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  • Venezia 75 — La ballata di Buster Scruggs

    Diretto da Ethan Coen

    Data di uscita: 16-11-2018

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Pur di avere Joel & Ethan Coen nel Concorso ufficiale di Venezia 75, la Mostra ha deciso di mettere in competizione un prodotto anomalo, nato come miniserie antologica per Netflix, e che tale potrebbe ridiventare dopo questo passaggio festivaliero, diventato un film a episodi dalla lunghezza e dal tono variabile, che esplora tutti gli elementi canonici dei western “classici” deformandoli con la lente tipicamente “yiddish” che rimane la cifra stilistica della miglior coppia di fratelli in attività nel cinema contemporaneo (ancor più dopo la dipartita di Vittorio Taviani). “La ballata di Buster Scruggs”, titolo dell’opera E del primo episodio, ci ha emozionato, sorpreso, divertito, anche leggermente annoiato in qualche punto, ma rappresenta un nuovo, coerente, capitolo nell’opera di rivisitazione della storia degli States che i Coen trasformano da sempre, sapientemente, in controstoria degli ultimi e disagiati, con l’ausilio dei migliori attori su piazza, pronti ad accettare anche caratterizzazioni pur di lavorare con loro.

Il film, appunto, è una raccolta antologica imperniata sul mito della Frontiera e del Selvaggio West. Sei storie: un singolare e temuto pistolero canterino (Tim Blake Nelson) attraversa spavaldo situazioni al limite, con la battuta pronta e il grilletto infallibile; un rapinatore (James Franco) sceglie di alleggerire la banca sbagliata, tra fortuna e sfortuna, in un valzer condotto dal destino; due artisti itineranti (uno dei due è Liam Neeson) vivono alla giornata, ma la lotta per la sopravvivenza non fa prigionieri; un anziano cercatore d’oro (Tom Waits), dopo tanto girovagare, trova una valle incontaminata e il filone giusto; la giovane Alice trova un’inaspettata promessa d’amore durante il lungo viaggio in carovana attraverso le praterie; una diligenza, un cadavere, cinque viaggiatori.

Un libro, guardiamo una miniatura con didascalia che raffigura un momento chiave del racconto che sta per iniziare, leggiamo l’incipit grazie alla voce fuori campo, poi si passa alle immagini: siamo davanti ad una sorta di “Pulp Fiction” che usa la letteratura “bassa”, i raccontacci western da due lire, esplicitando questa volta la fonte letteraria anche grazie alla struttura rigidamente divisa e schematica. E quindi i pellerossa sono cattivi, i pistoleri spavaldi, le carovane mettono sempre “al riparo donne e bambini” e tutti i luoghi comuni formatisi intorno all’epica che gli americani hanno genialmente inventato elevando vaccari e figli di buona donna ad eroi.

Naturalmente l’operazione è tutt’altro che una mera riproposizione di quel mondo, letterario e d’immaginario, ma un’intellettuale rivisitazione che esplicita il canone proprio per tradirlo, manipolarlo, farcelo vedere da una nuova prospettiva. Si parte con due episodi umoristici, che sono anche quelli con la durata più breve, per poi transitare sempre più verso l’esistenzialismo e la malinconia, il tragico e, in una magnifica incursione nel finale, il soprannaturale.

Noi preferiamo su tutti il vecchio e stanco cercatore d’oro di Tom Waits, ammiriamo con lui le vallate del Colorado mai toccate dall’uomo, soffriamo ogni volta che la sua pala spacca la terra e contamina per la prima volta, irrimediabilmente, quell’eden pieno di fauna e flora. Ma non possiamo non segnalare anche il meraviglioso freak che recita, su un itinerante palco scalcagnato, Shakespeare e la Bibbia, crudelmente sacrificato in nome dell’involgarimento dello spettacolo e dei gusti del pubblico. Non si può non leggere un preciso rimando all’oggi, quasi un atto di contrizione dei Coen per aver “ceduto” allo streaming e alle serie, che Joel ha più volte ribadito (anche alla Festa di Roma) di detestare.

I tempi cambiano e, su una diligenza diretta non possiamo dirvi dove, un materialista francese sbeffeggia convinzioni e luoghi comuni che quei personaggi hanno sempre considerato ferrei e immutabili. Anche la Mostra mette in Concorso un prodotto che, solo qualche anno fa, sarebbe stato preso in considerazione solo per il Fuori, dove probabilmente avrebbe trovato una collocazione più naturale. Non credete a chi vi parla di opera minore o non riuscita, pur senza raggiungere i livelli eccelsi dei due film precedenti (e di quasi tutti gli altri) questa ballata dal ritmo cangiante è una vera delizia, si sedimenta nella testa come una pepita d’oro sul letto di un ruscello, e ci piace ogni giorno di più.

 

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