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Venezia 75 — Pronostici e speranze aspettando il palmarès

È il momento di fare qualche bilancio, prima della cerimonia di premiazione che questa sera assegnerà il Leone d’Oro e tutti gli altri premi collaterali. Un’edizione che prometteva sfracelli, con una pletora di autori affermati presenti al Lido come mai negli ultimi tempi; non tutti hanno confermato le attese e le aspettative, è bene dirlo subito, ma i giudizi sulle varie opere hanno diviso fortemente pubblico e addetti e ogni film ha i suoi fan e i suoi detrattori. Tutti divisivi, tranne due: a nessuno è piaciuto “Acusada” di Gonzalo Tobal, a tutti è piaciuto “Roma” di Alfonso Cuarón. Quest’ultimo sarebbe davvero un Leone incontestato e incontestabile.

Un film per il pubblico e per la critica, grandi sentimenti messi in scena con tecnica cinematografica sublime, il concetto di opera “per tutti” nella sua più piena accezione. Un premio importante aiuterebbe anche una distribuzione in sala più canonica e capillare, e le splendide immagini orchestrate da Cuarón andrebbero fruite, per essere godute appieno, in una sala cinematografica: paradosso non da poco, del quale il regista messicano è cosciente quanto noi.

Partiamo, nella ricognizione, dai film che più sono piaciuti a chi vi scrive. “Doubles vies” di Olivier Assayas, deliziosa commedia che unisce leggerezza a contenuto, dovrebbe vincere l’Osella per la sceneggiatura per distacco, ma crediamo rimarrà a mani vuote. Stesso discorso per la brillante “Ballata di Buster Scruggs” dei fratelli Coen, per la natura stessa del progetto poco compatibile con una grande competizione cinematografica. Un prodotto ibrido, di cui non si conoscono futuro e destinazione, che forse però un premio aiuterebbe a mantenere nella forma di lungometraggio e ad approdare in una sala, visto che parliamo ancora una volta di una produzione Netflix.

“Vox Lux” di Brady Corbet è il film che DOVREBBE andare a premio, il più coraggioso, il più spericolato, realizzato da un giovane autore in rampa di lancio. Potrebbe accontentarsi anche della coppa Volpi alla sua strepitosa protagonista Natalie Portman, ma noi speriamo in qualcosa di più. “Killing” di Shinya Tsukamoto è un piccolo capolavoro, che in un Concorso elefantiaco, pieno di film lunghissimi, riesce in ottanta densissimi minuti a dire più di tutti gli altri, in una forma cinematografica strepitosa. ALMENO il premio alla regia sarebbe doveroso, ma anche qui, crediamo, con poche speranze. Perché se è vero che, in Giuria, Guillermo Del Toro e Taika Waititi potrebbero impazzire per il film giapponese, di altri giurati come Nicole Garcia o gli attori Christoph Waltz e Naomi Watts non sappiamo cosa pensare e quali siano i loro gusti.

“The Sisters Brothers” di Jacques Audiard potrebbe, e dovrebbe, rappresentare una consacrazione attoriale per John C. Reilly, produttore, protagonista e mattatore assoluto di questa western comedy dove relega al ruolo di comprimari di lusso star planetarie come Joaquin Phoenix e Jack Gyllenhaal. L’unico, reale competitore in questa categoria è, per noi, Willem Dafoe, con la sua accorata e sanguigna rivisitazione di Vincent Van Gogh in “At Eternity’s Gate” di Julian Schnabel.

Per la miglior regia, c’è, fortissima, anche la candidatura di Laszlo Nemes, e la sua muscolare ed esibita prestazione in “Sunset”, una declinazione progressive, con una macchina da presa in perenne movimento, attaccata alla protagonista principale, che qui ha avuto estimatori e detrattori.

Non crediamo prendano nulla i due film “storici” più piani e didascalici, un romanzo popolare attraverso i decenni e un fatto di cronaca declinato attraverso azione (prima) e legal drama (poi) con tocchi di dramma: parliamo di “Opera senza autore” di Florian Henckel von Donnersmarck e “22 July” di Paul Greengrass. 

L’unica donna in Concorso, Jennifer Kent con “The Nightingale”potrebbe aspirare ad un Premio della Giuria o, e sarebbe forse più meritato, il premio Mastroianni per la semiesordiente Aisling Franciosi. 

Capitolo italiani: “Suspiria” di Luca Guadagnino è buono per tutto, tranne il Leone a cui non crediamo possa aspirare davvero. Difficile, invece, immaginare premi possibili per Mario Martone e “Capri Revolution”.

Chiudiamo con due autori, ancora una volta, non unanimemente considerati dalla critica, aspramente divisa tra detrattori ed estimatori. Yorgos Lanthimos, con il suo “The Favourite”, può aspirare ad un premio per la sua splendida protagonista Olivia Collman. Carlos Reygadas, con “Nuestro tiempo”a tutto, dal Leone in giù. Del “Primo uomo” di Damien Chazelle, francamente, ci siamo già tutti dimenticati. Qui sotto i nostri pronostici, questa volta particolarmente difficili da indovinare, sui premi di questa sera. Tra parentesi, invece, chi vorrebbe che vincesse il sottoscritto:

Leone D’Oro: “Roma” (“Killing”)

Gran Premio della Giuria: “Suspiria” (“Roma”)

Leone d’Argento - Miglior regia: Laszlo Nemes per “Sunset” (Brady Corbet per “Vox Lux”)

Coppa Volpi alla migliore attrice: Olivia Collman per “The Favourite” (Natalie Portman per “Vox Lux”)

Coppa Volpi al miglior attore: Willem Dafoe per “At Eternity’s Gate” (John C. Reilly per “The Sisters Brothers”)

Premio per la miglior sceneggiatura: “Doubles vies” di Olivier Assayas

Premio della Giuria: “The Nightingale” di Jennifer Kent (“22 July” di Paul Greengrass)

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