato importante, specie QUEST’anno, avere una rappresentanza di artisti del continente pronti a far sentire la propria voce. E non si può poi non rilevare la presenza di una sola regista in Concorso, rappresentanza decisamente inferiore alle attese. Siamo totalmente contrari all’istituzione di riserve indiane o quote rosa volte a preservare un numero minimo di presenze, ma stentiamo a credere non vi sia nel mondo più di UN’opera meritevole di partecipare alla selezione.

È davvero tutto, l’appuntamento è per il 28 agosto, con la serata di preapertura dedicata alla proiezione, con accompagnamento musicale in sala, del “Golem” (1920) di Paul Wegener.

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