Home > Recensioni > Venezia 75 — Un giorno all’improvviso

Il titolo, “Un giorno all’improvviso“, ha la vaghezza manipolatoria caratteristica di certe commedie italiane. Un gran peccato, perché il film è tutt’altro e meriterebbe di attirare un pubblico diverso da quello sensibile alla filosofia spicciola. Il titolo scelto per la distribuzione internazionale adotta invece una soluzione più creativa: “If Life Gives You Lemon”; se ci hai i limoni, fa’ una limonata.

I limoni sono ciò che ha il protagonista Antonio (Giampiero De Concilio), letteralmente e metaforicamente: un orto da cui cavare qualche lira vendendone i prodotti, una madre nevrotica (Anna Foglietta), un padre che li ha abbandonati. Ma lui del padre non ha bisogno, sua madre la ama alla follia nonostante tutto, il lavoro lo entusiasma, e la sua passione per il calcio sta per tramutarsi in un’occasione professionale. Ma all’improvviso, come suggerisce il titolo italiano, anche l’entusiasmo e la buona sorte vengono messi a dura prova dalle ingiustizie della malattia e del disagio sociale.

Il regista Ciro D’Emilio esordisce al lungometraggio con una scelta molto coraggiosa: dare al giovane protagonista Giampiero De Concilio l’esclusiva sul punto di vista della narrazione e sulla quasi totalità delle inquadrature, imponendogli un tour de force che a un attore così giovane è raramente richiesto, e è rischioso. Gli fa da spalla e contrappunto una Anna Foglietta ancora mai vista in un ruolo simile, eclettico fra affetto e mania. Un’accoppiata indimenticabile che meriterebbe visibilità e premi.

Questi esordi italiani che fanno centro cominciano a spaventare.

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